La California comincia a fallire, una città alla volta

Il caso di San Bernardino e quello di Stockton: le città del Golden State stanno dichiarando fallimento, schiacciate dai troppi debiti (e dalla troppa spesa)

Fino ad un paio di giorni fa cercando su Google qualche notizia su San Bernardino, città della California meridionale, ci si sarebbe imbattuti più che altro nella nota di colore legata allo status di "luogo di nascita del fast food", poiché proprio lì, sul tratto più occidentale della mitica Route 66, i fratelli Dick e Mac McDonald aprirono nel 1940 il primo ristorante di quella che sarebbe diventata la catena di fast-food più grande del mondo (ilm ristorante esiste ancora ed è anche un vero e proprio museo). Da ieri invece San Bernardino è nel flusso delle news per un fatto di tutt'altro colore: è infatti ufficialmente la terza municipalità californiana nell'ultimo mese a presentare istanza di fallimento volontario essendo il suo bilancio letalmente intossicato da un deficit di ben 45 milioni di dollari, che oltretutto per alcuni lustri era stato occultato falsificando i conti.

Alla fine di giugno aveva fatto scalpore il fallimento di Stockton, citta' del nord del Golden State, nata come porto fluviale con la grande "corsa all'oro" della metà del Diciannovesimo secolo e poi divenuta epicentro delle esportazioni dei rinomati prodotti agricoli del Golden State. Anche questa si era eccessivamente indebitata: il deficit era esploso in buona parte con lo scoppio, nel 2007-2008, della "bolla immobiliare", che in California ha avuto un impatto particolarmente violento perchè lì le severe limitazioni all'edificabilità di molti terreni hanno drogato i prezzi degli immobili, portandoli a costare anche sedici volte quelli del Texas. Le entrate del comune di Stockton derivavano principalmente dalla tassazione dei patrimoni immobiliari, e quando buona parte delle case sono state pignorate dalle banche per il mancato pagamento dei mutui l'introito è venuto meno. Ma questo, in realtà, è stato solo il colpo di grazia su di un organismo già dissennatamente minato dall'insostenibile peso di una spesa ostinatamente sprecona, soprattutto per via delle pensioni dei dipendenti pubblici, vera specialità californiana al pari del surf e del cibo
macrobiotico.

Queste notizie fanno riflettere. Stockton e San Bernardino non sono delle metropoli ma nemmeno dei paesini di campagna: la prima è una città di quasi 300mila abitanti, la seconda ne ha circa 200mila, entrambe sono capoluogo di contea ("fanno provincia" diremmo in Italia). Pertanto detengono ora il tristissimo primato rappresentato dal fatto di essere, rispettivamente, la più grande in assoluto e la seconda più grande città per dimensioni a dichiarare fallimento nella storia degli Stati Uniti (le municipalità negli Usa sono ammesse al fallimento dal 1937 e da allora ne sono fallite in tutto 640). Di mezzo c'è stato il caso di una cittadina più piccola, Mammoth Lakes, rinomata località sciistica del Golden State che
ha chiesto di essere dichiarata fallita per una questione più peculiare, una causa vinta da un costruttore al quale la città aveva incautamente affidato e poi altrettanto incautamente revocato un importante appalto, il quale ha ottenuto che la città fosse condannata a pagargli un risarcimento di 43 milioni che nelle casse municipali proprio non ci sono. Ci si chiede ora se molte altre città nei guai con il proprio bilancio opteranno per questa drastica soluzione, specialmente lì in California dove l'incapacità di far quadrare i conti pubblici pare ormai endemica.

Tutto ciò ha un evidente riflesso politico, dato che la California è lo Stato più popoloso degli Usa ed è tradizionalmente un feudo del Partito Democratico. Anche nelle elezioni di midterm del novembre 2010, che nel complesso per i Democratici furono catastrofiche (i repubblicani oltre a riconquistare la maggioranza alla Camera nel parlamento federale di Washington si aggiudicarono ben 39 dei 50 governatori, strappandone ai Democratici una dozzina), la California si confermò, assieme a New York, l'ultima grande roccaforte democratica: lì i Repubblicani persero sia la sfida per il più ambito seggio senatoriale, dove la ex supermanager della HP Carly Fiorina non riuscì a scalzare la navigata senatrice democratica Barbara Boxer, sia quella per la poltrona di governatore, occupata sino ad ora dal repubblicano liberal Arnold Schwarzenegger, il quale era stato eletto nel 2003 dopo la destituzione per referendum del suo predecessore democratico proprio a causa dello sfascio dei conti pubblici dello Stato. Gli elettori californiani hanno richiamato in servizio il settantaduenne Jerry Brown, il quale aveva già governato il Golden State subito dopo Ronald Reagan, dal 1975 al 1983.