26.08.10
17:35
Il bagel è un prodotto da forno caratteristico della regione di New York, anche se è ormai diffuso in tutti gli Stati Uniti (leggete qui se volete qualche cenno sulla storia e sulla discendenza dei bagel di Montreal, il versante canadese di una delle più antiche tradizioni del Nord America). E’ una ciambella di pasta lievitata, bollita brevemente in acqua e poi cotta al forno. Ricoperto di semi di papavero, sesamo, sale grosso, con un trito di aglio e cipolla, il bagel è una colazione tipica a New York e farcito - nella sua forma più tradizionale - con un velo (smear) di cream cheese (un formaggio simile al mascarpone) e qualche fetta di lox (salmone affumicato).
La consistenza gommosa e la crosta croccante, il contrasto tra gli aromi e la farcitura fanno di un buon bagel un’esperienza culturale, non solo gastronomica. E non è un caso che la tassa abbia toccato un nervo scoperto.
Non si tratta di una nuova imposta, è stata introdotta negli anni Sessanta, ma non era mai stata applicata fino ad questo momento. Impone ai commercianti di far pagare una tassa (simile all’Iva) se il bagel viene farcito e servito, tagliato a metà, mentre se viene venduto come semplice prodotto da forno è esentasse.
La maggiore rigidità fiscale è una misura voluta esplicitamente da Paterson, alle prese con un deficit di bilancio di 9,2 miliardi di dollari. Il senato dello stato, nel documento di pianificazione economica approvato a luglio, aveva incluso anche un rincaro di 1,60 dollari sulle sigarette che ha portato il costo per un pacchetto a 11 dollari.














