La stanza del silenzio di New York

Uno spazio multifede all'interno della New York University. Gli studenti possono pregare, riflettere e meditare

Nel cuore del Greenwich Village, tra gli edifici della New York University, c’è un luogo chiamato “stanza del silenzio”, una sala multifede aperta nel 2012 tra le mura dello Spiritual Center dedicato agli studenti dell’università privata newyorchese. Costruito all’interno di un’ex chiesa cattolica, il centro si trova al 238 di Thompson Street e ha decine di stanze di diversa dimensione per offrire agli studenti luoghi dove celebrare i propri riti, ma anche ritirarsi nella riflessione e nel silenzio.

Il Global Spirituale Center è stato aperto cinque anni fa alla Nyu, dopo che uno studio rivelò che il 70% delle prenotazioni per le sale comuni dell’università aveva a che fare con l’aspetto religioso. Da oltre dieci anni è un punto d’incontro per i diversi culti: mentre ebrei e cattolici hanno uno spazio interamente dedicato alla loro religione, autofinanziato e antecedente la costruzione dell’edificio dello Spiritual Center, le altre forme di spiritualità convivono nell’edificio a due passi da Washington Square grazie a un’organizzazione ben definita e allo spirito di collaborazione.

“Le stanze condivise sono tutte prenotabili per attività collettive”, dice Ariel Ennis, vicedirettore del Global Spiritual Center dal 2014, “mentre la sala del silenzio non lo è per scelta”. Qui, infatti, gli studenti vengono per stare con se stessi e non possono né studiare né effettuare alcuna attività di gruppo. “Non è una stanza nata per pregare, ma una stanza di riflessione personale, che accoglie gli studenti in qualsiasi momento”, dice il vicedirettore del centro. “La stanza è molto utilizzata, anche se a volte troviamo qualcuno che fa un pisolino”, aggiunge sorridendo Ennis. Lo spazio è infatti ricoperto di cuscini ed è quasi totalmente al buio, fatta eccezione per la luce proveniente da tre candele sempre accese. Dentro, un ragazzo vestito di nero è seduto a gambe incrociate in un angolo, con gli occhi chiusi.

Le altre stanze del centro sono usate in vario modo, e nessuna è confessionale al 100%. Nel caso dell’Islamic Center interno all’edificio, ad esempio, esistono due sale dedicate principalmente alla preghiera di donne e uomini, ma al loro interno si tengono anche incontri informali di altro tipo. Tra questi, particolare importanza hanno quelli di “mindfullness”, attività di meditazione che ha dato vita, cinque anni fa, all’idea della “stanza del silenzio”. Ci sono delle regole da rispettare, come mostra il cartello sulla porta della sala per le abluzioni dei musulmani, che invita i praticanti dello yoga a usare il bagno in fondo al corridoio, ma la convivenza sembra essere pacifica.

 “Quello che gli studenti e le persone maggiormente vogliono è avere la possibilità di osservare il proprio culto”, dice ancora Ennis. “Il college è un momento di formazione, e la vita spirituale non fa eccezione”: molte persone sono infatti in cerca della propria identità religiosa. I termini “spirituale” e “religione” sono qui assunti quasi come sinonimi: “Spesso chiedo ai miei studenti di dirmi cosa viene loro in mente parlando di ‘religione’ e ‘spiritualità’. Ciò che emerge è che la differenza che facciamo è descrittiva, e non prescrittiva”. Per questo nelle sue parole Ennis li cita entrambi.

La New York University ha oltre cinquantamila studenti iscritti ai vari dipartimenti. Tra loro, diverse migliaia appartengono a gruppi religiosi, che possono essere segnalati al momento dell’iscrizione, quando gli studenti compilano la “common application” per l’università. Secondo le statistiche, però, meno del 50% risponde alla domanda. “In base ai dati in nostro possesso, alla Nyu l’1,5% degli studenti è buddhista, circa il 3,5% è hindu, il 3,5% è di fede musulmana mentre quasi il 7% è composto da ebrei”. Ma i numeri, come spiega Ennis, non rispecchiano pienamente la realtà, e non c’è modo di ottenere dati più precisi.

“In ogni caso alla Nyu abbiamo vari rappresentanti di culto in base alle esigenze. Gli evangelici, ad esempio, continuano a chiederci di venire all’università, ma non abbiamo una richiesta da parte degli studenti, quindi rispondiamo no”. Al momento alla Nyu esistono 70 diversi referenti di culto, che rappresentano buddisti, cattolici, hindu, sikh, musulmani, ebrei, protestanti. Ma ci sono anche uno “Humanist Chaplain” e un “Interfaith Chaplain”, dedicati al dialogo interreligioso. La collaborazione interfede più stretta è quella tra ebrei e musulmani: lo conferma anche Faiyaz Jaffer, Imam del centro islamico alla Nyu: “Abbiamo 13 gruppi studenteschi, e uno di loro è dedicato a questo rapporto interreligioso”.

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