JPMorgan batte stime su utile e fatturato, ma giro d'affari da trading delude

Nei tre mesi a settembre, la banca newyorkese, maggiore negli Stati Uniti per asset, ha riportato profitti netti per 6,732 miliardi di dollari, 1,76 dollari per azione, in rialzo del 7%. Il giro d'affari gestito è aumentato del 3% a 26,2 miliardi.

JPMorgan Chase, primo tra i colossi bancari americani a pubblicare i conti del terzo trimestre, ha battuto le previsioni degli analisti su utile e fatturato. A fare da traino è stato il miglioramento del credito, che ha bilanciato i risultati deboli delle attività di trading.

Nei tre mesi a settembre, la banca newyorkese, maggiore negli Stati Uniti per asset, ha riportato profitti netti per 6,732 miliardi di dollari, 1,76 dollari per azione, in rialzo del 7% dai 6,286 miliardi, 1,58 dollari per azione, dello stesso periodo dell'anno scorso. Il dato è migliore delle previsioni degli analisti, che attendevano 1,65 dollari per azione.

Il fatturato netto si è attestato a 25,3 miliardi di dollari, mentre il giro d'affari gestito è aumentato del 3% a 26,2 miliardi di dollari, dai 25,512 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso. Anche in questo caso sono state battute le stime per 25,1 miliardi.

JPMorgan, come ha fatto notare l'amministratore delegato Jamie Dimon, "ha messo a segno risultati solidi in un contesto competitivo, con una crscita core stabile in tutta la piattaforma". Per le prima volta, la società "guida negli Stati Uniti per depositi totali", ha detto il Ceo. Dimon ha anche espresso fiducia nell'economia americana, spiegando che "continua a fare bene", con i consumi che "restano in buona salute con una solida crescita dei salari". Tuttavia, i disastri naturali negli Stati Uniti e all'estero colpiscono i clienti e JPMorgan "ha risposto con enorme supporto finanziario".

Tuttavia, il titolo della banca cede quasi l'1% nel premercato a Wall Street, sulla scia del calo del 27% del fatturato generato dalle attività di trading. Il giro d'affari del trading azionario è sceso del 4%, sulla scia del rallentamento nel settore dei derivati, comunque bilanciato dalla solidità dei servizi Prime e Cash Equities. Nel complesso il fatturato da trading è sceso del 16%, leggermente meglio del -20% che Dimon aveva anticipato a metà settembre.

Bene invece come detto i prestiti, saliti del 7% su base annuale e del 2% rispetto al trimestre precedente. Le spese generali sono calate dell'1% a 14,3 miliardi, mentre gli accantonamenti contro future perdite collegate al credito sono state pari a 1,5 miliardi, in rialzo dagli 1,3 miliardi dell'anno precedente, sulla scia di un incremento delle riserve nette nel portafoglio consumer. Gli interessi attivi netti sono stati pari a 13,1 miliardi, in aumento del 10%.

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