La Cina chiede alle compagnie aeree di cambiare linguaggio. Gli Usa: "assurdità orwelliana"

Pechino vuole controllare il modo in cui si fa riferimento a Taiwan, Hong Kong e Macau per accertarsi che non sembrino territori indipendenti
United

Dopo avere concluso una due giorni di trattative commerciali senza avere raggiunto alcun accordo, gli Stati Uniti e la Cina sono stati protagonisti di una nuova disputa. Semantica. Ma con implicazioni commerciali. 

Pechino ha inviato una lettera a 36 compagnie aeree, incluse le americane United e American Airlines, chiedendo una modifica del linguaggio usato sui loro siti o in altri materiali per fare riferimento a Taiwan, Hong Kong e Macau. La seconda economia al mondo non vuole un linguaggio che suggerisca che quei territori siano indipendenti.

La Casa Bianca ha tacciato la richiesta come una "assurdità orwelliana". Il presidente americano Donald Trump "difenderà gli sforzi degli americani per resistere al pressing del partito comunista cinese volto a imporre la correttezza politica cinese su aziende e cittadini americani", ha spiegato la portavoce Sarah Sanders. 

Pechino ha risposto dicendo che le aziende straniere attive in Cina dovrebbero rispettare la sovranità e l'integrità territoriale della Cina stessa, rispettare le leggi cinesi e "il sentimento nazionale del popolo cinese". Un portavoce del ministero cinese degli Esteri ha detto: "Non importa cosa gli Usa dicono. Non possono cambiare il fatto oggettivo che c'è solo una Cina nel mondo e che Honk Kong, Macau e Taiwan sono parti indivisibili del territorio cinese".

Un portavoce dell'Airlines for America, un gruppo che rappresenta le principali compagnie aeree, ha detto che si lavora con il governo americano per determinare "i prossimi passi" da fare nella disputa. Si tenga presente che lo scorso gennaio la Cina impedì per una settimana l'utilizzo del sito cinese di Marriott International dopo che la più grande catena alberghiera al mondo aveva fatto riferimento a Taiwan, Hong Kong e Macau come Paesi a sé stanti in un questionario. 

Già a gennaio l'aviazione cinese aveva richiesto a tutte le compagnie aeree straniere con rotte in Cina di condurre un'analisi sui loro siti e app al fine di "rispettare le leggi e i regolamenti cinesi al fine di prevenire eventi simili" a quelli capitati a Marriott.

Quella di Taiwan è la questione più delicata. Dal 1972, successivamente all'incontro tra l'allora presidente Usa Richard Nixon e il leader cinese Mao Zedong, Washington ha adottato la politica cosiddetta "One China", una Cina sola. Sei anni dopo il Commander in chief Jimmy Carter ha riconosciuto Pechino come il solo governo cinese chiudendo nel 1979 la sua ambasciata a Taipei, Taiwan, e facendo riferimento soltanto a quella nella capitale cinese. Ancora prima di avere messo piede alla Casa Bianca, Trump rischiò tensioni diplomatiche non da poco con la Cina offrendo le congratulazioni via telefono a Tsai Ying-wen, eletta a inizio 2016 leader di Taiwan (prima donna a conquistare un tale incarico). La Cina non apprezzò. Secondo indiscrezioni di allora, la telefonata non fu una gaffe diplomatica ma un piano tanto criticato da Pechino.

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