La settimana in America: gli Spring Meetings dell'Fmi, la Siria e le banche americane

E poi c'è Donald Trump che oltre al Medio Oriente dovrà affrontare un nuovo capitolo della vicenda con Stormy Daniels e la pubblicazione del libro autobiografico di James Comey. Sullo sfondo Shinzo Abe, molti conti trimestrali e le tensioni con la Cina
AP

È vero, negli Stati Uniti l'interesse sarà anche per questa settimana tutto per Donald Trump. Il presidente americano dovrà confrontarsi con tre appuntamenti: lunedì il suo avvocato, Michael Cohen, dovrà presentarsi davanti ai giudici a New York e portare con sé la lista dei suoi clienti. Si sospetta che ne abbia solo uno, Trump. Insieme a lui, in aula, ci sarà Stormy Daniels, la pornostar che ha ricevuto 130.000 dollari per non raccontare del suo incontro sessuale con il presidente, nel 2006. Il New Yorker sostiene che proprio questa faccenda potrebbe mettere in difficoltà veramente l'amministrazione Trump.

Comey pubblica, finalmente. Martedì, invece, uscirà il libro di James Comey, attesissimo. Già negli scorsi giorni nelle anticipazioni, sono usciti spunti interessanti. L'ex direttore dell'Fbi, licenziato da Trump nel maggio del 2017, sostiene che il presidente sia un bugiardo e usi metodi mafiosi chiedendo fedeltà a tutti i costi. Nei giorni scorsi Trump non è stato zitto. Ha scritto decine di tweet (come solito) insultando Comey, mettendo in dubbio la sua intelligenza e dicendo che "sarà ricordato come il peggiore direttore dell'Fbi".

La Siria, Trump e tutto il resto. Il Congresso è molto arrabbiato - soprattuto lo sono i democratici - per il fatto che Trump ha deciso di non avvisarli e di non chiede l'autorizzazione per bombardare la Siria. Lunedì ci sarà una nuova riunione del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere ancora una volta di Siria. Non sarà facile. Russia e Cina sono compatte, convinte a difendere ancora una volta Bashar al Assad.

Trump+Abe. Martedì il premier giapponese, Shinzo Abe, arriverà a Mar-a-Lago per un incontro con Trump. È la seconda volta che Abe visita la residenza in Florida del presidente. Nel febbraio 2017, mentre i due cenavano, la Corea del Nord aveva fatto nuovi test missilistici. Adesso la situazione è molto più calma e Trump dovrebbe incontrare il leader nordcoreano, Kim Jong-un, tra maggio e giugno.

Ci sono i Meetings. A Washington, invece, mercoledì iniziano gli Spring Meetings del Fondo monetario internazionale. Sarà il timore per lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina la principale preoccupazione dell'incontro.

Per la prima volta dopo un decennio, tuttavia, Christine Lagarde ha detto che è ottimista e che l'economia globale crescerà del 3,9%. Anzi potrebbe anche alzare questa previsione quando pubblicherà le nuove stime, martedì.

Ma l'Fmi ha molti timori di un ritorno al protezionismo e ai dazi, che potrebbero fermare la crescita e creare nuove tensioni. 

Le banche danno i numeri.  Dopo quelli della settimana scorsa, che hanno aperto la stagione delle trimestrali, proseguono gli appuntamenti con i conti delle banche: lunedì ci sarà  Bank of America, martedì Goldman Sachs e mercoledì Morgan Stanley. Oltre alle banche, martedì ci saranno i conti di IBM, mercoledì quelli di Alcoa e chiude la settimana, venerdì, General Electric, con previsioni tutt'altro che buone.

(A.P.)

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World Bank

Washington - Il Fondo monetario internazionale voleva usare i suoi lavori primaverili per "unire le nazioni" e allentare le tensioni commerciali riaccese dal braccio di ferro tra Usa e Cina. I cosiddetti Spring Meetings dell'istituto guidato da Christine Lagarde sono invece finiti come erano iniziati. Il mondo continua a temere una guerra commerciale dalla quale - è la tesi - non emergerebbe nessun vincitore mentre gli Stati Uniti continuano a volere perseguire un commercio "libero, equo e reciproco". Dunque, non resta che trattare.

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©Ap

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Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.