Trump sceglie Kudlow come consigliere economico

Il commentatore repubblicano della Cnbc prenderà il posto lasciato da Gary Cohn. Ha criticato i dazi su acciaio e alluminio ma ha promosso la riforma fiscale. Nel dicembre 2007 disse che in Usa non ci sarebbe stata una recessione, poi esplosa

L'economista repubblicano Lawrence Kudlow, 70 anni, ha detto di avere "immediatamente" accettato il ruolo di consigliere economico offertogli ieri dal presidente americano. In una intervista a Cnbc, colui che attualmente è un commentatore di stampo conservatore per quell'emittente ha aggiunto che la sua nomina di direttore del National Economic Council della Casa Bianca potrebbe essere annunciata domani, motivo per cui sarà a Washington dove per altro è organizzato un evento di stampo commerciale. La Casa Bianca ha fatto sapere che "al momento non c'è nessun annuncio sul personale da fare".

Se la nomina sarà confermata, Kudlow prenderà il posto di Gary Cohn, l'ex presidente di Goldman Sachs passato al fianco di Donald Trump nel gennaio 2017 e dimessosi lo scorso 6 marzo dopo avere perso la sua battaglia contro l'introduzione di dazi su acciaio e alluminio importati in Usa. Kudlow ha lavorato per la Casa Bianca durante l'amministrazione Reagan; è stato analista di Wall Street tra gli anni '80 e '90 per poi sviluppare la sua carriera di commentatore televisivo e radiofonico.

Kudlow, che ha agito da consigliere di Trump durante la campagna elettorale, è stato tra i sostenitori della riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale ed è d'accordo sulla politica di Trump relativa all'immigrazione (inclusa la costruzione del muro lungo il confine con il Messico). Tuttavia aveva messo in guardia contro le tariffe controverse e sui conti pubblici destinati a peggiorare.

Ieri Trump aveva detto che stava "seriamente" prendendo in considerazione Kudlow, definito un "uomo di talento", come successore di Cohn: "Lo conosco da tanto tempo. Non siamo sempre d'accordo su tutto ma credo che sia una buona scelta: voglio opinioni divergenti". Il leader Usa aveva aggiunto che l'economista "è arrivato a credere che le tariffe sono un modo per negoziare. Sto rinegoziando accordi commerciali e senza tariffe non potremmo andare così bene".

A Cnbc, Kudlow ha detto di avere parlato questa settimana quattro volte con il presidente americano, che gli ha offerto l'incarico mentre - dopo avere cenato da Cipriani a Manhattan - era in viaggio su un auto Uber. La prima telefonata c'è stata domenica scorsa quando, stando a un'intervista al Wall Street Journal, Kudlow credeva che Trump lo avrebbe rimproverato per i suoi commenti sui dazi. E invece, i leader Usa gli ha spiegato le ragioni della loro entrata in vigore. I due si sono sentiti di nuovo nei tre giorni successivi. Secondo Kudlow, Trump gli ha detto "varie volte 'Credo nel commercio globale...ma deve essere equo per proteggere l'America'. La penso così anche io". Sulla Cina, il probabile successore di Cohn ha spiegato di essere "fortemente a favore di tariffe contro la Cina, perché continua a violare la nostra proprietà intellettuale e così via".

Se su questo fronte, lui e Trump la vedono allo stesso modo, i due hanno opinioni diverse sul dollaro: Kudlow crede che il ritorno del "Re Dollaro" porterà più occupazione, maggiori salari e investimenti. Il presidente Usa invece ha fatto capire - con dichiarazioni altamente controverse fatte da Davos lo scorso gennaio - di preferire un biglietto verde debole. Kudlow, che ha condiviso la cautela di Janet Yellen nell'alzare i tassi di interesse, è convinto che la riforma fiscale alimenterà la crescita senza fare surriscaldare l'economia e l'inflazione. Resta da vedere se ha ragione o se si è sbagliato come quando nel dicembre 2007 scrisse che "non c'è una recessione in arrivo. Il boom di Bush è vivo e va bene. Sta finendo il suo sesto anno di fila e continuerà". Quel mese l'economia Usa entrò in recessione, la peggiore dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso.  Alle indiscrezioni sulla nomina di Kudlow, Wall Street non ha reagito, segno che si sta ancora cercando di capire se e quale impatto potrà avere sulle scelte di Trump.

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©Ap

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AP

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Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.