La pizzeria diventa scuola di formazione anche in streaming e sui social

In un momento che si conferma favorevole per i prodotti Made in Italy all'estero, non più solo un simbolo dell'italianità, ma sempre più spunto culturale e turistico. L'esempio di Keste Pizza a New York.
Keste Pizza

In un momento che si conferma favorevole per i prodotti Made in Italy all'estero, non più solo un simbolo dell'italianità, ma sempre più spunto culturale e turistico, si evolve anche la comunicazione dei principi di buona cucina, con una diffusione più allargata ed efficace, utilizzando la rete, i blogger e i social network. Il cibo va gustato, ma anche fotografato e conosciuto, creando una vera e propria "esperienza".

Un esempio di questo nuovo tipo di approccio è Keste Pizza di New York, in Fulton Street, dove si impara l'arte della pizza, un prodotto dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. L'idea di portare a New York la pizza Accademy è venuta a Roberto Caporuscio, responsabile dell'Associazione Pizzaiouli Americani, da vent'anni in America, dove con il suo socio Antonio Starita gestisce tre ristoranti, tra cui appunto Keste.

"Il momento è decisamente favorevole. Bisogna essere tuttavia molto attenti: il mondo cambia rapidamente e sui mercati si sono imposti nuovi protagonisti che potrebbero rivelarsi avversari forti e potenti. Quindi, maggiore conoscenza del mercato e della realtà americana, magari prendendo delle esperienze diverse che completino il quadro d'insieme, puntando sempre sulle eccellenze italiane e affinando e ottimizzando le strade della distribuzione", ha detto Caporuscio.

"Il mondo della pizza sta cambiando e sta divenendo sempre più rilevante. Per questo è necessario fare gruppo attraverso una politica partecipativa. Il business dei consumi fuori casa è pari a 72 miliardi di euro e il trend è in crescita", ha detto Raffaele Cercola, docente di marketing strategico alla Seconda università di Napoli. New York ospita 24.000 ristoranti, di cui 1.150 sono italiani (610 solo a Manhattan) e, secondo la National Restaurant Association, il 47% dei pasti è consumato fuori casa.

Interessanti sono i laboratori linguistici e gastronomici che portano a tavola con Barilla gli studenti delle scuole associate all'Italian American Committee on Education oppure il tour mondiale di Lsdm (Le strade della Mozzarella), congresso internazionale di cucina d'autore che mira a indagare le potenzialità dei prodotti dell'agroalimentare italiano di qualità affidandoli alle mani dei grandi chef che è approdato a giugno, per il secondo anno, a New York con due giornate.

Protagonisti, oltre alla Mozzarella di Bufala Campana DOP, una selezione di eccellenze del Made in Italy agroalimentare ed enogastronomico. In questa occasione proprio Keste Wall Street ha accolto i maestri pizzaioli Jonathan Goldsmith da Chicago e da Gino Sorbillo e Rosario Ferraro direttamente dalla culla della pizza, Napoli.

"Spesso i ristoratori italiani si focalizzano sulla cucina, ma restano carenti sul lato del marketing e questo è un aspetto da non trascurare se si vuole allargare la propria clientela. Una volta lanciato il locale si deve puntare sulla La parte promozionale conta quanto il cibo, non basta essere il miglior pizzaiolo di New York se non si ha alle spalle una strategia promozionale che funziona", ha detto Caporuscio, sottolineando che per questo ha sfruttato la tecnologia che accorcia le distanze.

"Ogni giorno trasmettiamo il corso in streaming, visibile sul nostro sito. Le persone che ci seguono da casa, che ogni giorno arrivano anche a 1.500-2.000, possono imparare come se fossero qui. In più coinvolgiamo nelle nostre lezioni anche alcuni food blogger che hanno profili instagram molto seguiti per diffondere anche su questo social la nostra cultura gastronomica", ha detto.

La richiesta sta cambiando verso un'esperienza che va oltre la semplice degustazione. Il cliente americano oggi è più curioso e attento, vuole mangiare bene, ma allo stesso tempo vuole conoscere e imparare, portarsi a casa una esperienza di cucina per riproporre in famiglia. "E' importante istruire sulla cultura gastronomica di altre Regioni del nostro Paese, sempre attraverso serate tematiche, magari anche con l’abbinamento di vini ad hoc e incentivarne il consumo a vantaggio dei nostri produttori", ha detto Caporuscio.

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