Italia, arriva il primo downgrade

Parla Fergus McCormick, analista dell'agenzia di rating canadese indipendente DBRS

Moody's e Fitch avevano avvertito: ci prepariamo a bocciare l'Italia. L'agenzia di rating indipendente DBRS è passata ai fatti, firmando il primo downgrade della terza economia del Vecchio Continente da quando le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio si sono rivelate inconcludenti tanto da gettare nello sconforto gli investitori. E pone le condizioni per un'altra sforbiciata. "Le finanze pubbliche sono deboli, il debito non fa che crescere, la produttività è al palo, la partecipazione al mercato del lavoro è molto bassa", ha spiegato ad America24 Fergus McCormick, analista di DBRS.

L'agenzia di rating, con sede a Toronto (Canada) e uffici a New York, Chicago e Londra, ha bruciato sul tempo le cosiddette 'tre sorelle' portando il rating sulla capacità dell'Italia di rispettare i propri impegni con i creditori a A (low) da A con outlook negativo. Tra due giorni un report dettagliato dovrebbe essere accessibile a tutti gli investitori interessati. Nel frattempo DBRS ha spiegato le sue scelte, snobbate - almeno per ora - dal mercato probabilmente perché non famosa quanto Moody's, Fitch e S&P (l'unica per altro a credere che l'Italia resterà sulla retta via), che rispettivamente hanno un rating pari a Baa2, A- e BBB+ con outlook negativi.

Non è detto però che la sua decisione sia da sottovalutare. Lo ha dimostrato Egan-Jones, un'altra agenzia di rating minore ma diventata famosa in tutto il mondo per essere stata la prima a decretare un downgrade degli Stati Uniti. Era il 16 luglio 2011. Il mese dopo S&P fece altrettanto in scia allo stallo sull'innalzamento del debito pubblico. E fu panico sui mercati.

La revisione del rating sull'Italia da parte di DBRS è dovuta "all'incertezza politica" del Belpaese, fattore "che chiama in causa la capacità del governo di dare il via libera a riforme strutturali necessarie per sostenere nel lungo termine la produttività", ha aggiunto McCormick. Il giudizio, sostiene l'agenzia indipendente, riflette anche "l'effetto della recessione sul rapporto tra il debito italiano e il Prodotto interno lordo, salito al 127% nel 2012". Valore, quest'ultimo, considerato alto  e destinato a superare il 128% del Pil nel periodo 2013-2014. In pratica, per DBRS il profilo di credito dell'Italia si è "visibilmente deteriorato" e la situazione in corso potrebbe tradursi in un "ritardo nella stabilizzazione del debito". Non solo. La necessità del Paese di rifinanziare il proprio debito (a fine 2013, ricorda DBRS, servono 270 miliardi di dollari, pari al 17% del Pil), rende l'Italia "altamente sensibile a cambiamenti nell'umore del mercato esponendola a costi più alti per rifinanziare il proprio debito".

Secondo l'agenzia di rating, i "negoziati per formare un governo nuovo saranno probabilmente prolungati". La direzione delle politiche economiche tricolori, inoltre, è in dubbio così come l'insediamento di un nuovo governo. Ma anche qualora le parti dovessero trovare un accordo individuando la futura guida del Paese, DBRS crede che il governo stesso "potrebbe non ricevere un mandato sufficientemente forte per promuovere la crescita e mantenere l'implementazione delle riforme e allo stesso tempo continuare gli sforzi di consolidamento fiscale".

Certo è che la Penisola deve fare i conti con "problemi strutturali", ha aggiunto McCormick, "tra cui bassi investimenti in ricerca e sviluppo ed educazione, che insieme a una crescita economica risicata da 20 anni non fa altro che indebolire ulteriormente la competitività".

Con il senno di poi, si può dire che la seppur sconosciuta agenzia di rating ci aveva visto lungo quando un anno fa circa - quando il governo tecnico di Mario Monti guidava da tre mesi il Paese - aveva fotografato in un rapporto dettagliato lo status quo e gli scenari dell'Italia. Le cinque sfide allora individuate ancora valgono: il debito pubblico cresce, le finanze dello Stato si indeboliscono, il settore finanziario è sotto pressione, le crescita economica resta sotto la media europea ma soprattutto l'instabilità politica regna sovrana. "L'Italia soffre di un sistema partitico frammentato e di interessi radicati", aveva scritto DBRS. "Divisioni profonde e differenze ideologiche tra gli attori politici domestici", aveva garantito l'agenzia di rating canadese, potrebbe protrarre l'instabilità politica.

Pur apprezzando l'insediamento di Monti alla presidenza del Consiglio, DBRS aveva anche anticipato ciò su cui gli elettori italiani hanno - non a caso - dimostrato il loro scontento proprio con la chiamata alle urne di due settimane fa, snobbando lo stesso Monti e premiando il movimento populista di Beppe Grillo: stringere in modo significativo la cinghia fiscale ha avuto un impatto dannoso sulla crescita dell'economia tricolore non solo nel 2012 ma anche nel 2013 - altro anno di recessione garantita. E infatti DBRS aveva anticipato che "il supporto a misure di austerità sarà messo alla prova alla luce di una disoccupazione in aumento".

Con la sua bocciatura, DBRS fa riferimento ai punti di forza dell'Italia già messi in evidenza in passato. Inanzitutto l'Italia, ha spiegato McCormick, "ha il più basso rapporto debito-Pil tra i privati nell'Eurozona" mentre il debito del settore privato è "gestibile". Inoltre, la Penisola può beneficiare dell'essere membro dell'Area Euro proprio mentre lo stesso Grillo sostiene che l'euro è qualcosa che l'Italia non "si può più permettere" (cosa su cui si sono concentrati anche gli analisti di JP Morgan nello studio intitolato "A crash course in Grillonomics"), promettendo un referendum proprio sulla membership all'Eurozona. Insomma, DBRS crede che il fondo salva stati ESM e la Banca centrale europea siano sempre pronti a intervenire fornendo supporto finanziario, se l'Italia ne avrà bisogno. Insomma, il governatore Mario Draghi continuerà a comprare titoli di Stati tricolore se i rendimenti dovesse tornare alle stelle. Il punto preoccupante, sostiene DBRS, è che "un clima politico non definito unitamente alla fatica considerevole data dall'austerità aumentano ulteriormente l'incertezza sulla capacità del governo di negoziare condizioni stringenti per il supporto europeo".

L'unica salvezza, anche per evitare un ulteriore bocciatura? Secondo DBRS è "la formazione di un governo con una maggioranza parlamentare impegnata ad adottare quelle misure di politica fiscale ed economica tanto necessarie per stabilizzare i ratio del debito e rinvigorire il potenziale di crescita economica del Paese nel medio termine".

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