La Fed segnala un rialzo dei tassi "relativamente presto"

Una stretta a marzo resta possibile. Incertezza legata ai cambiamenti della politica fiscale di Trump. Lanciato un avvertimento: gli stimoli e i tagli alle tasse promessi "potrebbero non materializzarsi"

Forse un rialzo dei tassi nella riunione di marzo non ci sarà ma di sicuro verrà preso in considerazione. E' questo il messaggio che emerge dai verbali pubblicati oggi dalla Federal Reserve e relativi al meeting del 31 gennaio e primo febbraio scorsi. Allora molti membri del braccio di politica monetaria dell'istituto centrale americano dissero che potrebbe essere "appropriato" aumentare di nuovo il costo del denaro "relativamente presto". Cosa ciò significhi non è dato sapere ma chiaramente la Fed vuole preparare il mercato una possibile stretta futura.

Affinché ci sia, il mercato del lavoro e l'inflazione devono muoversi in linea alle stime della banca centrale guidata da Janet Yellen, ma nulla fa pensare che così non sarà. D'altra parte, mancano solo tre settimane al meeting del 14 e 15 marzo. Soltanto shock imprevisti potrebbero cambiare un quadro che per il momento resta sotto controllo nonostante una "incertezza elevata" legata alla portata, alla tempistica e agli effetti di potenziali cambiamenti della politica fiscale dell'amministrazione Trump.

Come da copione, la Fed non cita mai per nome il 45esimo presidente americano. Tuttavia le cosiddette minute abbondano di riferimenti indiretti al successore di Barack Obama. E tra i membri del Federal Open Market Committee c'è chi ha messo persino in guardia: i tagli alle tasse e gli stimoli fiscali promessi dall'inquilino della Casa Bianca, promessa alla base di un poderoso rally che ha spinto l'azionario americano a livelli record, "potrebbero non materializzarsi". Se così fosse, sarebbe un bel colpo per quegli investitori che hanno deciso di scommettere tutto in anticipazione di qualcosa che ancora non è stato nemmeno presentato. Nello stesso giorno dei verbali, tuttavia, Trump ha detto che la riforma tributaria è quasi pronta ma arriverà dopo il piano per abrogare la riforma sanitaria, un piano che dovrebbe essere introdotto intorno alla metà di marzo.

La Fed si riunirà il mese prossimo con tassi allo 0,5-0,75%, livello raggiunto nel dicembre 2016 con una stretta di 25 punti base (quella fu la prima in un anno, la seconda dal 2006). E' difficile prevedere se ci sarà un altro ritocco al rialzo. Certo è che qualcuno all'interno della Fed crede che sia arrivato il momento; una stretta, è la loro tesi, permetterebbe una maggiore flessibilità. Come a dire, se si agisce prima, non si sarà costretti a ricorrere a repentini rialzi dei tassi più avanti nel tempo tanto più che teoricamente la Fed intende farlo tre volte nel corso del 2017. L'inflazione però resta al di sotto del target di crescita annuale del 2%, cosa che per altri governatori della Fed dovrebbe portare a una maggiore cautela.

I verbali odierni non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quanto spiegato al Congresso la settimana scorsa da Yellen: secondo lei, non sarebbe saggio aspettare troppo per aumentare il costo del denaro. La prima donna alla guida della banca centrale Usa fece capire che ogni riunione è "live" ma non si espose nel dire esattamente quale. Di certo, al momento del prossimo meeting, la Fed avrà a disposizione un nuovo rapporto sull'occupazione e nuovi dati sui prezzi al consumo. Se andranno bene, potrebbero alimentare le attese per una mossa imminente da parte della Fed verso una ulteriore normalizzazione della sua politica monetaria.

Prima di quell'appuntamento, il mercato avrà un'occasione preziosa per capire le intenzioni della banca centrale: il 3 marzo Yellen terrà un discorso. Farà bene ad essere più esplicita del solito se non vuole sorprende i mercati. Stando ai future sui Fed Funds, usati per scommettere sulle mosse della Fed, le probabilità di un rialzo dei tassi a marzo restano infatti basse, intorno al 22%.