La Cina ammette: in "difficoltà" ma no a svalutazione yuan, unilateralismo inutile

Il premier cinese Li Keqiang parla all'indomani dell'annuncio di nuovi dazi con cui Usa e Pechino si sono colpiti a vicenda

Il numero due in comando in Cina ha ammesso che la nazione si trova a fare i conti con una serie di "difficoltà" ma Pechino si sente a suo agio, anche di fronte alle tensioni commerciali con gli Usa. Lo ha spiegato il premier cinese Li Keqiang.

Parlando da una conferenza a Tianjin, in Cina, del World Economic Forum, il numero due al comando della nazione asiatica ha detto che essendo "profondamente integrata nell'economia mondiale, l'economia cinese è inevitabilmente condizionata da cambiamenti notevoli nell'economia globale e nel conteso commerciale. Stiamo avendo difficoltà nel mantenere stabile l'economia cinese".

Tuttavia Pechino ha "preparato gli strumenti sufficienti per gestire rischi e sfide", ha continuato Li, secondo cui "quegli strumenti potenzieranno la resilienza della Cina nell'affrontare le varie sfide".

Delle tensioni commerciali con Washington, lui non ha espressamente parlato ma ha ribadito concetti espressi in passato anche dal presidente Xi Jinping. "E' essenziale preservare i principi base del multilateralismo e del libero commercio", ha dichiarato il premier cinese. E pur riconoscendo spazio per miglioramenti, ha detto che le regole esistenti hanno "prima di tutto dato benefici al progresso di tutti". Secondo lui "l'unilateralismo non offrirà alcuna soluzione fattibile".

Li ha smentito la tesi di chi sostiene che il recentente indebolimento dello yuan contro il dollaro sia voluto da Pechino per favorire il suo export. "Un deprezzamento persistente del farà pù bene che male al nostro Paese", ha aggiunto dichiarando che "la Cina non sceglierà mai la strada di stimolare le esportazioni svalutando la sua valuta".

I suoi commenti seguono la decisione del presidente americano Donald Trump di fare scattare dal 24 settembre dazi del 10% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi; saliranno al 25% dal primo gennaio 2019. La Cina ha risposto colpendo importazioni americane per 60 miliardi con dazi del 5-10%.

Ora resta da vedere se Trump attuarà la sua minaccia imponendo altre tariffe doganali per 267 miliardi.

Il leader Usa - di fronte alla corsa dell'azionario e dell'economia Usa - crede che la sua nazione stia vincendo nel braccio di ferro commerciale con la Cina. Ma, come fa notare il New York Times, c'è il rischio che stia gettando le basi per una nuova Guerra Fredda economica e che potrebbe durare ben oltre la presidenza Trump.

Soltanto ieri, il fondatore di Alibaba, Jack Ma, ha spiegato che le tensioni potrebbero durare 20 anni. "Se si vuole una soluzione di breve termine, non c'è soluzione", ha detto l'uomo a capo del colosso cinese del commercio elettronico.

Se Li ha usato parole misurate, la stampa cinese controllata dallo Stato ha usato un linguaggio più duro: Pechino "emergerà pi forte" dalla guerra commerciale con gli Usa. Se Washington "vuole davvero mettere fine al conflitto commerciale, dovrebbe mostrare più franchezza".

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