Due navi da guerra iraniane hanno attraversato il Canale di Suez e raggiunto le coste siriane, dichiarando il sostegno di Teheran a Damasco contro la condanna della comunità internazionale al regime del leader siriano Bashar al Assad. “Come si dice in gergo militare, l’Iran ha voluto mostrare bandiera”, ha spiegato Marco Giaconi, direttore di ricerca al Centro militare di studi strategici di Roma, ad America24.
“Questo intervento alimenterà sicuramente le tensioni con Washington, almeno fino a quando non ci sarà una rottura del fronte conservatore nel regime siriano”. Ma la mossa di Teheran non è finalizzata soltanto alla protezione di Assad. “L’Iran è alla ricerca di un controllo maggiore sulla costa mediterranea, che è un asset strategico essenziale”, ha aggiunto Giaconi, “e di maggiore continuità con il Libano”. Il dipartimento di Stato americano, nel frattempo, ha annunciato di avere inviato “un buon numero di droni” nel territorio per monitorare gli attacchi ai manifestanti da parte delle forze di sicurezza governative.
Si agita così lo scacchiere internazionale, in un momento in cui gli Stati Uniti sono convinti dell'imminenza di un attacco israeliano all'Iran. “Stiamo osservando da vicino la missione iraniana nel Mediterraneo”, ha fatto sapere Israele, “per verificare che non si avvicini alle nostre coste”. Ad alimentare la tensione è la dichiarazione di Habibollah Sayari, comandante della marina militare iraniana, che ha detto: “La missione serve a dimostrare le potenzialità del sacro regime della Repubblica islamica”.
Non è la prima volta, tuttavia, che la marina iraniana punta al Mediterraneo dopo la rivoluzione islamica del 1979. La prima risale al febbraio 2011, agli albori della primavera araba, quando alcune navi percorsero il Canale di Suez e tornarono poi indietro senza incidenti, ma alimentando le tensioni al punto che il ministro degli Esteri israeliano definì il gesto come “una provocazione”.














