C'è la mano di Mosca nel doping dilagante in Russia

Un'inchiesta dell'Agenzia mondiale anti-doping conferma quanto raccontato a maggio dalla talpa russa Grigory Rodchenkov, direttore del laboratorio anti-doping della nazione all'epoca delle Olimpiadi di Sochi

Prove schiaccianti confermano quanto aveva detto a maggio la talpa russa Grigory Rodchenkov: c'è il Cremlino dietro le capillari attività di doping durante e prima le Olimpiadi di Sochi del 2014. L'Agenzia mondiale anti-doping (Wada) ha formalmente chiesto al Comitato olimpico internazionale che gli atleti russi non partecipino ai Giochi di Rio, in Brasile, che iniziano il 5 agosto. Il comitato ha deciso di non mettere al bando tutti gli atleti, ma ha ordinato a ciascuno di loro di provare la propria innocenza alle varie federazioni sportive, non considerando validi gli esami delle urine fatti dai laboratori russi. Dei 389 atleti russi 271 sono stati autorizzati a partecipare ai giochi, e 118 sono stati squalificati. 

Rodchenkov, ora in California ma un tempo a capo del laboratorio anti-doping della nazione presieduta da Vladimir Putin, aveva raccontato al New York Times di avere somministrato sostanze dopanti agli atleti di Sochi sotto ordine del ministero dello Sport. 

Richard McLaren, un avvocato canadese a capo del rapporto dall'Agenzia mondiale anti-doping, ha concluso che può confermare “al di là di ogni ragionevole dubbio” che il ministero dello Sport russo si è servito di un complesso sistema di doping che si estendeva ben oltre Sochi. Il governo russo, infatti, “aveva falsificato i risultati degli esami delle urine di atleti in tutti gli sport, prima e dopo quelle olimpiadi”, ha aggiunto McLaren nel suo rapporto. 

Il governo di Putin aveva negato le accuse di Rodchenkov a maggio. Già allora le agenzie antidoping di tutto il mondo si erano messe insieme per convincere il Comitato olimpico internazionale — che fino all'arrivo dell'esito dell'inchiesta aveva difeso l'integrità del Comitato olimpico russo — a cacciare la Russia dalle olimpiadi. Alcuni atleti russi erano già stati espulsi dalle gare di atletica, decisione contestata da Mosca al Tribunale arbitrale dello sport in Svizzera. 

Come aveva rivelato Rodchenkov e come confermato da McLaren, il governo russo aveva aperto e sostituito le bottiglie sigillate (teoricamente impenetrabili, erano state introdotte per la prima volta ai Giochi di Sidney nel 2000) con i campioni di urine degli atleti che avevano vinto medaglie a Sochi. Dietro attività illegali sofisticate, pianificate da anni, ci sarebbe il vice ministro dello sport Yuri Nagornykh — che aveva negato tutto all'epoca dell'articolo del Nyt. Un altro nome menzionato nel report di McLaren è quello di Irina Rodionova — vice direttrice del centro di preparazione sportiva delle squadre nazionali russe — che aveva fornito informazioni a Rodchenkov per sostituire le provette sigillate con dei campioni puliti. Rodionova era anche un membro del comitato olimpico russo.

Nonostante sia stata proprio l’Agenzia antidoping a ordinare l'inchiesta, è stata criticata per non aver reagito ad altre accuse di doping riguardanti la Russia e che risalivano almeno al 2010. Il presidente dell'Agenzia è per altro un membro del Comitato olimpico internazionale e questa vicinanza — dati gli interessi in gioco — potrebbe aver spinto l’Agenzia a non sbirciare negli affari russi anni prima.

Il ministro dello Sport russo ha dichiarato che se l’indagine dell'Agenzia fosse fondata, la responsabilità per l’accaduto sono da attribuire all'Agenzia stessa. Dovevano essere loro, infatti, a monitorare che non ci fossero irregolarità. Il ministro ha aggiunto che prenderà le misure necessarie per punire le persone coinvolte nelle attività di doping nel caso risulti vero quanto emerso dall'inchiesta; il ministro stesso però si rifiuta di riconoscere l’autorità dell’Agenzia e di McLaren nel condizionare l’espulsione o meno della Russia da Rio. 

Il direttore dell’agenzia americana anti-doping ha dichiarato che il report di McLaren rivela un incredibile livello di corruzione nel governo russo. McLaren conferma che la sua investigazione ha trovato documenti scritti, hard drive, file cancellati, migliaia di pagine e condotto analisi forensi ed elettroniche. Si dice “fermamente convinto” della validità del suo rapporto.

Altri Servizi

Wall Street preoccupata, dopo lo stop a Trump sulla riforma sanitaria

La scorsa settimana è stata la peggiore per gli indici statunitensi dall'inizio dell'anno
AP

Studiare in una università americana dopo la scuola superiore

Quello che bisogna sapere per scegliere e per essere ammessi in un college negli USA. Gli ostacoli da superare e gli strumenti migliori per battere la concorrenza nelle università più prestigiose
Unsplash

Cervelli in fuga non si nasce, si diventa. E il modo più semplice per diventarlo è 'studiarlo' a scuola. Abbiamo provato a confezionare una sorta di guida per iscriversi in una università americana dopo avere ottenuto un diploma di scuola superiore in Italia. Entrare in questo mondo di football, confraternite e campus da film, e ottenere una laurea in una università americana, è in assoluto la linea più diretta per andare a un punto A (non avere chiare prospettive di lavoro in Italia dopo la laurea) a un punto B (trovare un lavoro in America).

Trump, vietata un'altra sconfitta. Ma sulle tasse il rischio è alto

Dopo la bocciatura della riforma sanitaria, l'attenzione si sposta sul codice tributario. Anche in questo caso, i dissidenti potrebbero far naufragare i progetti del presidente
AP

Messo da parte il primo fallimento, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e i repubblicani in Congresso affronteranno da questa settimana il percorso legislativo che ha un obiettivo ancora più difficile da raggiungere della riforma sanitaria, bocciata venerd": la prima modifica al codice tributario in tre decenni.

Altro che la battaglia tra il presidente americano Donald Trump e il Congresso Usa, dove venerdì 24 marzo è stata ritirata la proposta di riforma sanitaria perché priva dei voti necessari per la sua approvazione alla Camera. Secondo un articolo del Wall Street Journal, è l'Italia a rappresentare la principale minaccia politica all'orizzonte per gli investitori.

La Bce conferma: è stata nel mirino degli hacker nordcoreani

L'Eurotower figura tra un centinaio di istituzioni prese di mira insieme alla filiale Usa di Deutsche Bank. Lo dice il NYT secondo cui i pirati informatici sono gli stessi che hanno rubato 81 milioni di dollari dalla Fed di NY e che hanno attaccato Sony

C'era anche la Banca centrale europea tra oltre 100 istituzioni finanziarie prese di mira da hacker nordcoreani. E' quanto sostiene il New York Times, che ha ottenuto e analizzato un elenco di indirizzi IP forniti da esperti di cybersicurezza e che a loro volta hanno passato al setaccio le tracce lasciate dai pirati informatici di Pyongyang quando lo scorso ottobre hanno cercato di intrufolarsi nelle reti di banche polacche. Queste sono state il principale target seguite da quelle americane, a detta del quotidiano newyorchese secondo cui nel mirino c'erano anche la Banca Mondiale di Washington, Bank of America, State Street, Bank of New York Mellon e la filiale statunitense della tedesca Deustche Bank. Anche le banche centrali di Russia, Venezuela, Cile, Messico e Repubblica Ceca erano nella lista degli hacker, mai emersa prima d'ora e che in Cina avevano solo un obiettivo: le filiali a Hong Kong e in Usa della Bank of China. Un portavoce della Bce ha risposto a una richiesta di commento di America24 spiegando che l'istituzione guidata da Mario Draghi "è venuta a conoscenza del tentativo di hackeraggio all'inizio di febbraio. Il nostro team dedicato alla sicurezza ha velocemente concluso che non siamo stati infettati e ha preso misure aggiuntive per prevenire ulteriori rischi legati a quel tentativo di compromissione. In quanto organizzazione finanziaria pubblica internazionale, la Bce è sempre un target di hacker e ha le misure e le procedure necessarie per gestire" tali minacce.

Vettura autonoma Uber provoca incidente, società sospende test

Per il momento la società ha deciso di sospendere i test e di togliere le vetture autonome dalle strade di Pittsburgh, in Pennsylvania, e appunto Tempe, in Arizona.

Una delle vetture autonome di Uber si è schiantata in Arizona, cosa che è destinata a metere sotto ulteriore pressione la società che già deve fare i conti con una serie di problemi interni e internazionali (si pensi per esempio alle tensioni con i tassisti in vari Paesi, tra cui l'Italia).

Dopo la sconfitta sanità, Trump riparte dalla riforma fiscale (e dagli attacchi)

Goldman Sachs ottimista. Jp Morgan più cauta: richiederà anni. Intanto il presidente critica i repubblicani ribelli che hanno provocato la sua prima sconfitta legislativa: "I democratici ridono a Washington". Sanders gli tende la mano

Dopo la devastante sconfitta per abrogare e sostituire Obamacare, Donald Trump riparte dalla riforma fiscale. Incapace di convincere tutti i repubblicani a votare per la "Ryancare", ritirata venerdì 24 marzo perché priva dei voti necessari per essere approvata alla Camera, il presidente americano ha bisogno di un riscatto, di una vittoria legislativa che dimostri che lui - "l'uomo dei fatti, non delle parole" - ci sa fare. La pressione è alta visto l'avvicinarsi dei primi 100 giorni della sua amministrazione. Ma un fallimento anche su questo fronte sarebbe pesantissimo, non solo nei confronti della sua base elettorale ma anche dei mercati che sperano in un allentamento della pressione fiscale da quando Trump ha vinto le elezioni dell'8 novembre scorso.

Pimco patteggia con il 're dei bond' Bill Gross, cacciato dal gruppo

Secondo indiscrezioni, il colosso americano dei fondi d'investimento controllato dal gruppo assicurativo tedesco Allianz versa oltre 81 milioni di dollari, che finiranno alla fondazione di Sue e Bill Gates

Pimco ha raggiunto un patteggiamento "amichevole" con il suo ex direttore investimenti nonché cofondatore, il 're dei bond' Bill Gross che nel settembre 2014 lasciò a sorpresa il colosso americano dei fondi d'investimento controllato dal gruppo assicurativo tedesco Allianz.

Facebook si dà alla musica per sfidare Spotify e YouTube

Il social network sta reclutando persone esperte nel settore per trattare con etichette musicali e mettere a punto le migliori licenze

Facebook sta sempre più puntando sulla musica per sfidare Spotify e YouTube. Il più grande social network al mondo è alla ricerca di tre top executive esperti del settore musicale per lavorare al suo quartier generale americano.

L'Opec ai membri: rispettate i tagli alla produzione

La compliance totale non è stata ancora raggiunta. L'Arabia Saudita controbilancia le mancanze dei Paei parte del cartello, ma non per sempre. A fine aprile la raccomandazione sull'estensione dell'accordo. Il 25 maggio la decisione

Rispettare il taglio alla produzione di petrolio deciso lo scorso anno altrimenti il mercato continuerà a soffrire. E' questo il messaggio lanciato dall'Opec ai 13 Paesi membri che il 30 novembre scorso siglarono un accordo storico - il primo in otto anni - che è entrato in vigore a inizio gennaio per sei mesi eventualmente rinnovabili. In pratica, le nazioni da cui arriva un terzo della produzione globale di greggio devono rispettare "molto seriamente" l'intesa per una riduzione dell'output di 1,2 milioni di barili al giorno. "Si deve fare di più", ha messo in guardia il ministro petrolifero del Kuwait che presiede la commissione del cartello per la compliance.