Kerry dice no al programma nucleare dell'Iran

Il futuro segretario di Stato ha chiarito la sua visione di politica estera

"Il presidente [Obama] lo ha detto chiaramente: faremo il possibile per impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare. Lo ripeto qui oggi: la nostra politica non è contenimento. E' prevenzione". Lo ha detto il senatore Democratico del Massachusetts John Kerry nel suo discorso all'audizione al Comitato per le relazioni estere al Senato, di cui una volta fu presidente, per la sua conferma nel ruolo di segretario di Stato.

"Dato il nostro interesse smisurato per la non-proliferazione, dobbiamo risolvere le questioni riguardanti il programma nucleare in Iran", ha aggiunto Kerry ricordando che l'amministrazione in carica, "insieme al Congresso e a una coalizione internazionale senza precedenti, ha adottato sanzioni penalizzanti a sfavore dell'Iran. Il presidente Obama lo ha detto più volte, lui preferisce una soluzione diplomatica e noi lavoreremo per permettere alla diplomazia di avere successo". Kerry ha però chiarito: "nessuno dovrebbe avere dubbi sulla nostra decisione irremovibile per la riduzione della minaccia nucleare".

Il successore di Hillary Clinton ha voluto definire la poltica estera degli Stati Uniti che intende portare avanti. "Il presidente Obama e chiunque altro sanno che la politica estera dell'America non è definita da droni e da scheramenti soltanto".

"Non possiamo permettere che le cose straordinarie che facciamo per salvare e cambiare le vite possa essere eclissato interamente dal ruolo che abbiamo dovuto giocare dall'11 settembre, un ruolo a cui siamo stati forzati", ha continuato Kerry riferendosi all'attacco alle Torri Gemelle di New York del 2001, che di fatto innescò la guerra in Afghanistan.

La politica estera americana, ha aggiunto il senatore, è definita anche da iniziative di "sicurezza alimentare ed energetica, assistenza umanitaria, lotta contro malattie e dall'impegno per lo sviluppo, tanto quanto [è definita] da ogni singola iniziativa anti-terrorismo. E' definita dalla leadership su questioni che mettono a rischio la vita come il cambiamento climatico, o la lotta per migliorare l'esistenza di milioni di persone attraverso la promozione di libertà e democrazia dall'Africa alle Americhe". 

Ricordando il venditore di frutta che in Tunisia diede il via alla cosiddetta Primavera Araba, così come i giovani scesi a Tahrir Square, in Egitto, per chiedere dignità e rispetto, Kerry ha aggiunto che "i Paesi sviluppati possono fare di più per affrontare sfide e responsabilità legati a tali aspirazioni".

Kerry ha poi chiarito che gli Stati Uniti devono riconquistare credibilità sistemando questioni irrisolte all'interno dei propri confini. "Sebbene sia spesso detto che non possiamo essere forti a casa se non siamo forti nel mondo, in questi giorni di crisi fiscale, sono particolarmente convinto che non possiamo essere forti nel mondo se non lo siamo a casa". Lo ha detto il senatore Democratico del Massachusetts John Kerry nel corso dell'audizione al Comitato per le relazioni estere al Senato, di cui una volta fu presidente, per la sua conferma nel ruolo di segretario di Stato.

Secondo Kerry, la prima priorità che "determinerà la mia credibilità da diplomatico nell'aiutare altri Paesi nel ristabilire ordine" è riportare alla normalità la situazione fiscale degli Stati Uniti. Kerry ha così invitato a dimostrare al mondo che "possiamo fare i nostri compiti".

Prima che Kerry prendesse la parola, l'uscente segretario di Stato Hillary Clinton aveva definito il suo successore un "rappresentante determinato ed efficace degli Stati Uniti". 

Clinton ha definito "esemplare" la leadership e il servizio di Kerry, che è un "partner di valore di questa amministrazione e mio, personalmente".

Clinton - che ieri aveva testimoniato alla Commissione esteri della Camera e del Senato sull'attacco terroristico al consolato americano a Bengasi, Libia, dove morirono quattro americani tra cui l'ambasciatore Chris Stevens - ha garantito che Kerry "è determinato a fare qualsiasi cosa per prevenire altri attacchi terroristici" contro le ambasciate americane nel mondo.

24.01.13
18:03

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