La Corporate America sceglie Hillary, ma né lei né Trump piacciono davvero

Nessuno dei due candidati alla presidenza americana ha dato risposte convincenti sul futuro dell'industria, ma tra i due le aziende vorrebbero vedere l'ex segretario di Stato alla Casa Bianca
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L'agenda di Hillary Clinton e Donald Trump sul sostegno alle imprese non piace alle aziende americane, perché nessuno dei due candidati alla presidenza americana ha dato risposte convincenti sul futuro dell'industria, ma tra i due la Corporate America vorrebbe vedere l'ex segretario di Stato alla Casa Bianca. E' quanto emerge da un sondaggio del Financial Times, che ha sentito gruppi di pressione che rappresentano circa 37.000 aziende con un giro d'affari complessivo di 8.000 miliardi, chiedendo un parere alla vigilia del voto che decreterà il successore di Barack Obama alla presidenza americana.

Secondo l'indagine, un imprenditore su due preferisce Clinton, una cifra sostanzialmente analoga a quella dello scorso maggio, ma un numero più ampio di persone, il 45%, non è soddisfatto né di un candidato né dell'altro. Questo lascia supporre che, indipendentemente dal verdetto delle urne (i risultati arriveranno verosimilmente nella notte tra l'8 e il 9 novembre, in un orario tutto da capire a seconda di quanto sarà ampio il distacco tra i due candidati), ci sarà un periodo di incertezza post elettorale.

Incertezza che potrà essere ancora maggiore se il risultato del voto non sarà netto, se non addirittura contestato. "Entrambi sono lontani dall'essere il candidato ideale. La scelta è tra due opzioni cattive e tra quale è peggio dell'altra", ha detto Gary Shapiro, presidente della Consumer Technology Association, associazione che ha tra i propri membri Apple, Uber e Best Buy.

"Non siamo felici di Hillary Clinton", in particolare per le posizioni contro il Trans Pacific Partnership, il trattato di libero scambio internazionale che la democratica aveva in precedenza sostenuto, "ma non saremmo molto più a nostro agio con Trump", ha detto uno degli intervistati, spiegando che le aziende americane avrebbero preferito un candidato più a favore delle imprese e del free trade. "E' la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale che nessuno dei due candidati sostiene apertamente la liberalizzazione commerciale", ha detto.

Indicativo del malumore delle aziende sulle questioni legate al trade è il fatto che solo il 17% delle associazioni che rappresentano aziende del settore commerciale ritiene che Trump sarebbe il miglior presidente, anche se il repubblicano ha promesso di tagliare l'aliquota corporate dal 35 al 15%, mentre la sua avversaria non si è pronunciata in proposito. "Il dubbio è che non abbia le competenze politiche per mettere in atto misure a beneficio delle aziende", ha detto Shapiro, sottolineando che "Donald Trump non sarebbe assunto per una posizione nella maggior parte delle aziende americane, in particolare a causa del suo ego, del suo atteggiamento divisivo, della mancanza di etica e della sua eccessiva autostima".

In buona sostanza, ha sintetizzato Shapiro, "Trump non è uno che fa gioco di squadra". Viceversa, il 39% degli intervistati pensa che Clinton sarebbe il miglior presidente, perché garantirebbe stabilità in virtù della sua maggiore esperienza. "Trump ha dimostrato un livello di imprevedibilità praticamente mai visto nella politica americana", ha detto un altro intervistato, esprimendo comunque dubbi sul fatto che, se eletta, l'ex first lady sarebbe in grado di fare prevalere il proprio pragmatismo.