La settimana in America: di nuovo shutdown, bilanci e un occhio a Wall Street

Il Congresso torna a discutere per evitare un nuovo blocco delle attività federali. Wall Street spera di riprendersi dopo le perdite di venerdì. Ci sono poi altri bilanci e dati economici in arrivo
AP

La settimana appena conclusa non è andata benissimo, soprattutto per la borsa americana. Il Dow Jones ha chiuso la seduta di venerdì in rosso di 666 punti. A parte la simbologia satanica del numero, per l'indice è stata la giornata peggiore dal giugno del 2016, a causa di diversi fattori: i timori per le politiche di Trump, le tensioni legate al nuovo governatore della Fed, Jerome Powell, e infine il tentativo del mercato di fare profitti, dopo giorni di guadagni enormi. Ma vediamo quali sono gli altri eventi della settimana in arrivo.

Ancora shutdown. Martedì la Camera discuterà una nuova bozza di legge finanziaria, per evitare che l'8 febbraio ci sia un nuovo shutdown, la chiusura di parte delle attività del governo federale per mancanza di fondi. Due settimane fa il Congresso aveva trovato un accordo all'ultimo per porre fine a tre giorni di shutdown.

Adesso il problema ritorna. Gli scontri sono soprattutto su l numero di risorse da stanziare per la difesa, che alcuni repubblicani e l'amministrazione Trump vorrebbero aumentare. E poi c'è la questione Dreamer. I residenti senza documenti arrivati in America da bambini rischiano di tornare in una condizione di illegalità, se non sarà rinnovato il piano di protezione voluto da Barack Obama.

Ma non è così facile, soprattutto perché Donald Trump chiede in cambio una cosa che tutti i democratici e parte dei repubblicani non vogliono concedergli: il finanziamento del muro con il Messico.

Nuovi dati americani e la Fed. Dopo i dati della settimana scorsa, che mostrano un aumento della crescita dei salari, questa settimana sarà pubblicato il rapporto di gennaio dell'Institute of Supply Management, che mostra lo stato di salute delle aziende americane. Gli investitori attendono anche i numeri delle esportazioni, soprattutto dopo la derive protezionistiche di Donald Trump e del suo esecutivo.

La nuova settimana segna anche l'inizio del mandato di Jerome Powell alla guida della Fed, dopo quattro anni di Janet Yellen. Wall Street teme che il numero dei rialzi del 2018, dovrebbero essere tre, potrebbe aumentare, ponendo fine alle politiche accomodanti e bilanciate di Yellen. Sono attesi i discorsi del presidente della Fed di New York, Bill Dudley, e di quello di San Francisco, John Williams. 

Disney e gli altri bilanci. Infine ci sono gli ultimi bilanci delle aziende quotate a Wall Street, che arrivano dopo sette giorni densi di trimestrali dei colossi tech, tra cui Apple, Google e Amazon. Questa settimana saranno pubblicati i conti di Walt Disney, Chipotle, Hasbro, Michael Kors, Yum Brands, Nvidia, Kellogg, AIG, Expedia e PG&E.

AP
AP
Altri Servizi

Wall Street, il focus resta sulla Turchia

Giornata economica priva di altri spunti di nota
iStock


Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
AP

Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

AP

Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

Zeid Ra'ad al-Hussein: "La sua retorica mi ricorda i tempi bui" del ventesimo secolo

La retorica del presidente statunitense, Donald Trump, contro i mass media 'nemici del popolo' è "molto vicina all'incitamento alla violenza", che potrebbe portare i giornalisti ad autocensurarsi o a essere attaccati. Lo ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, in un'intervista esclusiva al Guardian prima della fine del suo mandato. Il diplomatico e principe giordano lascerà l'incarico questo mese, dopo aver deciso di non ripresentarsi per un secondo mandato quadriennale, in un momento in cui le grandi potenze mondiali sembrano meno impegnate a combattere gli abusi.

L'ambasciatrice Mariangela Zappia debutta all'Onu, vede Guterres

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso il palazzo di vetro ha presentato le sue credenziali. I temi prioritari per il nostro Paese: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo sostenibile, migrazioni

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

Trump pronto a rivedere accordi duty-free con nazioni piccole

Indonesia e Thailandia nel mirino. Dall'autunno analisi su accordi in Europa orientale, Medio Oriente e Africa

Non ci sono solo la Cina o l'Unione europea nel mirino (commerciale) degli Stati Uniti. Da quando Donald Trump è diventato presidente americano, era il gennaio 2017, Washington sta analizzando gli accordi commerciali grazie ai quali nazioni più piccole e meno sviluppate da 30 anni esportano in Usa migliaia di prodotti duty-free.

Dazi Usa per 16 miliardi di dollari su import cinese scattano il 23 agosto

Si aggiungono a quelli del 25% su 34 miliardi entrati in vigore il 6 luglio

Preannunciati il 15 luglio, i dazi americani su prodotti cinesi per 16 miliardi di dollari entreranno in vigore il 23 agosto prossimo. Le tariffe doganali si aggiungeranno a quelle del 25% scattate il 6 luglio scorso per 34 miliardi su 818 articoli Made in China.

Il duello Erdogan-Trump

La crisi turca preoccupa gli investitori. Obbligatorio un rialzo dei tassi di almeno il 10% per fermare la caduta libera della lira. Il presidente turco minaccia quello Usa: cercheremo nuovi amici. Alleanza Nato a rischio
AP

Quanto sarà disposto Recep Tayyip Erdogan a sopportare la "guerra economica" che secondo lui è stata lanciata dagli Stati Uniti contro la sua Turchia? Quanto la crisi finanziaria di Ankara si allargherà nei mercati emergenti e nel Mediterraneo? Quando e quali misure estreme verranno adottate per calmare la situazione? Sono questi gli interrogativi che rimbalzano da una sala operativa all'altra dopo un venerdì 10 agosto in cui la lira turca a un certo punto era arrivata a cedere il 20% contro il dollaro. Un biglietto verde alla fine della giornata comprava 6,43 lire, il 41% in meno da inizio anno.