La controversa tassa sui bagel infiamma New York


Il governatore David Paterson deve chiudere un buco di bilancio, ma scopre cosa vuol dire toccare una delle tradizioni gastronomiche più care ai newyorchesi


26.08.10

17:35

Date la colpa alla crisi economica che ha lasciato un buco nel bilancio dello Stato di New York, o prendetevela, se preferite, con il governatore David Paterson e con la sua scarsa sensibilità per uno dei simboli della tradizione gastronomica della sua città, ma così stanno le cose: chi acquista un bagel dovrà pagare una nuova tassa. Si tratta di pochi centesimi di dollari ma la novità ha inevitabilmente sollevato un polverone di polemiche.

Il bagel è un prodotto da forno caratteristico della regione di New York, anche se è ormai diffuso in tutti gli Stati Uniti (leggete qui se volete qualche cenno sulla storia e sulla discendenza dei bagel di Montreal, il versante canadese di una delle più antiche tradizioni del Nord America). E’ una ciambella di pasta lievitata, bollita brevemente in acqua e poi cotta al forno. Ricoperto di semi di papavero, sesamo, sale grosso, con un trito di aglio e cipolla, il bagel è una colazione tipica a New York e farcito - nella sua forma più tradizionale - con un velo (smear) di cream cheese (un formaggio simile al mascarpone) e qualche fetta di lox (salmone affumicato).

La consistenza gommosa e la crosta croccante, il contrasto tra gli aromi e la farcitura fanno di un buon bagel un’esperienza culturale, non solo gastronomica. E non è un caso che la tassa abbia toccato un nervo scoperto.

Non si tratta di una nuova imposta, è stata introdotta negli anni Sessanta, ma non era mai stata applicata fino ad questo momento. Impone ai commercianti di far pagare una tassa (simile all’Iva) se il bagel viene farcito e servito, tagliato a metà, mentre se viene venduto come semplice prodotto da forno è esentasse.
 
La maggiore rigidità fiscale è una misura voluta esplicitamente da Paterson, alle prese con un deficit di bilancio di 9,2 miliardi di dollari. Il senato dello stato, nel documento di pianificazione economica approvato a luglio, aveva incluso anche un rincaro di 1,60 dollari sulle sigarette che ha portato il costo per un pacchetto a 11 dollari.
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