La 'tolleranza zero' di Trump è già alla fine

La strategia dell'attuale amministrazione si sta scontrando con problemi logistici, legali e sociali. L'ordine esecutivo firmato dal presidente provocherà il ritorno alla politica del 'rilascio immediato'
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Il presidente Donald Trump potrà pure non ammetterlo, ma la sua strategia della 'tolleranza zero' con i migranti irregolari è di fatto conclusa. I massimi funzionari del dipartimento della Sicurezza nazionale hanno riconosciuto la realtà dei fatti in un incontro avvenuto giovedì pomeriggio, secondo un ex funzionario a conoscenza del vertice che ne ha parlato con Politico.

Si tornerà, inevitabilmente, alla politica del 'catch and release', ovvero all'immediato rilascio degli immigrati arrestati, "perché non ci sono abbastanza letti per loro", ha detto l'ex funzionario. Lo stesso messaggio è stato diffuso da Brandon Judd, presidente di un sindacato degli agenti del Border Patrol - l'agenzia federale che si occupa di pattugliare e controllare i confini - che alla Cnn ha detto che l'ordine esecutivo firmato da Trump mercoledì, che prevede che le famiglie arrestate al confine restino unite anche durante la detenzione, non lascia altra scelta. "Dovremo rilasciarli tutti". Il dipartimento di Giustizia e quello della Sicurezza nazionale non hanno rilasciato commenti.


I limiti

L'applicazione della politica della 'tolleranza zero' si è scontrata con evidenti difficoltà: lo spazio insufficiente per detenere migliaia di famiglie, gli stretti limiti legali sulla durata della detenzione dei minori, il contraccolpo politico e d'immagine dato dalle immagini dei bambini separati dai genitori.

La decisione di Trump di porre fine alla separazione delle famiglie è di fatto l'epilogo della 'tolleranza zero' semplicemente perché i centri di detenzione sono già pieni, come risulta dai dati dello U.S. Immigration and Customs Enforcement. C'è poi il discorso legale: secondo l'accordo Flores, raggiunto in tribunale nel 1997 dopo anni di battaglie sul trattamento dei migranti bambini non accompagnati, questi minori non possono essere detenuti per più di 20 giorni; nel 2015, la giudice Dolly Gee di un tribunale distrettuale ha esteso la protezione ai bambini arrivati con i genitori, criticando le condizioni in cui l'amministrazione Obama deteneva bambini e mamme entrati irregolarmente nel Paese. La separazione delle famiglie, poi, è stata enormemente criticata da molti repubblicani; anche la first lady Melania è intervenuta per chiedere che le famiglie restino unite, pur dando eco alle parole del marito nel chiedere a repubblicani e democratici di lavorare insieme per risolvere la situazione, attribuendo un'inesistente responsabilità al partito di minoranza in Congresso, visto che la separazione delle famiglie è stata provocata da una decisione esclusivamente della Casa Bianca.

Un funzionario dello U.S. Customs and Border Protection, l'agenzia a cui fa capo il Border Patrol, ha detto al Washington Post che gli adulti arrivati irregolarmente negli Stati Uniti con figli minorenni non saranno più perseguiti penalmente, un ritorno di fatto alla policy delle precedenti amministrazioni.


La task force

Intanto, ieri, il dipartimento della Salute e dei Servizi umani ha creato una task force per riunire i circa 2.500 bambini separati dalle famiglie, secondo quanto riferito da Politico. La task force è stata messa in piedi dal braccio del dipartimento che si occupa delle risposte alle emergenze sanitarie, come in caso di uragani o epidemie: una chiara indicazione del fatto che il problema di riunire migliaia di famiglie va al di là delle capacità dell'ufficio del dipartimento che si occupa di profughi.

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