Un regalo alla città di New York, così Andrea Bocelli ha definito il concerto di giovedì scorso a Central Park dove si è esibito di fronte ad una platea di circa 70 mila persone. Anche il grande tenore italiano ha un rapporto speciale con l’America ed in particolare con New York, “una città che mi ha dato moltissimo” e non si stupisce di fronte al desiderio di molti italiani di lasciare il paese di origine per venire negli Stati Uniti: “Mio figlio primogenito ha passato un mese e mezzo a Los Angeles all’Università della California e vorrebbe tornare”. Il motivo? “L’America è un paese libero, un paese dove i sogni diventano realtà, dove tutto è possibile”.
Secondo Andrea Bocelli, intervistato da Mario Platero per America 24, “non ci sono consigli particolari da dare perché le grandi città in America sono metropoli dove ognuno però si sente a casa, perché dietro ogni angolo si può trovare qualcuno che parla la tua lingua, qualche volta perfino col tuo stesso accento e quindi si può venire qui a cuor leggero”.
Certo i problemi ci sono anche negli Stati Uniti, l’organizzazione stessa del concerto è stata meno facile del previsto: “Le istituzioni non dialogano facilmente tra di loro quindi è stata una cosa molto complessa ma alla fine l’abbiamo realizzata con grande piacere” spiega Bocelli senza lamentarsi e aggiunge parole di ringraziamento per un pubblico, quello americano, che con lui è stato sempre “affettuoso e calorosissimo”.














