La battaglia per i veicoli autonomi tra Google e Uber va in tribunale

Google accusa Uber di aver rubato (attraverso un ex dipendente del colosso di Mountain View) una parte centrale della tecnologia sviluppata per decenni

I primi prototipi di automobili autonome si trovano già sulle strade di alcune città. Ma la vera guerra sta per iniziare in tribunale. Google e Uber, i due giganti in prima linea di sviluppare questa tecnologia, stanno per intraprendere una lunga battaglia per controllare il mercato più importante dei prossimi anni. La posta in gioco è alta e Google fa un passo in avanti, accusando uno dei suoi ex ingegneri di aver rubato alcuni segreti.

Il mese scorso, Waymo, la società creata da Google per sviluppare i veicoli autonomi, ha citato a giudizio Uber, sostenendo che uno dei suoi ex dipendenti abbia rubato tecnologia vitale prima di aprire una sua azienda (Otto) che poi Uber ha acquistato. Google ha sviluppato la tecnologia per quasi tutto l'ultimo decennio, e adesso prevede di concederla in licenza ad altre case automobilistiche attraverso Waymo. C'è anche la possibilità che Waymo vorrà sviluppare il proprio servizio di taxi senza autista, per competere direttamente con Uber.

Uber solo di recente ha iniziato ad esplorare questa tecnologia, ma adesso crede che sia il prossimo passo logico per continuare a esistere in futuro. Una delle più grandi spese della società, infatti, è rappresentata dalle paghe degli autisti. Se qualcun altro riesce a batte Uber in questa transizione, il colosso valutato 70 miliardi sarà in un grande, forse fatale, svantaggio.

Chi è coinvolto:

Waymo. Nata l'anno scorso, quando Google l'ha resa indipendente da X, il laboratorio di sviluppo di nuovi progetti. La nuova società si chiama Waymo e dà in licenza la propria tecnologia ad altre case automobilistiche che vogliono costruire automobili senza conducente. Waymo ha già collaborato con Fiat Chrysler.

Uber. Ha un valore di 70 miliardi e sta sviluppando automobili autonome che a suo avviso un giorno potranno sostituire la maggior parte dei suoi autisti.

Anthony Levandowski. Levandowski è a capo del progetto di auto senza conducente di Uber. Per anni è stato un alto dirigente nella divisione veicoli autonomi di Google che ha lasciato nel 2016 per fondare Otto, azienda che sviluppa camion senza conducente, acquistata nel 2016 da Uber.

L'accusa. Waymo accusa Uber e Otto di aver rubato, attraverso Levandowski, Lidar, un sensore fondamentale per la guida autonoma. L'ingegnere avrebbe salvato su un suo disco 9,7 giga di file contenenti i progetti di Google. Per ora Uber non ha ancora pubblicato alcuna risposta formale, ma dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Ha infatti tempo fino al prossimo 7 aprile.

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