La minaccia di Trump all'Iraq: se mandate via le nostre truppe, bloccheremo i vostri conti alla Fed

Il dipartimento di Stato avrebbe avvertito Baghdad, secondo il Wall Street Journal. Le tensioni tra i due Paesi nate con il raid Usa a Baghdad con cui è stato ucciso il generale iraniano Soleimani
Ap

L'amministrazione Trump ha avvertito l'Iraq che rischia di perdere l'accesso ai suoi conti bancari negli Stati Uniti, presso la Federal Reserve di New York, se caccerà le truppe statunitensi presenti nel Paese. Lo scrive il Wall Street Journal.

L'Iraq, come altri Paesi, ha dei conti aperti alla Fed di New York per gestire le finanze del Paese, compresi i proventi della vendita di petrolio. L'impossibilità ad accedere a quei conti colpirebbe duramente il sistema finanziario iracheno, che rischierebbe il collasso.

Le tensioni tra i due Paesi sono nate il 3 gennaio, con il raid statunitense a Baghdad in cui è morto il generale iraniano Qassem Soleimani, condotto senza l'autorizzazione delle autorità irachene. Il 5 gennaio, il Parlamento iracheno ha approvato una risoluzione non vincolante per mandare via le truppe statunitensi dal Paese. Trump, allora, ha minacciato di colpire l'Iraq con sanzioni e di presentare un conto da miliardi di dollari, se Baghdad costringerà gli Stati Uniti a ritirare le truppe.

Il 10 gennaio, poi, l'ufficio del primo ministro iracheno, Adel Abdul-Mahdi, ha reso noto che il premier ha chiesto al segretario di Stato americano, Mike Pompeo, di inviare una delegazione in Iraq con il compito di presentare un piano per il ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq. Il premier ha condannato tutte le violazioni della sovranità irachena, compresi gli attacchi missilistici iraniani compiuti contro due basi statunitensi nel Paese, avvenuti in risposta all'assassinio del generale Soleimani. Il leader iracheno ha chiesto a Pompeo di "mandare dei delegati in Iraq per preparare un meccanismo per mettere in pratica la risoluzione del parlamento riguardante il ritiro delle truppe straniere dall'Iraq".

Poco dopo, il dipartimento di Stato americano ha smentito l'ipotesi del ritiro delle truppe dalle basi irachene e "ogni delegazione inviata in Iraq discuterà di come reimpegnarci al meglio per la nostra partnership strategica, non per discutere del ritiro delle truppe, ma della nostra giusta e appropriata posizione in Medio Oriente. Oggi, una delegazione della Nato è al dipartimento di Stato per discutere del maggior coinvolgimento della Nato in Iraq, in linea con il desiderio del presidente di condividere il peso dei nostri collettivi sforzi difensivi".

"C'è bisogno, comunque, di una conversazione tra Stati Uniti e Iraq non solo sulla sicurezza, ma sulla nostra partnership finanziaria, economica e diplomatica. Vogliamo essere un amico e un alleato di uno stabile, prospero e sovrano Iraq". "L'America è una forza positiva in Medio Oriente" ha scritto il dipartimento di Stato.

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