L'Italia investe 20 milioni di euro in tre anni per promuovere il vino in Usa

Michele Scannavini, presidente dell'Agenzia ICE, non sembra preoccupato da Trump sperando nella tenuta degli interscambi commerciali. Cina tutta da conquistare, come gli Stati dell'America lontani dalle coste

Un piano di investimenti da 20 milioni di euro nei prossimi tre anni per promuovere il vino italiano negli Stati Uniti. E quello che l'Agenzia ICE porterà avanti su incarico del ministero dello Sviluppo economico. Lo ha detto Michele Scannavini, presidente dell'Agenzia ICE, che per il momento non sembra preoccupato dalle politiche protezionistiche del presidente americano Donald Trump e che guarda alla Cina come un mercato enorme ancora da conquistare per i nostri vini.

Parlando a margine di VINO 2017, evento newyorchese di tasting di vino italiano e seminari tecnici giunto alla sua sesta edizione e organizzato dall'ICE in collaborazione con Vinitaly International e con International Exhibition Management (quest'ultima per la tappa a Miami, Florida), Scannavini ha precisato che si tratta del "piano più importante che il governo italiano abbia mai sostenuto per il nostro vino".

Annunciando che nei primi 11 mesi del 2016 il nostro Paese si è confermato il primo fornitore di vino degli Usa con una quota di mercato del 32,4% e con un fatturato che ha raggiunto quasi 1,7 miliardi di dollari (il 5,9% in più dello stesso periodo dell'anno precedente), il numero uno di Agenzia ICE ha anticipato che si continuerà a crescere nel 2017. Il vino "è la parte più importante di tutto il comparto agroalimentare italiano, di cui rappresenta il 40% delle importazioni negli Stati Uniti".

Anche se il vino italiano gode di buona salute Oltreoceano, per Scannavini "si può fare di più e meglio". L'obiettivo è "introdurre vini di alta qualità e quindi alzare il prezzo medio dei vini italiani presenti in Usa". In questo contesto rientra il piano di investimento che prevede attività rivolte sia agli operatori di mercato (distributori, importatori e negozianti) sia ai consumatori, con attività di comunicazione e promozione sul punto vendita.

Trump? Si spera nella tenuta dell'interscambio commerciale
Quanto a Trump, che ha ritirato gli Usa dalla Trans-Pacific Partnership e che conta di rinegoziare gli accordi commerciali esistenti o in via di definizione, Scannavini è "positivo". Innanzitutto perché "l'Europa è un partner commerciale e politico essenziale di grande tradizione per gli Usa e viceversa". E poi perché anche se c'è un po' di preoccupazione alla luce di segnali iniziali di chiusura o di eventuali dazi, "alla fine si faranno le cose che sono nell'interesse delle relazioni commerciali degli Usa con l'Europa, che rappresenta una parte importantissima dell'economia americana. Spero che non verrano prese delle misure che possano in qualche modo compromettere l'interscambio commerciale tra i due Paesi".

Le opportunità in Cina
Sulla Cina, infine, Scannavini ha detto che là "il vino italiano è ancora molto poco conosciuto ed è una parte marginale del mercato, che si sta aprendo al vino e che quindi ha dei tassi di crescita enormi. La classe media sta cominciando a capire che il vino può essere non solo un'occasione eccezionale ma anche un'abitudine". Per questo gli sforzi dell'Agenzia ICE saranno "più sulla conoscenza di base su quello che è il vino italiano". Perché anche nella seconda economia al mondo dopo gli Usa, l'Italia vuole diventare leader con i suoi vini.

Crescere in Usa puntando su Stati nuovi
E' Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere e di Vinitaly a dire che è arrivato il momento di "puntare sul centro dell'America" dopo anni in cui si è lavorato molto sulle coste orientale e occidentale degli Usa e sull'area di Chicago, mercati questi "tradizionalmente legati alla ristorazione italiana". Secondo Mantovani, ci sono opportunità che vanno raccolte negli Stati americani che possono essere nuovi per il mercato italiano del vino. Quest'ultimo è un settore chiave per Veronafiere, che dal primo febbraio scorso è diventata una Spa e che ha approvato un piano industriale da 94 milioni di euro per i prossimi quattro anni di cui 60 milioni saranno investiti nel quartiere fieristico e nella digitalizzazione della sua struttura e 34 milioni saranno investiti nei prodotti fieristici come Vinitaly.

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