La Fed annuncia storica riduzione del bilancio, rialzo tassi rimandato

La normalizzazione inizierà a ottobre. Terza stretta prevista forse a dicembre nonostante i danni provocati dagli uragani
AP

Come atteso dal mercato, la Federal Reserve ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse in un intervallo tra 1 e 1,25%, dove erano stati portati lo scorso giugno. E ha annunciato che a ottobre inizierà a ridurre il suo bilancio lievitato a 4.500 miliardi di dollari, dai 900 miliardi del 2008, sulla scia degli acquisti di Treasury e bond ipotecari varati in risposta alla crisi.

Il Federal Open Market Committee, il braccio di politica monetaria della banca centrale americana, ha dunque deciso di rimandare la terza stretta dell'anno probabilmente a dicembre, dopo quella di marzo e appunto giugno. Prima dei due rialzi del 2017, ce n'era stata una a dicembre 2016 e, ancora prima, a dicembre del 2015. Prima di allora, l'ultima volta che la Fed aveva alzato i tassi era stata a giugno 2006.

A ottobre la Fed smetterà di reinvestire nell'acquisto di nuovi bond i proventi dei bond acquistati durante la crisi che arriveranno a maturazione; comincerà a lasciare scadere 10 miliardi di dollari di titoli al mese, senza reinvestirli. La somma salirà di 10 miliardi di dollari a trimestre, fino a un massimo di 50 miliardi. Per il governatore Janet Yellen si tratta dell'esercizio forse più complesso nel percorso della normalizzazione della politica monetaria Usa che è complicato da una inflazione che stenta a riprendersi.

La normalizzazione del bilancio "sarà graduale e prevedibile", ha detto il presidente della Federal Reserve Janet Yellen durante la conferenza stampa a commento della riunione del Fomc. "Siamo pronti a riprendere i reinvestimenti dei proventi dei titoli arrivati a scadenza qualora l'outlook economico dovesse deteriorarsi", ha aggiunto spiegando che la Fed "non prevede di alterare i piani sul bilancio". Detto questo, la Fed "non vuole che l'economia si surriscaldi", motivo per cui le scelte saranno conseguenti alle evoluzioni della congiuntura.

Quanto ai tassi, "ulteriori graduali aumenti probabilmente saranno appropriati nel corso dei prossimi anni". Detto questo, la traiettoria dei rialzi dei tassi "resta sostanzialmente invariata". Per Yellen, "l'outlook resta comunque incerto" motivo per cui l'istituto resta pronto a modificare le proprie scelte. "La politica monetaria continua a non essere su una traiettoria prefissata", ha ribadito Yellen.

Se ha lasciato invariate le stime sull'inflazione per l'anno in corso (+1,6%), la Fed ha ridotto quelle della componente "core" del dato (+1,5% da +1,7% previsto in precedenza). Nel 2018, il Pil dovrebbe salire del 2,1% (invariato rispetto a giugno), l'inflazione “core” dovrebbe attestarsi all'1,9% (contro il 2% della stima precedente) e il tasso di disoccupazione è visto al 4,1%, contro il 4,2% di giugno. Per il 2019 la Fed prevede un aumento del Pil del 2% (meglio dell'1,9% di giugno), un tasso di disoccupazione al 4,1% (meno del 4,2% della stima precedente) e un'inflazione "core" al 2%, in linea con la stima precedenti. Per il lungo termine le stime sono per un Pil all'1,8% (dato invariato) e un tasso di disoccupazione al 4,6% (invariato dalla stima precedente).