La “razionalità limitata” di Herbert Simon all’Italian Cultural Institute di New York

Si è svolto oggi un seminario sull’importanza di questo concetto elaborato dallo psicologo americano premio Nobel per l’economia nel 1972
Egidi e Viale

E’ uno dei concetti più importanti e, al contempo, più controversi dell’epistemologia, dell’economia e della psicologia. E’ la cosiddetta “Bounded Rationality”, ovvero la razionalità limitata, concetto creato da Herbert Simon, informatico, psicologo ed economista americano della seconda metà del Novecento. L’Italian Cultural Institue della Grande Mela, in collaborazione con l’associazione Herbert Simon Society e The Rosselli Foundation, ha organizzato oggi, 23 maggio 2011, “The Future of Economics: Updating Bounded Rationality”, un seminario diretto ad analizzare questo tipo di razionalità e a delineare come alcune discipline, come la filosofia, le scienze informatiche e la psicologia, hanno provato a ridefinirla.

Oltre a Riccardo Viale, direttore dell’Italian Cultural Institue, il seminario ha visto l'intervento di nomi di prestigio, come Massimo Egidi, docente di economia e rettore della Università Luiss di Roma, lo psicologo israeliano Daniel Kahneman della Princeton University (noto per essere stato il secondo psicologo, dopo Simon, ad avere ricevuto il premio Nobel per l’economia nel 2002) e Jon Elster della Columbia University di New York.

Premio Nobel per l’economia nel 1978, Simon è stato il primo a mettere in discussione il modello di razionalità utilizzato dall’economia neoclassica e che è stato alla base della crisi finanziaria degli ultimi anni. Ma che cosa si deve intendere per razionalità limitata? Questo concetto vuole indicare una scelta razionale che tiene in considerazione i limiti conoscitivi e cognitivi umani. Una teoria, dunque che ha come scopo analizzare le reali capacità di decisione del soggetto economico immerso in una determinata situazione.

Questo tipo di razionalità è, infatti, un concetto importante dell’economia comportamentale e riguarda i modi in cui il processo decisionale influenza le singole scelte degli individui. Prendere decisioni razionali, stando a Simon, non è semplice a causa di alcuni limiti: non si tratta solo della complessità intrinseca dei problemi ma anche delle informazioni che si hanno disponibili ( a volte sono piuttosto scarse ) e della nostra stessa capacità nell’elaborare informazioni che può essere ristretta. Inoltre, ci sono dei limiti oggettivi relativi all’impossibilità umana di considerare troppe variabili relative ad una unica problematica.

“Il migliore modo per spiegare la razionalità limitata è utilizzare la metafora della forbice” ha dichiarato Viale. E ha continuato: “Da un lato c’è la natura del nostro pensare, e dall’altra c’è, invece, la natura delle circostanze (molto complesse) all’interno delle quali ci troviamo a prendere delle decisioni”.

“Succedono così tante cose nella nostra mente che spesso sono difficili da accostare al termine razionalità” ha dichiarato Daniel Kahneman che si è focalizzato sul concetto di razionalità in relazione alle emozioni e alla memoria. Curioso è stato l’esempio fornito da Kahneman per spiegare il ruolo della memoria nella vita umana: l’uomo, infatti, nel prendere determinate decisioni è influenzato dai limiti della sua memoria. “Provate ad immaginare che un gruppo di persone debba superare due prove. Nella prima i soggetti vengono immersi per un minuto in acqua gelida. Nella seconda vengono immersi per un minuto nell’acqua che ha la stessa temperatura e 30 secondi in cui la temperatura scende di un grado” ha detto lo psicologo precisando che “sebbene nella seconda prova il tempo trascorso in acqua sia stato più lungo, le persone alla domanda ‘quale delle due prove preferisci?’ risponderà sempre ‘la seconda’”.

Questo, stando alle parole di Kahneman, avviene per due motivi: nella prima prova l’impatto con l’acqua è stato più “doloroso” e le persone ricordano più facilmente una prova con un lieto fine.

La razionalità di Simon tende, dunque a rimettere in discussione un modello di economia tradizionale che vede i singoli soggetti agire in maniera ottimale ed è quasi come se per Simon non esistesse l'uomo razionale in sè ma un uomo che in realtà agisce come “satisficer”, ovvero un individuo che, proprio perché si parte da una situazione limitata, tende a ricercare una soluzione soddisfacente piuttosto che ottimale.

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