La Camera approva la riforma fiscale, ma deve rivotare

Dibattito pre voto interrotto dalle proteste. Lo speaker Ryan accusato di mentire ma lui ha difeso una legislazione che premia grandi aziende e multimilionari. Casa Bianca sulla difensiva. Focus su Senato

Come previsto, la Camera Usa ha approvato la riforma fiscale che prevede tagli alle tasse da 1.500 miliardi di dollari in 10 anni e che - tra le altre cose - ridurrà in modo permanente l'aliquota per le aziende al 21% dal 35%.

Con 227 voti a favore (tutti repubblicani tranne 12) e 203 contro (incluso ogni deputato democratico), il testo unico della legislazione (diffuso quattro giorni prima) è passato. Oltre due ore dopo il via libera c'è stata tuttavia una scoperta dell'ultimo minuto che costringe i deputati a rimettere al voto il provvedimento: tre misure minori nel testo devono essere cambiate affinché il testo stesso possa passare al Senato. Il Gop ha minimizzato dicendo che si tratta di un problema minore.

Al Senato il partito repubblicano vanta una maggioranza di 52 seggi e si può permettere solo due defezioni. Per salvare la situazione in caso di emergenza, il vicepresidente Mike Pence è pronto a esercitare il cosiddetto voto "tie-breaking"; per questo ha posticipato il suo viaggio in Medio Oriente.

Nella migliore delle ipotesi, già mercoledì 20 dicembre Donald Trump potrebbe apporre la sua firma sul provvedimento, che così diventerà legge garantendo al presidente americano la sua prima vittoria legislativa da quando il 20 gennaio 2017 mise piede alla Casa Bianca. Lui e il suo partito, tuttavia, dovranno convincere l'opinione pubblica della bontà del provvedimento, ampiamento criticato.

Lo hanno dimostrato le proteste che avevan interrotto il dibattito alla Camera Usa precedente al voto. Nell'aula del Parlamento è stato sentito qualcuno gridare "kill the bill", letteralmente "uccidete la legislazine"; il gruppo di manifestanti è stato immediatamente buttato fuori dalla Camera.

Mentre lo speaker Paul Ryan difendeva una riforma bocciata dal 55% degli americani (stando a un sondaggio di Cnn), una donna ha poi gridato: "Stai mentendo. Stai mentendo. Vergognati. Vergognati". Chiaramente la donna faceva riferimento alle critiche sollevate da analisti ed economisti vari, secondo cui la riforma non si finanzia da sola come l'amministrazione Trump sostiene e non agevola la classe media bensì i multimilionari e le grandi aziende. "Torna a scuola per imperare la matematica. Non sai fare i conti", ha aggiunto la donna, a sua volta cacciata dalla Camera.

Nancy Pelosi, la leader della minoranza democratica alla Camera, ha detto che la proposta di riforma fiscale messa a punto dal Gop "è una truffa" che si tradurrà in "un furto". 

Mentre la Casa Bianca giocava sulla difensiva, i repubblicani alla Camera festeggiavano. Dopo avere portato a casa un numero di voti sufficiente per fare passare la legislazione nella loro aula, i deputati del Gop a Capitol Hill hanno bridato davanti alle telecamere. Ryan ha definito quello odierno "un grande giorno per l'America, per i lavoratori e per l'economia americana".

Sia lui sia Kevin Brady, il repubblicano alla guida della commissione responsabile della stesura della riforma, hanno fornito tre date: dal primo gennaio il sistema tributario di riferimento in Usa cambierà; dal primo febbraio, hanno detto, i salari saliranno "grazie al venire meno dell'imposizione fiscale"; il 15 aprile gli americani faranno le loro dichiarazioni dei redditi usando per l'ultima volta un sistema "orribile".

Mentre loro festeggiavano, alla Casa Bianca la portavoce Sarah Sanders spiegava che l'amministrazione "era impaziente del voto al Senato" e che Donald Trump avrebbe monitorato la situazione (non poteva immaginare che sarebbe poi sorto un piccolo problema di forma alla Camera). Se, come atteso, anche in quell'aula prevarranno i sì, il presidente "avrà garantito la maggiore riforma fiscale della storia Usa".

Prima di essere travolta dalle domande su quanto la riforma dia benefici al presidente Usa, Sanders aveva fornito un lungo elenco di elementi (tra cui un tasso di disoccupazione sceso ai minimi di 17 anni e i record a Wall Street) per dimostrare quello che secondo lei è stato "un anno storico" per Trump. Peccato che secondo sondaggi recenti, l'inquilino della Casa Bianca sia il presidente meno apprezzato alla fine dei primi 12 mesi di mandato nella storia Usa. Inoltre, la riforma è 'venduta' dal governo come se fosse a beneficio della classe media ma in realtà agevola grandi aziende e multimilionari. La linea del governo è sempre la stessa: "Trump ha mantenuto la promessa". Il tempo dimostrerà se la riforma fiscale si finanzierà da sola attraverso una crescita, che persino la Federal Reserve non si aspetta sia pari al 3% annuo come stimato da Trump.

Quanto alla firma finale della riforma la Casa Bianca sembra prendere tempo: "Stiamo ancora analizzando i dettagli. Prima vogliamo essere certi che passi" al Senato. Solo dopo il via libera dei senatori, aveva concluso Sanders, "comunicheremo la tempistica della firma". Ora Trump dovrà aspettare (di nuovo) il voto alla Camera.

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