La Cina tende la mano a Trump, promette maxi acquisti di beni Usa

Il mercato spera in vista delle prossime trattative previste a fine mese a Washington. Gli scettici non mancano
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La Cina sembra avere teso la mano all'America di Donald Trump, che sin dai tempi della campagna elettorale si lamenta del deficit commerciale che la sua nazione ha nei confronti di quella asiatica. E il mercato ci crede con Wall Street in rally.

Di ufficiale non c'è nulla ma l'ottimismo degli investitori è gonfiato da un susseguirsi di indiscrezioni. L'ultima è che Pechino sia pronta a fare esplodere le importazioni di prodotti Made in Usa nei prossimi sei anni. L'obiettivo è azzerare l'avanzo commerciale che la Cina ha sugli Usa comprando beni con un valore che in quell'arco temporale supererà complessivamente i mille miliardi di dollari.

Il ramo d'ulivo è stato consegnato ai negoziatori americani tra il 7 al 9 gennaio scorso, quando volarono a Pechino per trattare. Le discussioni di allora durarono un giorno in più, cosa giudicata positivamente dal mercato.

Gli ultimi rumor riferiti da Bloomberg alimentano ulteriormente le speranze in vista del prossimo round di negoziati, previsto a Washington il 30 e 31 gennaio. D'altra parte la fiducia degli investitori è direttamente proporzionale al timore che tra le due maggiori economie al mondo si riaccenda una guerra a colpi di dazi che peserebbe sull'intera economia mondiale. La esclation è in stand-by dal primo dicembre scorso, quando il presidente americano, Donald Trump, e quello cinese, Xi Jinping, cenarono insieme a Buenos Aires (Argentina) alla fine del G20. I due optarono per una tregua che scadrà il primo marzo. Nell'ambito di quell'accordo, Trump decise di congelare il rialzo, previsto dal primo gennaio scorso, dei dazi adottati a settembre su importazioni cinesi aventi un valore di 200 miliardi di dollari. Quelle tariffe doganali aumenteranno al 25% dal 10% senza un accordo, che per altro deve risolvere anche le preoccupazioni maggiori di Washington: trasferimenti forzati di tecnologia, furti di proprietà intellettuale, intrusioni informatiche, controlli regolari dei progressi della Cina.

Gli osservatori più scettici temono che non sia così facile azzerare l'avanzo commerciale cinese sugli Usa, vista la dipendenza della nazione americana dai prodotti Made in China. Inoltre, non è la prima volta che la Cina promette di comprare più beni americani. A dicembre ha tuttavia ripreso gli acquisti di semi di soia su cui a luglio ha imposto dazi del 25%. Tuttavia, lo shutdown iniziato il 22 dicembre non permette ai trader di sapere se la soia americana ha continuato a essere ordinata dalla Cina, che della materia prima è il principale importatore al mondo.

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Bernie Sanders scenderà di nuovo in campo per correre verso la Casa Bianca. Secondo il sito Politico, il senatore indipendente del Vermont ha registrato un video in cui dice che si candiderà alle elezioni presidenziali americane del 2020. Non è tuttavia chiaro se e quando il video sarà diffuso.

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Trump: emergenza nazionale per costruire il muro, verso batteglie legali

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Anche Donald Trump, come altri presidenti americani prima di lui, ha firmato una dichiarazione di emergenza nazionale. Per il 45esimo Commander in Chief, c'è una crisi al confine tra Stati Uniti e Messico dove serve - è la sua tesi - costruire un muro per fermare una "invasione di droghe, criminali e gang". Peccato che con una tale mossa, il 45esimo Commander in chief non solo abbia agito in un contesto decisamente diverso da quello dei suoi predecessori; Trump ha anche spianato la strada a una serie di battaglie politiche e legali su una "crisi" non dimostrata dai dati. Non a caso, parlando alla stampa dal Rose Garden, il leader Usa ha attaccato un paio di giornalisti critici. A Jim Acosta, a cui in passato aveva negato accesso alla Casa Bianca, ha detto di fare "domande false" per una emittente "fake", la Cnn. A un altro reporter che aveva osato chiedergli che dati utilizza per dire che c'è una crisi al confine meridionale, Trump ha ordinato di sedersi e starsene zitto.

Scelta da Trump per diventare ambasciatrice Onu, Nauert si ritira

La portavoce del dipartimento di Stato, ex conduttrice di Fox News, lascia l'amministrazione dopo due anni. Pompeo: decisione "personale". Lei: è "nell'interesse della mia famiglia". Sarebbe stata messa sotto torchio al Senato per la conferma
U.S. Department of State

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In un rapporto da 108 pagine, i parlamentari GB accusato il social network di compostarsi come un 'gangster digitale'. Chiesta stretta regolatoria su privacy e antitrust. Al via altre inchieste. Il gruppo: siamo cambiati ma c'è molto da fare
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Facebook ha "intenzionalmente e consapevolmente" violato leggi per la tutela della privacy e leggi antitrust nel Regno Unito, infischiandosene della tutela degli utenti come parte degli sforzi volti a massimizzare i ricavi generati dai dati loro associati. E' questa l'accusa pesante lanciata dai legislatori britannici domenica 17 febbraio. E' stato chiesto il lancio di un'inchiesta sulle pratiche dell'azienda americana, che ha risposto negando di avere violato le leggi e sostenendo di avere fatto tanti cambiamenti: "Sebbene ci sia ancora molto da fare, non siamo la stessa azienda di anni fa", ha detto Karim Palant, che lavora per il gruppo nel Regno Unito.