La Nasa di Trump


Il presidente eletto vuole la Luna e Marte, ma soprattutto i capitali privati e la fine del programma di ricerca sul clima. Dietro le quinte c'è Peter Thiel (e Elon Musk) e in molti temono che si possa creare un nuovo conflitto di interessi

Nel corso della riunione tra Donald Trump e i guru della Silicon Valley alla Trump Tower, alla sinistra del presidente eletto, dalla parte opposta del vicepresidente Mike Pence, sedeva Peter Thiel, investitore miliardario e trumpista della prima ora. Per molti analisti Thiel rappresenta il collegamento diretto tra il miliardario repubblicano e la Silicon Valley: insieme a Elon Musk ha creato PayPal, siede nel consiglio di amministrazione di Facebook, finanzia una startup che si occupa di intelligenza artificiale, ma soprattutto è il fondatore di Palantir, startup che raccoglie dati e ha contratti con le agenzie di intelligence del governo americano.

All'interno della sala riunioni della Trump Tower, quel giorno, oltre ai vertici delle aziende più ricche del mondo - e ovviamente a Thiel e ai figli di Donald Trump - c'era anche Alexander Karp, amministratore delegato di Palantir, unica società non quotata a sedere davanti al presidente eletto.

In molti hanno definito l'incontro una sconfitta per la Silicon Valley, che dopo aver criticato aspramente Trump e sostenuto Hillary Clinton, ha alzato bandiera bianca. Altri media hanno invece sostenuto che potrebbe essere l'inizio di una nuova collaborazione che potrebbe portare con sé importanti cambiamenti.

Ma non è solo la tecnologia del cloud, dell'intelligenza artificiale, degli smartphone e dei big data a interessare a Thiel. Pare infatti che il fondatore di Palantir voglia avvicinare Trump a un settore che potrebbe aprire regioni inesplorate e miliardi di dollari: quello dello Spazio.

Qualche giorno fa Trump ha deciso di chiamare all'interno del suo transition team per trattare i temi legati alla Nasa, Charles Miller, ex veterano dell'agenzia spaziale americana e tra i primi imprenditori privati del settore.

Bene, la scelta di Miller, sarebbe un segnale chiaro: il tentativo di aprire in modo sempre più convinto la Nasa all'iniziativa privata. E soprattutto un segnale inequivocabile dell'influenza di Theil su Trump (dopo tutto fa parte del team di transizione del presidente) e del tentativo di mettere in ordine le cose. Questo perché quello che in sordina sta succedendo - o potrebbe succedere - all'interno del settore Spaziale è di vitale importanza per tutti.

Procediamo con ordine. In primo luogo bisogna dire che è in corso una guerra. O quanto meno una corsa a occupare la posizione migliore con annesse lamentele per conflitti di interessi. In primo luogo Thiel avrebbe sostenuto che parte del team inviato alla National Aeronautics and Space Administration conteneva personaggi troppo legati a Boeing e Lockheed Martin, che poi sono i due colossi che hanno nelle mani i principali contratti e che non a caso Trump ha fortemente criticato negli ultimi giorni. E ancora, la maggior parte delle persone che nel transition team di Trump si occupano di Nasa, sostengono i progetti voluti da Jeff Sessions in Alabama: nel frattempo Sessions è stato scelto da Donald Trump come segretario alla Giustizia.

Intanto - scrive il Wall Street Journal - pare che Elon Musk (a.d. di Tesla e del gruppo spaziale SpaceX) e Jeff Bezos (capo di Amazon, del Washington Post ma anche di BlueOrigin) si siano lamentati con Thiel, chiedendogli di controllare che non siano fatti favori personali e che l'apertura alle aziende private sia fatta in modo equo e trasparente. Ma anche in questo caso c'è un retro della medaglia. Alcuni funzionari sostengono che dare troppo spazio a Thiel possa creare il problema opposto: dare un vantaggio a Musk, che di Thiel è amico e che ha investito 100 milioni di dollari per creare SpaceX: adesso la sua azienda ha un contratto da 6,5 miliardi di dollari con la Nasa per portare attraverso i suoi razzi privati rifornimenti ala stazione spaziale (per ora i lanci sono fermi dopo l'incidente di novembre).

C'è da dire che Trump non ha ancora dato alcun segnale ufficiale sulle sue intenzioni nel settore spaziale. E per ora si tratta solo di voci che aggiungono elementi alla storia. Come quelle che danno Mike Pence come l'uomo che gestirà in modo diretto tutto quello che riguarda la Nasa e quelle che sostengono che Newt Gingrich - ex speaker della Camera e investitore in startup spaziali - si sia lamentato con Trump per lo strapotere di Boeing e Locked.

Tuttavia il presidente eletto più volte nel corso della sua campagna elettorale ha parlato del futuro della Nasa (potrebbe essere questo?). "Un pilastro della mia azione politica è sostanzialmente quello di espandere la collaborazione tra pubblico e privato per massimizzare l'ammontare degli investimenti e dei fondi che saranno a disposizioni delle esplorazioni spaziali e dello sviluppo", ha detto il Florida il 25 ottobre scorso aggiungendo che la Nasa di oggi non funziona affatto: "Renderemo libera la Nasa dalle restrizioni di servire in primo luogo come una agenzia di logistica per le attività nell'orbita bassa delle Terra. Invece, ci concentreremo sulle missione di esplorazione dello spazio. Sotto l'amministrazione Trump, la Florida e l'America guideranno la strada verso le stelle".

È inoltre importante ricordare come Trump voglia tagliare tutti i fondi destinati alla ricerca sul clima che negli otto anni di Barack Obama sono arrivati nelle casse della Nasa. Allo stesso tempo vuole puntare su nuove esplorazioni della Luna, ma anche di Marte con l'idea di quantomeno pensare se è possibile mandare uomini ad esplorare il sistema solare. Un tema che sta preoccupando i funzionari dell'agenzia: "Il lavoro sul clima che facciamo alla Nasa è di vitale importanza per la vita sulla Terra", ha detto in una nota Thomas Zurbuchen, il Nasa science administrator, nel tentativo di mettere le mani avanti e avvalorare l'importanza del programma. In realtà non è chiaro quanti fondi dell'1,92 miliardi di dollari cdi finanziamenti federali ricevuti dalla Nasa nel 2016 siano stati destinati al clima.

In tutta questa confusione è chiaro che Trump ha come principale obiettivo quello di smantellare la divisione climatica. Ha infatti portato avanti una campagna elettorale definendo il riscaldamento della Terra una bufala inventata dai cinesi per battere gli Stati Uniti sulla crescita economica. Invece, vendere la speranza delle esplorazioni umane dello Spazio è di certo un tema perfetto per Trump che si riconduce ai timori per possibili nuovi conflitti di interessi, soprattutto perché Musk ha appena promesso di portare l'uomo su Marte nei prossimi dieci anni. E per il presidente eletto potrebbe essere una buona opportunità per entrare nella storia.

Poco tempo fa ha anche raccolto uno strano (e non ufficiale) endorsement da parte di Bill Gates. Il fondatore di Microsoft ha detto che Trump ha l'opportunità di entrare nelle storia come Joh F. Kennedy. E dal punto di vista simbolico la Luna, Marte e lo Spazio sembrano proprio essere temi perfetti per costruire questa retorica.

Donald 'deep space' Trump ©AP
Andrzej Stewart della Rhode Island School of Design prova la sua tuta per Marte ©AP
Eugene A. Cernan nel corso della missione Apollo 17, dicembre 1972 ©NASA
Ronald E. Evans nel corso della missione Apollo 17, dicembre 1972 ©NASA
John Glenn nel corso dei test pre lancio della missione Mercury-Atlas 6 ©NASA
Donald Trump e Peter Thiel nel corso della riunione con i big della Silicon Valley ©AP