La Fed alza i tassi nonostante inflazione debole

Per la prima volta dal 2008 sono sopra l'1%. Continua ad aspettarsi una terza stretta dopo quelle di marzo e giugno. Sorprende il tono neutro dell'istituzione, che ha descritto il piano per iniziare a ridurre il suo bilancio

La Federal Reserve intende continuare la normalizzazione della sua politica monitaria, iniziata nel dicembre 2015. Come ampiamente atteso, la banca centrale Usa ha alzato i tassi di 25 punti base all'1-1,25% e per la prima volta in un comunicato diffuso successivamente a una sua riunione ha detto che quest'anno inizierà a ridurre "in modo graduale e prevedibile" la dimensione del suo bilancio. E' la prima volta dal 2008 che il costo del denaro negli Stati Uniti risulta sopra l'1%; nel dicembre di quell'anno raggiunse i minimi storici pari allo 0-0,25% sulla scia della peggiore crisi dagli anni '30 del secolo scorso.

Diversamente dalle attese del mercato, la Fed intende realizzare una terza stretta entro la fine del 2017 anche se "monitora attentamente gli sviluppi" sul fronte dell'inflazione, che su base annuale "è recentemente scesa". Riconoscendo in pratica che si è indebolita, il governatore Janet Yellen ha spiegato che il trend recente è dovuto a fattori una tantum come il calo dei prezzi di piani telefonici e farmaci vendibili con ricetta medica. E infatti, il braccio di politica monetaria della Fed "si aspetta che l'inflazione salirà e si stabilizzerà intorno al 2% [di crescita annuale] nel corso dei prossimi due anni". Se davvero ci sarà una terza stretta nel 2017 (la quinta dal giugno 2006) dopo quella odierna e quella dello scorso marzo, non ci sarà probabilmente prima di dicembre.

Per la prima donna alla guida della banca centrale Usa, l'economia americana "sta andando bene", mostra "resilienza" e sembra essere rimbalzata rispetto alla frenata di inizio anno. Anche per questo ha deciso di stringere un pochino la cinghia ma la politica monetaria resta comunque "accomodante". Esprimendo un voto di fiducia negli Usa, la Fed ha sottolineato la tonicità del mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione sceso al 4,3% a maggio, minimo di 16 anni (è l'ultimo disponibile). Anche "gli sviluppi economici e finanziari globali" non preoccupano più: il riferimento a ciò è infatti scomparso dal comunicato diffuso dalla Fed, segno che le prospettive mondiali sembrano più rosee.

Per la prima volta, la Fed ha fornito i dettagli di come intende mettere fine al reinvestimento di quanto riceve quando i bond in suo possesso giungono a scadenza. Essi fanno parte di un bilancio arrivato a valere 4.500 miliardi di dollari attraverso l'acquisto di Treasury e bond ipotecari realizzato durante gli anni della crisi. Questo programma di normalizzazione terminerà "tra qualche anno" e "per un bel po'" non c'è bisogno di decidere la dimensione finale del bilancio, ha precisato Yellen in conferenza stampa. Non è stato detto quale sarà la dimensione ideale del bilancio stesso una volta che questo esercizio - il primo di questo genere - sarà completato ma Yellen ha detto che l'ammontare di riserve che le banche hanno presso la Fed sarà più grande rispetto ai livelli pre-crisi ma "notevolmente" sotto quelli degli ultimi anni. "La Fed avrà un maggiore sentore della domanda di riserve durante il processo di normalizzazione del bilancio".

Con il suo solito tono moderato, Yellen ha fatto capire che non intende sorprendere i mercati. E dicendo di non avere avuto alcuna conversazione con Donald Trump sui piani futuri, ha detto che intende completare il suo mandato quadriennale che terminerà nel febbraio 2018. Resta da vedere se il presidente americano (un repubblicano) intende lasciare alla guida della banca centrale Usa una democratica.

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