Kerry all’Iran: “sì al dialogo, ma non all’infinito”

Il Segretario di Stato Usa in visita ufficiale in Arabia Saudita ha ribadito che sul nucleare iraniano la soluzione diplomatica è per Washington la prima opzione ma non l'unica, e che si può negoziare solo "per un tempo limitato"

Sulla questione del nucleare iraniano c’è ancora spazio per la diplomazia, ma si tratta di uno spazio limitato. Questo il messaggio lanciato ieri sera da John Kerry durante la sua visita in Arabia Saudita, settima tappa della sua prima missione all’estero come Segretario di Stato.

Da un lato Kerry ha manifestato l’intenzione di coltivare il negoziato con Teheran tramite il cosiddetto PS+1, il gruppo composto dai cinque Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e “allargato” alla Germania; dall’altro ha tentato di scongiurare l’impressione che questa trattativa sia anche stavolta destinata a trascinarsi a vuoto facendo guadagnare al regime iraniano altro tempo utile alla costruzione di armamenti nucleari.

In questo senso un buon assist gli è stato fornito dal suo omologo ospitante, il principe Saud al-Faisal, ministro degli esteri saudita “a vita” (è in carica dal 1975). Questi, durante la conferenza stampa congiunta, ha rimproverato la “poca serietà” sin qui dimostrata dal governo iraniano nella ripresa dei negoziati, ed ha osservato, con metafora di gusto squisitamente mediorientale, che non ci si può permettere di “fare come i filosofi che possono discutere all’infinito su quanti angeli ci possano stare su di una capocchia di spillo”.

E’ noto che l’Arabia Saudita, uno dei principali alleati degli Usa nella regione, da anni fa pressione per ottenere che le ambizioni di Teheran sul nucleare vengano stroncate sul nascere. Anni fa WikiLeaks aveva fatto trapelare un cablo nel quale l’ambasciatore saudita a Washington riferiva insistenti richieste di Re Abdullah Secondo affinché gli americani si decidessero a “decapitare il serpente” bombardando gli impianti nucleari iraniani.

Una settimana fa i rappresentanti del “P5+1” si sono incontrati in Kazakistan con i rappresentanti del governo iraniano, dando inizio ad un nuovo negoziato volto ad appurare se Teheran è in grado di dimostrare che i propri impianti nucleari sono realmente civili e non nascondono finalità militari. L’incontro ha prodotto soltanto la decisione di far confrontare sulla questione degli“esperti” di entrambi le parti.

“La finestra per una soluzione diplomatica è ancora aperta ma, per definizione, non può rimanerla a tempo indeterminato” ha ammonito Kerry ieri sera. “Il negoziato non può limitarsi a produrre altro negoziato, e non può diventare un espediente dilatorio, che non farebbe che far peggiorare ulteriormente la situazione”.

Oltre al proprio omologo saudita, Kerry ha incontrato ieri anche i ministri degli esteri di Kuwait, Bahrain ed Oman: tutti Stati del Golfo Persico che ben difficilmente potrebbero subire passivamente la realizzazione del nucleare militare iraniano senza dotarsi a propria volta di armamenti del genere.
La sua missione diplomatica, la prima da quando è subentrato ad Hillary Clinton, prosegue ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove egli è giunto ieri sera, e si concluderà domani a Doha, in Qatar. Non è invece inclusa nel suo tour una visita in Israele, che è invece in programma direttamente da parte del presidente Obama per il prossimo 20 marzo.

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