La diplomazia dell'alcol va in scena all'Onu

Un diplomatico americano denuncia colleghi alticci e chiede che nelle stanze dei negoziati siano messi al bando gli ubriachi

Forse pensano che un piccolo drink poteva distendere gli animi in vista di sessioni diplomatiche piuttosto tese. Forse, memori di un famoso detto latino, contano di conquistare in riunione la verità grazie a un goccio di vino. Qualunque sia la loro ragione, sempre più delegati alle Nazioni Unite sembrano alzare troppo il gomito presentandosi non proprio lucidi sul posto di lavoro. E così un ambasciatore americano ha recentemente lanciato un richiamo pubblico in nome della disciplina.

Rifiutando una diplomazia al sapore di alcol, Joseph Torsella - il diplomatico nominato dal presidente Barack Obama il 26 aprile 2011 come rappresentante all'Onu degli Stati Uniti per il management e le riforme - ha preso la parola nel corso di una riunione della commissione Bilancio del Palazzo di Vetro. Ispirandosi al linguaggio diplomatico, Torsella ha chiesto una "inebriation-free zone". Tradotto: lo stato di ebbrezza, men che meno l'ubriachezza, deve restare fuori dalle stanze dell'Onu dove si conducono negoziati. "Conserviamo lo champagne per brindare alla fine delle sessioni di successo", ha detto l'ambasciatore.

Alcuni diplomatici hanno confermato che Torsella non stava affatto esagerando. C'è chi ha ricordato un episodio che ha visto protagonista un collega così ubriaco da avere vomitato, anche se non è chiaro dove. Un altro addetto ai lavori all'Onu ha spiegato che "c'è sempre stata una tradizione responsabile legata a un goccio di alcol per migliorare i negoziati, ma qui non stiamo parlando di un delegato che beve semplicemente un sorso al bar" prima di tornare al lavoro. Infatti, c'è chi ha parlato di delegati che si sono presentati in runione così annebbiati dai fumi dell'alcol da cadere o di persone chiamate a redigere i verbali degli incontri costrette alla sostituzione per avere assaporato qualche bicchiere di troppo. C'è però chi si dissocia dalla proposta di mettere al bando gli ubriachi alle Nazioni Unite. "Non tutti sono ubriachi. Tutti coloro chiamati a negoziare sono sobri".

Eppure il richiamo alla disciplina sembra doveroso, non solo in tema di alcolici. Lo dimostrano le parole dello stesso Torsella. Parlando di una serie di "pratiche sempre più diffuse che hanno contribuito, in riunioni recenti, all'inabilità del Comitato di condurre i suoi lavori importanti con puntualità e precisione", il diplomatico americano ha fatto capire che c'è chi arriva in ritardo ai meeting in cui si decide su tagli alla spesa e contributi da parte degli Stati membri dell'Onu. Tali riunioni spesso si protraggono infatti nella notte e durante i fine settimana. Forse è per questo che, costretti agli straordinari, alcuni diplomatici hanno deciso di berci sopra.

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