Iran: scattano nuove sanzioni Usa, Swift nel mirino

La società belga rischia di essere punita se non escluderà dal suo sistema le banche iraniane colpite da Washington. Il veicolo speciale promesso dall'Europa per i pagamenti iraniani non è ancora pronto

Alla mezzanotte di Washington, le sei del mattino di lunedì 5 novembre, l'amministrazione Trump ha fatto scattare il secondo e ultimo round di sanzioni contro l'Iran. La data non è casuale: corrisponde a quella del 1979, quando 52 americani furono tenuti ostaggio nell'ambasciata americana a Teheran per 444 giorni; nove giorni dopo l'amministrazione Cartern congelò gli asset iraniani in Usa e fece scattare sanzioni.

Dopo quello del 7 agosto 2018 - che ha colpito i settori dell'aviazione e dell'auto e che tra le altre cose ha impedito la vendita di dollari Usa a Teheran e l'acquisto di debito sovrano iraniano - il nuovo round di sanzioni voluto da Donald Trump colpisce il sistema finanziario, il petrolio, gli operatori portuali, le compagnie di spedizione marittima e quelle che costruiscono navi. Altre sanzioni potranno essere eventualmente adottate.

La mossa è l'effetto del ritiro - annunciato l'8 maggio 2018 - degli Stati Uniti dallo storico accordo sul nucleare iraniano siglato nel luglio 2015 dalle principali potenze mondiali inclusa l'America allora guidata da Barack Obama.

Fatte otto eccezioni, che verranno definite tra qualche ora, chiunque scambierà petrolio iraniano sarà punito. E le aziende (anche quelle non statunitensi) che violeranno le sanzioni saranno escluse dal sistema finanziario Usa. Si tratta di un forte deterrente dal momento che in molte hanno bisogno di effettuare scambi in dollari.

Il veicolo speciale pensato dall'Europa non è pronto
L'Europa, critica delle azioni Usa, si trova in una posizione difficile. Il veicolo speciale pensato per salvaguardare gli scambi con l'Iran gestendo i pagamenti legati a import ed export non è ancora pronto. Mancano dettagli cruciali, a cominciare dal luogo in cui istituirlo. Chiaramente le nazioni europee temono, ospitandolo, ritorsioni politiche ed economiche da parte di Washington. Ma anche se fosse pronto, il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, ha chiarito che "se il suo intento è evadere le nostre sanzioni, perseguiremo rimedi in modo aggressivo".

Alla vigilia dell'entrata in vigore delle sanzioni, il segretario americano di Stato, Mike Pompeo, è stato a sua volta categorico. Parlando alla trasmissione "Face the Nation" su Cbs, Pompeo ha detto che molte aziende europee hanno lasciato l'Iran da quando Trump ha annunciato il ritiro degli Usa dall'accordo sul nucleare e che qualsiasi azienda Ue che farà business con Teheran non farà business con Washington. "Il mondo intero capisce che queste sanzioni sono reali".

E sul veicolo speciale, Pompeo sembra certo che chi in Europa si trova di fronte "a rischi finanziari, aziendali e operativi, ha già preso la sua decisione sull'efficacia delle sanzioni reintrodotte".

La belga Swift in una posizione difficile
Al centro della questione europea rientra Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift), società belga che gestisce un sistema internazionale di messaggistica finanziaria usato dalla maggior parte delle banche nel mondo per effettuare transazioni transnazionali. Il grupo di Bruxelles - controllato da circa 2.400 istituzioni e che si presenta come una "utility" politicamente neutrale - punta a "rimare un fornitore globale per il settore finanziario" ma la sua missione rischia di essere compromessa se non taglierà fuori dalla sua rete le banche iraniane che il Tesoro intende sanzionare. 

Al dipartimento al Tesoro c'è chi teme che facendo pressing sull'Europa minacciando sanzioni contro Swift - cosa che penalizzerebbe i 25 membri del suo board, due dei quali sono americani (Citibank e JP Morgan) - potrebbe minare ulteriormente gli sforzi Usa per spingere l'Europa a sposare la strategia americana sull'Iran. Ma siccome le posizioni di Bruxelles e Washington sono distanti, il Tesoro ha scelto la linea dura.

E infatti in una call che ha preceduto di tre giorni l'entrata in vigore delle sanzioni, Mnuchin non ha usato mezzi termini. "Swift non è diverso da qualsiasi altra azienda", un altro modo per dire che subirà sanzioni come qualsiasi entità che non rispetterà il dictat americano. Inoltre, "abbiamo comunicato a Swift che il Tesoro userà in modo aggressivo la sua autorità per continuare a esercitare pressione economica sul regime iraniano e che Swift sarà soggetto a sanzioni Usa se fornirà servizi a certe istituzioni finanziarie iraniane designate". A questo proposito, "a Swift è già stato detto di disconnettere qualsiasi istituzione finanziaria iraniana designata non appena sarà possibile farlo tecnicamente. Infine, "come fatto in passato, alle transazioni a scopo umanitario a entità non designate sarà concesso usare il sistema Swift ma le banche devono essere molto attente che quelle transazioni non camuffino altro altrimenti rischiano sanzioni".

La questione si fa legalmente complicata perché i membri del board di Swift potrebbero personalmente rischiare di violare sanzioni se forniscono servizi alle banche iraniane sanzionate. Tutto questo significa che le banche europee e non avranno paura a trasferire denaro da e verso l'Iran. Molte di loro si sono rifiutate di farlo anche dopo la sospensione delle sanzioni - dal gennaio 2016 - prevista dall'accordo sul nucleare.

Per Swift la questione iraniana mette in gioco la sua identità. Essere globale con una neutralità politica o non essere politicamente neutrale ma frammentato? Per un gruppo che gestisce oltre sei miliardi di messaggi l'anno, conta undici mila utenti in 200 nazioni, impiega meno di mille persone da 50 Paesi e ha data center in Olanda e in Virginia (Usa) con backup in Svizzera e altre location segrete, la questione iraniana è decisamente delicata. E lo è anche per Teheran, che rischia di perdere la sua capacità di essere pagato per le sue esportazioni e di pagare per le sue importazioni, come accadde nel 2012 quando la Ue impose Swift a tagliare i ponti con il sistema finanziario iraniano.