La Cia ci spia? Identificata la presunta talpa che diede documenti a WikiLeaks

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Il governo americano ha identificato la persona sospettata di avere diffuso lo scorso anno una vasta gamma di strumenti con cui la Cia conduce operazioni di spionaggio all'estero. Lo scrive il Washington Post citando interviste e documenti accessibili al pubblico. Si tratta di un ex dipendente dell'agenzia d'intelligence ora 29enne, già detenuto in un carcere di Manhattan (New York) per altri motivi.

Joshua Adam Schulte, questo il nome della 'talpa', aveva lavorato per un gruppo della Cia chiamato Engineering Development Group e pensato per mettere a punto i codici informatici con cui spiare avversari stranieri. Prima ancora era stato nella National Security Agency, la stessa agenzia per cui aveva lavorato Edward Snowden, la 'talpa' che nel 2013 fece esplodere il cosiddetto "datagate" gettando luce sui programmi di sorveglianza degli Stati Uniti. Nel 2016 Schulte decise di lasciare il settore pubblico per quello privato, colpa anche di quella che lui defin" "incompetenza manageriale e burocrazia" dentro la Cia. E' lui ad essere sospettato di avere consegnato una mole enorme di documenti pubblicati lo scorso marzo da WikiLeaks come parte di quello che il sito di Julian Assange ha chiamato "Vault 7" (ad agosto seguì un'altra pubblicazione). Secondo funzionari americani passati e presenti, quella è stata la fuga di notizie più significativa e pericolosa nella storia della Cia. Il legame tra Schulte e l'inchiesta su questo 'leak' non era mai stati riportato.

Stando a ordini di perquisizione ottenuti dal Washington Post, le autorità federali nel marzo 2017 avevano messo le mani su attrezzature informatiche, quaderni e appunti di Schulte trovati nel suo appartamento newyorchese. Quanto raccolto, tuttavia, non è bastato ai procuratori per lanciare un'incriminazione contro l'uomo legata alla consegna illecita di informazioni a WikiLeaks.

I legali di Schulte hanno sostenuto che lui non ha avuto alcun ruolo nella fuga di notizie associata a "Vault 7" anche se dal suo appartamento aveva usato Tor, una tecnologia che consente a utenti internet di nascondere il luogo in cui si trovano. La procura non ha saputo dimostrare che la presunta talpa abbia usato Tor per diffondere informazioni top secret.

Schulte si trova in carcere per possesso, ricezione e trasferimento di materiale pedopornografico. Lui si è detto non colpevole. L'accusa sostiene di avere trovato molti file su un server da lui gestito ma il ragazzo ha sostenuto che dalle 50 alle 100 persone avevano accesso al server, pensato anni fa per condividere film e altri file. WikiLeaks ha scritto un tweet sostenendo che "il governo Usa dice di sospettare che un giovane ex dipendente della Cia di New York sia la fonte di #Vault7 - perché si è lamentato con il Congresso degli abusi nella Cia - ma non ha prove per incriminarlo. Quindi lo hanno messo in una prigione con accuse improbabili di pedopornografia".

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