L' "American Dream" è ancora una realtà?

Il premio Pulitzer Jon Meacham ripercorre la storia del "Sogno Americano" e si interroga sul suo futuro

“La perenne convinzione che chi lavora duro e rispetta le regole verrà ricompensato con un presente più agiato ed un futuro più solido per i propri figli”: questa è la definizione che il premio Pulitzer Jon Meacham, già direttore di Newsweek (prima dell'epoca Tina Brown / Daily Beast) ed oggi direttore esecutivo e vicepresidente della prestigiosa casa editrice Random House, da del proverbiale “Sogno Americano” nel lungo articolo che funge da storia di copertina sul nuovo numero di Time, accompagnato da un apposito editoriale sul tema del direttore Richard Stengel.

Meacham parte dalla osservazione del fatto che l' “American Dream” appare oggi minato dalla recessione, dalla disoccupazione e dalla incapacità della politica di trovare soluzioni; ma ricorda che quella locuzione rimasta così a lungo celebre ed usuale venne coniata proprio durante tempi molto duri, nel 1931 quindi in piena Grande Depressione, dallo storico James Truslow Adams nella prefazione del suo libro “The Epic of America”. E anche durante tempi più prosperi, l'attaccamento al “Sogno Americano” è spesso emerso, quanto meno come figura retorica, negli ambiti in cui vi erano le maggiori difficoltà: ad esempio martin Luther King, nel suo famosssimo comizio a Washington del 1963, nello sfidare i pregiudizi razziali in epoca in cui vigeva ancora la segregazione, proclamo di avere un sogno “con le radici saldamente piantate nell' American Dream."

Eppure oggi chi oserebbe celebrare ancora quella visione? Quel risoluto ottimismo fuso con una spiccata intraprendenza, la fiducia nel progresso e in un “futuro migliore” alla portata più o meno di tutti i volonterosi, la propensione a proiettarsi continuamente verson una qualche nuova “Frontiera” (non necessariamente quella geografica, che si considera “esaurita” alla fine dell'Ottocento) è oggi “sotto pressione” e rischia di “scivolare via”, scrive Meacham. Lo storico Jim Cullen che nel 2003 diagnosticò il perdurante stato di buona salute del Sogno Americano nel suo saggio “The American Dream: A Short History of an Idea That Shaped a Nation”, oggi con rammarico ammette di non essere più tanto ottimista: “un'idea come questa non muore da un giorno all'altro, ma sono preoccupato".