Vi siete mai posti il problema di come si disegna una cartina geografica? Ci sono differenze tra le cartine vendute in libreria e dai distributori di benzina? Ci sono cartine migliori di altre?
In linea teorica chiunque, con qualche rudimento di graphic design, può cimentarsi nella produzione di una cartina: il materiale grezzo è fornito, almeno nel caso degli Stati Uniti, dal governo federale ed è di dominio pubblico. Stiamo parlando di banche dati in alta definizione di strade e autostrade, aeroporti, contee, città, fiumi, confini, foreste, ponti. Mettete tutto insieme, date in pasto a un plotter e voila, avrete la vostra cartina fai-da-te. La differenza tra cartina e cartina sta nella maniera in cui questo immenso intreccio di informazioni viene organizzato e presentato. Le grandi città saranno indicate con caratteri più grandi, diverse tonalità di colore saranno usate per restituire le caratteristiche del territorio, confini e strade saranno tracciati in maniera tale da non sovrapporsi al resto. Inutile sottolineare che si tratta di un lavoro di complessità prodigiosa e che nelle moderne cartine il compito di quadrare il cerchio è affidato a sofisticati software che, sulla base di parametri e modalità stilistiche stabiliti dai cartografi e tradotti in algoritmi, sfornano un prodotto finito (spesso in India o in Cina).
Le cartine migliori sono per tradizione prodotte da grandi istituzioni. Nel caso di quelle statunitensi le vette di eccellenza portano il sigillo della National Geographic, del Centro di Cartografia della Cia, dello U.S. Census Bureau. Non è un parere arbitrario ma un concorso annuale promosso dalla Cartography and Geographic Information Society, la società di cartografia. Le tre istituzioni citate hanno ottenuto il riconoscimento negli ultimi cinque anni (la National Geographic tre volte) ma quest'anno le cose sono andate diversamente. La cartina dell'anno è stata prodotta dalla Imus Geographics, una minuscola società che ha sede in una fattoria di Eugene, in Oregon, e che fa capo a una persona, un certo David Imus.
La cartina di Imus non ha nulla di rivoluzionario: laghi, città, confini, monti, autostrade... La differenza rispetto alle cartine del distributore tuttavia c'è eccome. L'opera di Imus è un capolavoro di alto artigianato digitale: due anni di lavoro, sette giorni la settimana, per un totale di seimila ore. Non è fatta a mano – visto che Imus usa un computer, non matite e acquarelli – ma quasi, con la cura per ogni minimo dettaglio. La scelta dei caratteri, il corpo, il posizionamento dei nomi, i toni di verde per le foreste, quelli di giallo per i centri abitati, chiaro-scuri per rendere la conformazione del territorio.
A 'scoprire' Imus è stato Seth Stevenson su Slate, che riporta anche i seguenti esempi per spiegare l'eleganza e il tocco del cartografo Il primo è un dettaglio della regione di Cincinnati, il secondo esempio mostra la regione di Chicago. In entrambi i casi a sinistra la cartine di Imus, a destra quelle della National Geographic.
Imus usa tonalità di colore per mostrare la conformazione del territorio (al posto del bianco della National Geographic) e con minuzia popola la cartina di informazioni utili (dai musei ai quartieri, dalla rotta dei traghetti sul lago Michigan alla linea che indica il cambio di fuso orario).

Alcuni piccoli centri vengono esclusi per dare rilievo ad altri elementi considerati più importanti e in nome della leggibilità. Ogni centimetro della cartina è il risultato di un consapevole progetto creativo che ha l'obiettivo di restituire la complessità culturale e geografica.

C'è un mercato per tanto artigianato? Ovviamente no, nell'era dei Tom Tom e dell'outsourcing, la cartografia fatta con metodi di lavoro tradizionale è in via d'estinzione. Imus e la sua cartografia fillologica sono, per dirla con Paolo Conte, un lampo giallo sul parabreeze. In un mondo perfetto la cartina perfetta degli Stati Uniti dovrebbe essere appesa in tutte le classi d'America, nella realtà quello spazio è occupato da una cartina da 99 centesimi della Rand McNally (la stessa che che trovate dal distributore).
La redazione di America24, nel suo piccolo, ha deciso di dare il buon esempio. E ha ordinato due copie (2) della cartina nel formato più costoso (arrotolato e laminato) a 39,95 dollari cadauna. La versione base, ripiegata e non laminata, costa 12,95 dollari. Imus ha un canale di vendita online e spedisce in tutto il mondo. Vi avanza una parete dove appendere il vostro amore per l'America?














