La Cia sbarca su Instagram con un post-test per aspiranti spie

L’agenzia di intelligence americana, sempre più social, lancia la sfida agli utenti del web

La Cia sbarca su Instagram, diventando così l’ultima agenzia americana a debuttare sul social dedicato alle foto. Una notizia attesa dopo che negli scorsi giorni la direttrice, Gina Cheri Haspel, aveva anticipato lo sbarco social durante un incontro pubblico alla Auburn University. Si tratta di una scelta voluta dalla Cia per aumentare il grado di trasparenza delle sue azioni così da creare maggiore empatia con i cittadini: "Cercheremo di essere il più aperti possibile proteggendo i segreti che dobbiamo proteggere", ha dichiarato la Haspel.

"Entrare in Instagram è un altro modo per condividere le storie della CIA e reclutare americani di talento. Attraverso l’account, faremo dare una sbirciatina alla vita dell’Agenzia. Ma non possiamo promettere che faremo selfie dai luoghi delle operazioni segrete", ha invece spiegato a The Verge la portavoce dell'agenzia, Chelsea Robinson.

Ovviamente i primi post rispecchiano pienamente questa volontà. Il primo, accompagnato dalla frase "I spy with my little eye" altro non è che una specie di test per invogliare aspiranti spie ad entrare nella agenzia di intelligence, un invito a guardare le cose con più attenzione. Nell’immagine ci sono infatti molti elementi appartenenti al mondo della CIA nascosti all’interno di un quadro di vita apparentemente quotidiana.

Come spiega TheVerge, su una scrivania da "agente segreto" c’è la foto del distintivo con cui la direttrice Haspel ha preso servizio nel 1985, le lancette dell’orologio segnano le 8:46, l’ora in cui, l’11 settembre del 2001, veniva colpita la prima torre gemella del World Trade Center. Ci sono poi alcune mappe e opere d’arte provenienti da Russia, Cina e Iran.

Ma non è tutto perché sono facilmente identificabili anche altri oggetti iconici come parrucche e soprabiti per camuffare la propria identità, una borsa dedicata all’eliminazione di determinati documenti, alcuni timbri, la scritta "top secret" da sempre simbolo del lavoro dell’agenzia. C’è poi un ritratto di Tony Mendez, l'agente morto lo scorso 20 gennaio protagonista dell’operazione con cui nel 1980 riuscì a far liberare sei ostaggi americani a Teheran fingendosi un regista di Hollywood.

Infine, gli occhi più attenti, hanno notato la presenza di un taccuino aperto con una frase in arabo: "Condividiamo quello che possiamo, proteggiamo ciò che dobbiamo". Un messaggio diretto ai follower su quello bisogna aspettarsi dalla Cia, sui social cos" come nella vita reale.

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