La rivoluzione della moneta virtuale e il fisco Usa

Ecco il secondo di due articoli per arrivare a comprenderne le implicazioni fiscali

Nel primo articolo abbiamo visto come la moneta virtuale si stia diffondendo sempre di più e gli aspetti più importanti di questo fenomeno. In questo secondo articolo andiamo ad approfondirne le implicazioni fiscali attraverso casi pratici.

Il trattamento fiscale della moneta virtuale Per una corretta applicazione della normativa fiscale, è fondamentale comprendere la natura delle transazioni e la categoria di appartenenza dell’utente. Ciò significa identificare se si tratta di un acquisto o prestito di criptovaluta, uno scambio per beni e servizi, un’attività di mining, oppure uno scambio con altre valute virtuali.

Le valute virtuali sono considerate dal fisco americano (IRS) come una proprietà e non una moneta, vengono infatti applicati i principi che regolano il trasferimento di beni di proprietà. In seguito vediamo le varie ramificazioni fiscali in base alla natura delle transazioni.

Moneta virtuale come metodo di pagamento
Negli Usa ricevere lo stipendio da un datore di lavoro in una valuta virtuale equivale ad un pagamento in dollari. L’importo deve essere indicato dal datore di lavoro nel modulo W-2 per i dipendenti come il valore di mercato (Fair Market Value) della criptovaluta nella data in cui avviene il pagamento. I liberi professionisti che vengono pagati con una valuta virtuale in cambio di un bene o servizio devono dichiarare il valore di mercato della valuta alla data di ricezione.

Moneta virtuale da attività di mining
I miner devono dichiarare il valore di mercato della valuta alla data di ricezione. Per i contribuenti che fanno attività di mining come forma di attività propria e non come lavoro dipendente, il reddito netto è soggetto all’imposta dei lavoratori autonomi.

Moneta virtuale come forma di scambio
Le operazioni di scambio in valuta virtuale sono paragonabili alla compravendita di titoli e vengono applicate le normative per la vendita e lo scambio di capitale fisso. Ciò significa che i guadagni di breve periodo saranno tassati come reddito ordinario; i guadagni di lungo periodo saranno tassati a un tasso preferenziale. Scenario 1: Il 1° gennaio 2017 un BTC viene acquistato per 3.000 dollari. Il 1° luglio 2017 viene venduto per 8.000 dollari. Il guadagno di 5.000 (8.000 – 3.000) è di breve periodo e verrà tassato secondo l’imposta sul reddito del contribuente.

Scenario 2: Il BTC viene venduto per 12.000 dollari il 1° maggio 2018. In questo caso il guadagno di 9.000 è di lungo termine e sarà tassato a un’aliquota preferenziale.

Quando una valuta virtuale viene scambiata con un’altra valuta virtuale, il guadagno o la perdita vengono riconosciuti in dollari.

Scenario 3: Il BTC viene scambiato per un ADA (1 BTC = 10.000 unità di ADA, 1 ADA = 0,60 dollari). Il guadagno sarà di 3.000 dollari (10.000 x 0,60 - 3.000 dollari).

Moneta virtuale come forma di prestito
Le valute virtuali possono essere prestate da un utente a un altro. Chi dà in prestito la valuta può ricevere tassi di interesse fino al 20%. In tal caso è importante indicare gli interessi ricevuti nella dichiarazione dei redditi.

In conclusione, data la crescente popolarità della valuta virtuale è importante che i contribuenti siano consapevoli delle implicazioni fiscali, e che verifichino la presenza di guadagni non dichiarati oppure dichiarati in maniera non corretta per evitare di essere soggetti a sanzioni.

*Andrea Fantozzi, partner alla Prager Metis Internationl e responsabile dell’Italian Desk, ha ottenuto una certificazione in “Blockchain Fundamentals For Accounting and Finance Professionals” offerto dall’American Institute of Certified Public Accountants.

Per ulteriori approfondimenti potete scrivere al seguente indirizzo email: afantozzi@pragermetis.com

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