La fine della neutralità della rete: implicazioni per aziende e consumatori

La decisione dell'Agcom americana ha creato vincitori (AT&T, Verizon, Comcast, Sprint e T-Mobile) e vinti (Facebook, Amazon, Netflix e Google)

Una autostrada in cui il traffico viene smistato in corsie veloci e altre lente, a seconda del pedaggio pagato da chi è al volante. Negli Stati Uniti, e in futuro magari anche in Europa, Internet potrebbe diventare quel tipo di autostrada, dove al posto di una vettura ci sono pc, tablet, smartphone e smart-tv. La velocità con cui si arriverà a destinazione - e dunque si fruirà di un contenuto su web come una serie tv di Netflix o le canzoni su Spotify - potrebbe finire per dipendere da quanto verrà pagato agli Internet service provider (Isp) da quelle aziende, che nel peggiore dei casi potrebbero recuperare parte dei costi sostenuti rifacendosi sul consumatore finale. In America si può immaginare così il futuro di internet: non più libero, aperto e neutrale. Di fatto, ricchi e poveri, start-up e multinazionali potrebbero non operare più su un campo da gioco equo.

E' stata la decisione della Federal Communications Commission (Fcc) sulla cosiddetta "net neutrality" a gettare le basi per un cambiamento significativo che finirà per condizionare i grandi gruppi tecnologici e quelli delle telecomunicazioni. Con tre voti a favore e due contro, l'agenzia americana per le comunicazioni il 14 dicembre ha deciso di abolire le regole volute nel 2015 dall'allora presidente americano Barack Obama, un democratico. Per i repubblicani si tratta di un eccessivo controllo del governo e di una regolamentazione che, secondo loro, lede l'innovazione e la crescita. La tesi è: perché AT&T e Comcast dovrebbero spendere miliardi di dollari per costruire e mantenere le reti se poi vengono usate liberamente da tutti? Per loro, il mercato libero è la soluzione: se un'azienda non offre un servizio competitivo, il consumatore opterà per un'altra. Il problema sorge quando la scelta è limitata.

Cosa Obama aveva impedito
La regolamentazione voluta dal 44esimo inquilino della Casa Bianca impediva agli Isp tre pratiche che in Usa sono chiamate blocking, throttling e paid prioritization. In pratica, gli Isp non potevano bloccare siti o app dal contenuto legittimo, non potevano rallentare la trasmissione dei dati in base alla natura dei contenuti (sempre che fossero leciti) e non potevano creare una corsia veloce su internet per aziende e consumatori che pagavano di più. In pratica un servizio a banda larga veniva considerato come una utility.

Vincitori e vinti: reazioni e promesse
La decisione dell'equivalente americano dell'Agcom italiana sulla "net neutrality" - un termine coniato all'inizio degli anni 2000 dall'accademico Tim Wu, autore de "The Attention Merchants" - ha creato nell'immediato vincitori e vinti. A festeggiare sono gruppi come AT&T, Verizon, Comcast, Sprint e T-Mobile. A protestare sono le aziende che a Wall Street sono chiamate FANG, acronimo di Facebook, Amazon, Netflix e Google (controllata di Alphabet).

I gruppi perdenti hanno subito criticato la scelta della Fcc, così come ha fatto il partito democratico e la procura di New York (che intende convincere altri Stati a fare causa). Il direttore operativo del social network, Sheryl Sandberg, ha scritto un post sostenendo che "i provider di internet non dovrebbero essere nelle condizioni di decidere quello che la gente può vedere online o fare pagare di più per certi siti". Il Chief technology officer del colosso americano del commercio elettronico, Werner Vogels, si è detto "deluso" e ha promesso di trovare "modi per garantire un internet aperto ed equo e che come tale possa continuare ad alimentare l'innovazione". Il servizio di video in streaming Netflix ha dichiarato che questo "è l'inizio di una lunga battaglia legale" e si è schierato con "innovatori, grandi e piccoli, per opporsi all'ordine sbagliato della Fcc". Dal canto suo il motore di ricerca Google si è impegnato a difendere la neutralità della rete "che sta funzionando così bene in ogni angolo dell'economia di internet".

Anche Twitter ha promesso una battaglia perché la mossa della Fcc è "un colpo pesante all'innovazione e alla libertà di espressione". Il rappresentante legale del colosso informatico Microsoft ha sostenuto che "un internet aperto dà benefici a consumatori, aziende e a tutta l'economia". Il Ceo di Airbnb ha criticato a sua volta la decisione "sbagliata e deludente" difendendo il web così come lo conosciamo perché è "cruciale per l'innovazione, una società aperta e l'accesso diffuso al miglioramento economico". Pure Vimeo ha criticato la decisione della Fcc.

I vincitori si sono difesi sostenendo che non intendono fare nulla di quanto temuto. AT&T ha detto che "non blocchiamo siti, non censuriamo contenuti online, non acceleriamo o rallentiamo il traffico in base ai contenuti e non facciamo discriminazioni ingiuste nel trattamento del traffico internet". La compagnia che offre servizi di telefonia e internet - e che è impegnata in una battaglia legale con la Giustizia Usa, che ha bloccato le sue nozze con Time Warner - è convinta che "internet continuerà a funzionare come ha sempre fatto". Toni simili sono arrivati da Verizon: "Sosteniamo un internet aperto e continueremo a farlo" perché "i nostri clienti lo chiedono e le nostre attività dipendono da ciò".

Queste parole - sostengono i critici - rischiano di essere solo uno slogan. Basti citare il caso di Comcast: il gruppo media che controlla NBCUniversal (che a sua volta gestisce reti tv come NBC, Cnbc e Telemundo) si è impegnato a sua volta in un "Open Internet" ma dalla sua pagina dedicata alla Net Nutrality sono scomparse tre promesse: che non rallenterà la velocità con cui i contenuti arrivano a un internauta, che non creerà corsie veloci e che renderà internet accessibile a famiglie a basso reddito. Se non avesse una quota del 30% nel servizio di streaming Hulu, sarebbe lecito sospettare che Comcast ne rallenterà la fruizione specialmente ora che la rivale Walt Disney ne sarà l'azienda controllante (grazie all'acquisto di asset Fox).

Net neutrality e consumatori
Se nell'immediato non sono attesi cambiamenti, le bollette potrebbe diventare più costose. Gli Isp potrebbero chiedere di più a gruppi come Netflix per garantire streming veloce e senza interruzioni. A quel punto il gruppo potrebbe scaricare la spesa addizionale sul consumatore aumentato il costo dell'abbonamento mensile.

Non è affatto escluso poi che la velocità delle connessioni cambi. E' già successo con Comcast, che rallentò l'accesso a BitTorrent perché il sito per download peer-to-peer era diventato una "minaccia competitiva agli operatori via cavo". Nel 2008 la Fcc accusò il gruppo di una tale mossa ma Comcast lanciò una causa (vinta). Quell'evento tuttavia diede la spinta per la definizione delle regole sulla net neutrality. Altro esempio: nel 2007 Verizon rifiutò di rendere la sua rete disponibile a un programma di sms giudicato "controverso" ma voluto da un'associazione pro-aborto (l'utente si sarebbe registrato inviando un sms a un numero composto da cinque cifre).

Va anche preso in considerazione lo scenario in cui gruppi tlc - che possiedono anche tv e siti - mettano i bastoni tra le ruote della concorrenza. E' successo lo scorso anno in Marocco, dove aziende di telecomunicazioni bloccarono l'accesso a servizi di chiamate via internet come Skype, chiaramente in concorrenza con i loro servizi di telefonia. In Usa, una mossa simile chiamerebbe subito in causa il dipartimento di Giustizia.

Cosa resta da fare al consumatori? Leggere i termini d'uso del servizio fornito dagli Isp. In Usa è richiesto che notifichino agli utenti se bloccano, rallentano o danno trattamente preferenziali.

Il futuro dei provider internet
La decisione di Fcc potrebbe portare gli Internet service provider a investire pesantemente nell'infrastruttura a banda larga, comunque necessaria in Usa, visto che potranno incassare di più dagli utenti dei gruppi FANG. In pratica, aziende come Comcast credono che gruppi come Netflix dovrebbero contribuire ai costi sostenutu. E' come se il corriere FedEx volesse chiedere più soldi ad Amazon perché i suoi pacchi occupano più spazio nei suoi furgoni; ed è come se FedEx volesse che il gruppo di Jeff Bezos contribuisse ai costi per la manutenzione della flotta di veicoli usati per effettuare consegne. Per ottenere quanto desiderato, FedEx potrebbe rallentare le consegne, cosa che alla fine lederebbe il consumatore che ha effettuato l'ordine e che ha pagato per avere un servizio di consegne rapido.

Facebook & co potrebbero a loro volta mettere piede nel settore dell'infrastruttura a banda larga. E in Europa, gli operatori telecom potrebbero imporre prezzi più alti alle piattaforme Usa.

In attesa di sviluppi e battaglie legali, c'è chi chiede che sia il Congresso a trovare un compromesso definendo una legislazione bipartisan. Ma nell'era Trump, le possibilità di compromessi tra repubblicani e democratici sono sempre più basse. Nel frattempo, si potrebbe arrivare al cosiddetto "Splinternet", una sorta di balcanizzazione di internet con regole regionali o nazionali in conflitto.

Altri Servizi

Boxe, fu condannato 100 anni fa. Trump annuncia il perdono per Jack Johnson

Il tycoon ha dichiarato su Twitter la sua intenzione di riabilitare il primo campione del mondo nero dei pesi massimi condannato nel 1913 per “immoralità"

Donald Trump ha annunciato via twitter di voler procedere con il "perdono presidenziale pieno" nei confronti di Jack Johnson, il primo pugile afroamericano a diventare campione del mondo dei pesi massimi, a oltre cento anni dalla sua condanna per “immoralità" per una delle sue relazioni con una donna bianca. Una riabilitazione postuma annunciata più volte da diversi presidenti ma che nemmeno Obama, primo inquilino afroamericano della Casa Bianca, era riuscito a concedere.

Cinema, morto Verne Troyer, il "Mini me" di Austin Powers

L’annuncio sul suo profilo Facebook. Aveva 49 anni. Per Mike Myers era "un faro di positività"

Verne Troyer, l’attore americano conosciuto soprattutto per aver interpretato il ruolo di "Mini-Me" nella serie Austin Powers è morto sabato a Los Angeles all’età di 49 anni. Troyer, alto solo 81 centimetri, era affetto da nanismo e aveva raggiunto il successo sul grande schermo grazie al ruolo del perfido clone "tascabile" del cattivissimo Dottor Male, prima in 'Austin Powers: La spia che ci provava' e poi nel sequel del 2002 'Austin Powers in Goldmember'.

Gli Usa chiedono all'Fmi di fare di più, il mondo teme guerre commerciali

Gli Spring Meetings dell'istituto di Washington terminano come erano iniziati. La linea americana non cambia. Mnuchin: il Fondo alzi la voce per ridurre gli squilibri. Lagarde: avanti con il dialogo "pacifico"
World Bank

Washington - Il Fondo monetario internazionale voleva usare i suoi lavori primaverili per "unire le nazioni" e allentare le tensioni commerciali riaccese dal braccio di ferro tra Usa e Cina. I cosiddetti Spring Meetings dell'istituto guidato da Christine Lagarde sono invece finiti come erano iniziati. Il mondo continua a temere una guerra commerciale dalla quale - è la tesi - non emergerebbe nessun vincitore mentre gli Stati Uniti continuano a volere perseguire un commercio "libero, equo e reciproco". Dunque, non resta che trattare.

Usa: monta la preoccupazione per la Belt and Road Initiative cinese

Washington chiede maggiore trasparenza sull'eccesso di debito concesso a nazioni a basso reddito. Sotto sotto teme la crescente influenza di Pechino in Africa ed Eurasia
Xi Jinping AP

Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno preso di mira la Cina, non solo sul fronte commerciale. Washington guarda con apparente preoccupazione alla "Belt and Road Initiative", l'iniziativa per lo sviluppo e le infrastrutture lanciata cinque anni fa, rivolta a una settantina di nazioni e pensata per fornire centinaia di miliardi di dollari di prestiti. La prima economia al mondo teme che la nazione asiatica e il suo presidente Xi Jinping vogliano ampliare la loro influenza nel mondo, specialmente in Africa e nell'Eurasia.

Crisi nordcoreana, per Trump "C’è ancora molta strada da fare"

Tweet del presidente americano secondo cui gli Stati Uniti non hanno ceduto su nulla

A distanza di poche ore dall’annuncio della Corea del Nord di mettere fine ai test nucleari, ai test con i missili intercontinentali e alla chiusura di alcuni siti per i test atomici, Donald Trump è intervenuto sostenendo che "c’è ancora molta strada da fare" per risolvere la crisi nordcoreana. Il presidente americano ha twittato spiegando agli americani che "noi non abbiamo ceduto su nulla" nei negoziati sul programma nucleare di Pyongyang.  

Usa - Cina, prove di disgelo sul fronte commerciale

Il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin ha detto che sta valutando un viaggio in Cina. Poco dopo la risposta di Pechino: “La parte cinese gli da’ il benvenuto”
©Ap

Piccoli segnali di disgelo tra Stati Uniti e Cina sul fronte commerciale. A fare un primo passo è stato il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, che ha parlato alla stampa durante gli Spring Meetings del Fondo monetario internazionale che stanno per concludersi a Washington. Mnuchin starebbe valutando un viaggio in Cina nell'ambito dello scontro fra Washington e Pechino sulle tariffe doganali, dicendosi poi "cautamente ottimista" su una possibile risoluzione delle tensioni commerciali con la seconda economia al mondo.

Nashville, uomo seminudo spara in un locale: 4 morti e due feriti

Il killer, ancora in fuga, è stato identificato dalle autorità

Un uomo seminudo è entrato in un locale della catena Waffle House alla periferia di Nashville, in Tennessee, aprendo il fuoco sui presenti con un fucile d’assalto AR-15. Il bilancio è di 4 morti e due feriti. Il killer, ancora in fuga è stato identificato dalla polizia che ha lanciato un appello per individuarlo e catturarlo: si tratterebbe di Travis Reinking, 29enne di Morton, in Illinois.

Padoan al prossimo governo: la strada delle riforme è quella giusta

Lagarde (Fmi): sfruttare la finestra ancora aperta, nuvole all'orizzone. Conteno (Eurogruppo): ottomista sull'Eurozona. Scholtz (finanze tedesche): contro gli euroscettici, avanti con riforme
AP

Da Washington, Pier Carlo Padoan ha rivendicato il lavoro fatto al ministero delle Finanze dal febbraio 2014 a oggi. E preparandosi a dire addio al suo incarico, ha lanciato un messaggio al prossimo governo (che fatica a prendere forma): "Non ci sono scorciatoie, la strada intrapresa [delle riforme] è quella giusta". Su questo è d'accordo il Fondo monetario internazionale, che ci chiede un piano "credibile e ambizioso" per portare avanti un consolidamento fiscale. Perché è vero che l'istituto guidato da Christine Lagarde ha rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita dell'Italia. Ed è vero che il debito sta migliorando, ma resta alto mettendo l'Italia tra i Paesi che - come ha avvertito il d.g. del Fondo Christine Lagarde - "potrebbero essere colpiti di più se le condizioni di mercato", ora favoravoli, "cambiano".

L'alt nucleare della Nordcorea

Kim vuole lanciare la versione nordcoreana della glasnost sovietica di Mikhail Gorbachev?

E' certamente un "notevole progresso", come ha detto Donald Trump. Ma per esserlo, l'annuncio arrivato ieri dalla Corea del Nord di un alt ai suoi test missilistici e nucleari deve essere genuino. Per scoprirle se lo sia, serve tempo e dunque un cauto ottimismo - quello consigliato dagli osservatori - sembra necessario.

Visco: avanti con la crescita, ma senza dimenticare i vincoli

Il governatore di Banca d'Italia "fiducioso" nel senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni. Spagnoli più ricchi degli italiani? Padoan usa una metafora calcistica: le rimonte sono possibili.

Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.