La senatrice Warren vuole smantellare Amazon, Google e Facebook

Su colossi tecnologici come Facebook e Amazon torna lo spettro degli scorpori forzati dal governo americano. Già minacciati da Donald Trump, quei gruppi ora devono fare i conti con una proposta della senatrice democratica Elizabeth Warren.

Già famosa per le sue posizioni anti Wall Street, lei vorrebbe "cambiamenti strutturali nel settore tecnologico - incluso lo smantellamento di Amazon, Facebook e Google - al fine di promuovere una maggiore competizione". In un post pubblicato su Medium, colei che si è candidata alle elezioni presidenziali americane del 2020 ha fornito la sua ricetta. Warren punta a fare approvare una legislazione che designerebbe questi gruppi come "piattaforme utility", obbligandoli di fatto a scorporare alcune delle loro attività. Sarebbe il caso, per esempio, delle attività pubblicitarie e di ricerca di Google o AmazonBasics e Marketplace di Amazon.

"Venticinque anni fa, Facebook, Google e Amazon non esistevano. Ora sono tra le aziende più conosciute e dal maggiore valore al mondo. [La loro] è una bella storia ma anche una che mette in evidenza come il governo debba rompere i monopoli e promuovere mercati competitivi", ha scritto. La senatrice del Massachusetts vorrebbe anche smontare alcuni merger o acquisizioni. Nel mirino c'è l'operazione da quasi 14 miliardi di dollari con cui Amazon ha comprato la catena di supermercati di alta gamma Whole Foods, le acquisizioni da parte di Facebook di WhatsApp e Instagram e quelle realizzate da Google che chiamano in causa Waze, Nest e DoubleClick.

Secondo Warren, "al giorno d'oggi grandi aziende tecnologiche hanno troppo potere sulla nostra economia, sulla nostra società e sulla nostra democrazia". Per lei, quei gruppi "si sono mossi come un bulldozer contro la competizione e hanno usato le nostre informazioni private per trarne profitto" arrivando a "ledere aziende piccole e a frenare la competizione".

Lo spettro di iniziative antitrust contro i colossi tech era emerso già nel settembre 2018, quando al dipartimento di Giustizia allora guidato dal segretario Jeff Sessions si erano tenute riunioni per capire se quei gruppi stavano "ledendo la competizione e frenando intenzionalmente la libera circolazione delle idee sulle loro piattaforme" social. Il mese precedente il presidente Donald Trump aveva minacciato Facebook, Twitter e Google dicendo che stavano "navigando in acque molto difficili e devono stare attenti". Trump era convinto che i social media stessero sopprimendo le voci più conservatrici, cosa smentita dai diretti interessati.

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