Impeachment, Nadler scrive a Trump: "Ha tempo fino al 6 dicembre per decidere di partecipare alle audizioni"

La commissione Giustizia ha invitato il presidente a essere presente, in prima persona o tramite legali. La commissione deciderà se portare l'impeachment al voto della Camera, che potrebbe tenersi prima di Natale

Il presidente statunitense, Donald Trump, avrà tempo fino al 6 dicembre per decidere se partecipare, in prima persona o tramite i suoi legali, alle audizioni davanti alla commissione Giustizia della Camera in merito al suo possibile impeachment, che inizieranno la prossima settimana.

Il presidente della commissione, il democratico Jerry Nadler, ha inviato una lettera a Trump, chiedendogli se "intenda partecipare" alle audizioni e fissando il tempo limite per una risposta "per le 5 del pomeriggio del 6 dicembre". Al momento, Trump non ha commentato la richiesta di Nadler, ma nei giorni scorsi ha detto che gli "piacerebbe" testimoniare; finora, la Casa Bianca si è rifiutata di collaborare alle indagini e ha ordinato ai consiglieri del presidente di non presentarsi a testimoniare; nei giorni scorsi, però, una giudice ha sentenziato che "i presidenti non sono re" e che Don McGahn, ex consigliere della Casa Bianca, deve presentarsi a testimoniare, perché non gode dell'immunità; il dipartimento di Giustizia ha subito presentato appello.

Nadler ha scritto che "il presidente ha una scelta da fare: può avere l'opportunità di essere rappresentato nelle audizioni per l'impeachment o può smettere di lamentarsi del processo". "Spero che scelga di partecipare all'inchiesta, direttamente o tramite avvocato, come altri presidenti hanno fatto prima di lui".

La commissione Giustizia riceverà nei prossimi giorni il rapporto sulle prove e le testimonianze raccolte dalla commissione Intelligence della Camera nel corso di queste ultime settimane. Mercoledì 4 dicembre si terrà la prima audizione sulle basi costituzionali per l'impeachment.

La Camera dei Rappresentanti, a maggioranza democratica, sta indagando sulla possibilità di accusare Trump di abuso di potere - e non solo - per le pressioni esercitate sul presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, per convincerlo a indagare sull'ex vicepresidente Joe Biden e sul presunto ruolo dell'Ucraina, e non della Russia, nelle interferenze nelle scorse elezioni presidenziali statunitensi, come sostenuto da molti complottisti repubblicani; le agenzie d'intelligence e il procuratore speciale Robert Mueller, nei mesi scorsi, hanno concluso che le interferenze furono opera di Mosca.

Secondo i repubblicani, Joe Biden avrebbe fatto pressioni per il licenziamento di un procuratore ucraino per proteggere il figlio, quando era vicepresidente: accuse, però, che non hanno alcun riscontro. Biden, come confermato nelle ultime audizioni da diversi funzionari, agì secondo la linea ufficiale dell'amministrazione Obama per perseguire gli interessi statunitensi.

Le indagini sul presidente sono partite dalla denuncia di un 'whistleblower', un agente dell'intelligence, sulla telefonata tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dello scorso 25 luglio. Trump potrebbe aver bloccato 400 milioni di aiuti militari all'Ucraina per convincere Zelensky a indagare su Biden e sul figlio Hunter; anche un incontro alla Casa Bianca tra i due presidenti potrebbe essere stato condizionato al soddisfacimento dei desideri di Trump. L'opinione pubblica resta divisa sull'inchiesta, con circa il 50% degli americani a favore dell'impeachment e della rimozione di Trump dall'incarico.

La commissione Giustizia deciderà se tenere un voto formale sull'impeachment alla Camera e, in caso affermativo, quali articoli di impeachment presentare. Se la Camera voterà per l'impeachment prima di Natale, il processo a Trump potrebbe cominciare già a gennaio.

Trump sarebbe il terzo presidente a subire un processo, dopo Andrew Johnson e Bill Clinton. Il processo contro Johnson, nel 1868, durò quasi tre mesi; quello di Clinton, nel 1999, cinque settimane. Entrambi i presidenti furono assolti. Richard Nixon, nel 1974, si dimise - primo e unico presidente a farlo - prima che la Camera votasse il suo impeachment. La Costituzione richiede una maggioranza di due terzi in Senato per la condanna e la rimozione - in questo caso - del presidente (l'impeachment può riguardare qualsiasi "funzionario civile degli Stati Uniti"). In Senato, dove 53 seggi su 100 sono in mano al partito repubblicano, non vi sono praticamente dubbi, al momento attuale, sull'assoluzione del presidente.

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