In Usa spunta l'ipotesi di un QE4

A lanciarla, forse per primo, è Ray Dalio, il più grande hedge fund manager al mondo. Implicitamente la suggerisce anche Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro contrario a una stretta

Tra alcuni esperti ed operatori di mercato attivi negli Stati Uniti spunta l'ipotesi di un QE4, acronimo che sta ad indicare un quarto round di allentamento monetario (in inglese, quantitative easing) da parte della Federal Reserve. A lanciarla (forse per primi) sono Ray Dalio, il più grande hedge fund manager al mondo, e Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti e professore ad Harvard.

Dalio ha scritto una nota ai clienti del suo Bridgewater - ripresa dall'FT - sostenendo che "la prossima grande mossa della Fed sarà allentare (attraverso un QE) piuttosto che stringere" le condizioni finanziarie alla luce dei livelli di debito globale, dei tumulti in Cina e delle turbolenze nei mercati emergenti. "Pur non sapendo se abbiamo superato il punto di svolta chiave, crediamo sia ora ovvio che i rischi di contrazione della deflazione stiano aumentando rispetto ai rischi di un aumento dell'inflazione per via di forze secolari", ha scritto il re degli hedge fund. "Il nostro rischio è che [la Fed] possa essere così determinata a [seguire] la strada della tanto pubblicizzata stretta [monetaria] che sarà difficile per essa cambiare in favore di una rotta significativamente più facile nel caso fosse necessario".

Dal canto suo Summers - che ha usato un editoriale sul Financial Times per dire chiaramente che un rialzo dei tassi di interesse da parte della banca centrale Usa sarebbe dannoso - su Twitter ha implicitamente fatto capire che la Fed dovrebbe prendere in considerazione un altro programma di acquisto di Treasury e bond ipotecari simili ai tre lanciati nel 2008 (in piena crisi finanziaria), nel 2010 e poi nel settembre 2012 (quest'ultimo è stato portato a termine nell'ottobre 2014). "Così come nell'agosto 1997, 1998, 2007 e 2008, potremmo essere nelle fasi iniziali di una situazione davvero seria", ha scritto ieri su Twitter. E ancora: "E' tutt'altro che chiaro che la prossima mossa della Fed sarà una stretta" delle sue politiche monetaria, ossia di un aumento del costo del denaro. E oggi ha inviato il seguente cinguettio: "Attualmente i problemi non sono eccesso di fiducia o investitori noncuranti dei rischi, quindi non c'è bisogno che la Fed crei shock per gli investitori".

Per il momento l'idea del ritorno di un QE in Usa è sostenuta ancora da pochi. Ma nelle ultime settimane è cresciuto il numero di economisti e investitori che hanno posticipato le stime sul momento in cui la Fed attuerà il primo rialzo dei tassi dal 2006. Barclays per esempio si aspetta una stretta a marzo 2016 e non più il mese prossimo.

Secondo il Congressional Budget Office (Cbo), l'organismo di analisi del Congresso americano che oggi ha ridotto dello 0,9% a un +2% le attese di crescita del Pil Usa 2015, prevede che i tassi (fermi dal dicembre 2008 allo 0-0,25%) siano intorno allo 0,2% nel quarto trimestre di quest'anno e al 2,4% in quello 2017. Nel secondo trimestre del 2019, sostiene il Cbo, i tassi di interesse che le istituzioni finanziarie impongono a vicenda per prestiti overnight dovrebbero arrivare al 3,7%.