La vendetta di Rosenstein, l'uomo che mette nei guai Trump

Il vicesegretario alla Giustizia ha incaricato un procuratore speciale di indagare sui legami tra lo staff del presidente e la Russia, avvisando la Casa Bianca solo a decisione presa

La scorsa settimana, era stato 'l'eroe' della Casa Bianca, l'uomo che aveva permesso al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di licenziare il capo dell'Fbi, James Comey. Rod Rosenstein, vicesegretario alla Giustizia, non aveva però apprezzato di essere dipinto come il maggiore responsabile della decisione di Trump e, secondo le fonti del Washington Post, aveva persino minacciato le dimissioni. Ieri, ha preso una decisione contro la Casa Bianca, in autonomia, portando il 'caso Russia' a un nuovo livello, molto pericoloso per Trump, con l'affidamento delle indagini sull'interferenza di Mosca nelle elezioni presidenziali statunitensi e sui possibili legami tra lo staff del presidente e funzionari del Cremlino a un procuratore speciale, Robert Mueller III, capo dell'Fbi dal 2001 al 2013.

Trump aveva affermato di aver solo agito su raccomandazione del segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, e di Rosenstein, figura centrale nel 'caso Russia', visto che è a lui che Comey riferiva, dato che Sessions si era dovuto fare da parte, a causa dei suoi incontri con l'ambasciatore russo in campagna elettorale. Trump si era fatto scudo di Rosenstein, definendolo un uomo "universalmente rispettato" e una figura apolitica, da tempo funzionario del dipartimento di Giustizia.

Infuriato, Rosenstein si è preso una rivincita otto giorni dopo il licenziamento di Comey, nominando Mueller come procuratore speciale, che ha ottenuto un'autonomia molto ampia per le indagini. È autorizzato a indagare "su qualsiasi legame o coordinamento tra il governo russo e le persone associate con la campagna elettorale del presidente Trump", ha spiegato Rosenstein. "È nel pubblico interesse, per me, esercitare la mia autorità e incaricare un procuratore speciale che assuma le responsabilità su questa materia".

Trump sarebbe stato informato della decisione solo dopo la firma di Rosenstein, meno di un'ora prima dell'annuncio pubblico, e contemporaneamente alla maggior parte dei media statunitensi, secondo il sito Axios. Trump si è augurato che l'inchiesta su una possibile collusione tra i suoi uomini e la Russia sia "rapidamente" portata a termine. "Come ho già detto più volte, un'inchiesta completa confermerà quello che sappiamo già: non c'è stata alcuna collusione tra la squadra della mia campagna elettorale e un'entità straniera" ha indicato in un comunicato.

Pubblicamente, la Casa Bianca non può criticare la decisione di Rosenstein, di cui per giorni ha lodato capacità di giudizio e decisioni. Già questa mattina, però, l'insofferenza di Trump è esplosa in due tweet, in cui ha definito l'inchiesta sull'interferenza della Russia come "la più grande caccia alle streghe contro un politico nella storia americana", aggiungendo che "con tutti gli atti illegali avvenuti durante la campagna di Clinton e l'amministrazione Obama, non è mai stato incaricato alcun procuratore speciale!".

Le indagini di Mueller ricadono sotto l'ombrello del dipartimento di Giustizia e, con Sessions escluso dal caso, l'ex direttore dell'Fbi, altra figura al di sopra delle parti, riferirà proprio a Rosenstein. Non ci sarà modo, per Trump, di influenzare in alcun modo le indagini. Secondo molti resoconti della stampa statunitense dei giorni scorsi, Trump, infuriato con Comey per il 'caso Russia', avrebbe chiesto a Sessions e Rosenstein di trovare un motivo per licenziarlo. Le raccomandazioni del dipartimento di Giustizia sarebbero quindi state scritte solo per dare una copertura al presidente, che si è poi contraddetto nei giorni seguenti, affermando che avrebbe comunque licenziato il direttore dell'Fbi, considerato incapace di comandare il Bureau e sfiduciato, secondo lui, da democratici e repubblicani.

Altri Servizi

Gli Usa chiedono all'Fmi di fare di più, il mondo teme guerre commerciali

Gli Spring Meetings dell'istituto di Washington terminano come erano iniziati. La linea americana non cambia. Mnuchin: il Fondo alzi la voce per ridurre gli squilibri. Lagarde: avanti con il dialogo "pacifico"
World Bank

Washington - Il Fondo monetario internazionale voleva usare i suoi lavori primaverili per "unire le nazioni" e allentare le tensioni commerciali riaccese dal braccio di ferro tra Usa e Cina. I cosiddetti Spring Meetings dell'istituto guidato da Christine Lagarde sono invece finiti come erano iniziati. Il mondo continua a temere una guerra commerciale dalla quale - è la tesi - non emergerebbe nessun vincitore mentre gli Stati Uniti continuano a volere perseguire un commercio "libero, equo e reciproco". Dunque, non resta che trattare.

Cinema, morto Verne Troyer, il "Mini me" di Austin Powers

L’annuncio sul suo profilo Facebook. Aveva 49 anni. Per Mike Myers era "un faro di positività"

Verne Troyer, l’attore americano conosciuto soprattutto per aver interpretato il ruolo di "Mini-Me" nella serie Austin Powers è morto sabato a Los Angeles all’età di 49 anni. Troyer, alto solo 81 centimetri, era affetto da nanismo e aveva raggiunto il successo sul grande schermo grazie al ruolo del perfido clone "tascabile" del cattivissimo Dottor Male, prima in 'Austin Powers: La spia che ci provava' e poi nel sequel del 2002 'Austin Powers in Goldmember'.

Usa: monta la preoccupazione per la Belt and Road Initiative cinese

Washington chiede maggiore trasparenza sull'eccesso di debito concesso a nazioni a basso reddito. Sotto sotto teme la crescente influenza di Pechino in Africa ed Eurasia
Xi Jinping AP

Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno preso di mira la Cina, non solo sul fronte commerciale. Washington guarda con apparente preoccupazione alla "Belt and Road Initiative", l'iniziativa per lo sviluppo e le infrastrutture lanciata cinque anni fa, rivolta a una settantina di nazioni e pensata per fornire centinaia di miliardi di dollari di prestiti. La prima economia al mondo teme che la nazione asiatica e il suo presidente Xi Jinping vogliano ampliare la loro influenza nel mondo, specialmente in Africa e nell'Eurasia.

Padoan al prossimo governo: la strada delle riforme è quella giusta

Lagarde (Fmi): sfruttare la finestra ancora aperta, nuvole all'orizzone. Conteno (Eurogruppo): ottomista sull'Eurozona. Scholtz (finanze tedesche): contro gli euroscettici, avanti con riforme
AP

Da Washington, Pier Carlo Padoan ha rivendicato il lavoro fatto al ministero delle Finanze dal febbraio 2014 a oggi. E preparandosi a dire addio al suo incarico, ha lanciato un messaggio al prossimo governo (che fatica a prendere forma): "Non ci sono scorciatoie, la strada intrapresa [delle riforme] è quella giusta". Su questo è d'accordo il Fondo monetario internazionale, che ci chiede un piano "credibile e ambizioso" per portare avanti un consolidamento fiscale. Perché è vero che l'istituto guidato da Christine Lagarde ha rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita dell'Italia. Ed è vero che il debito sta migliorando, ma resta alto mettendo l'Italia tra i Paesi che - come ha avvertito il d.g. del Fondo Christine Lagarde - "potrebbero essere colpiti di più se le condizioni di mercato", ora favoravoli, "cambiano".

L'alt nucleare della Nordcorea

Kim vuole lanciare la versione nordcoreana della glasnost sovietica di Mikhail Gorbachev?

E' certamente un "notevole progresso", come ha detto Donald Trump. Ma per esserlo, l'annuncio arrivato ieri dalla Corea del Nord di un alt ai suoi test missilistici e nucleari deve essere genuino. Per scoprirle se lo sia, serve tempo e dunque un cauto ottimismo - quello consigliato dagli osservatori - sembra necessario.

Visco: avanti con la crescita, ma senza dimenticare i vincoli

Il governatore di Banca d'Italia "fiducioso" nel senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni. Spagnoli più ricchi degli italiani? Padoan usa una metafora calcistica: le rimonte sono possibili.

Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.

Usa, 20enne sopravvive a tre attacchi mortali negli ultimi quattro anni

Dylan McWilliams è stato morso da uno squalo, da un orso e da un serpente

"Sono molto fortunato o molto sfortunato, dipende dai punti di vista". È questo il commento di Dylan McWilliams, 20enne originario di Grand Junction in Colorado, sopravvissuto a tre attacchi mortali negli ultimi quattro anni. Se non si tratta di un record poco ci manca, ciò che è certo è che la storia di Dylan sembra la sceneggiatura di un film.

Usa, 20enne sopravvive a tre attacchi mortali negli ultimi quattro anni

Dylan McWilliams è stato morso da uno squalo, da un orso e da un serpente

"Sono molto fortunato o molto sfortunato, dipende dai punti di vista". È questo il commento di Dylan McWilliams, 20enne originario di Grand Junction in Colorado, sopravvissuto a tre attacchi mortali negli ultimi quattro anni. Se non si tratta di un record poco ci manca, ciò che è certo è che la storia di Dylan sembra la sceneggiatura di un film.

Wall Street, attenzione rivolta agli Spring Meetings dell'Fmi

Tra i dati in programma oggi, le richieste dei sussidi di disoccupazione
iStock

I democratici fanno causa a Russia, Trump e WikiLeaks

Il Comitato nazionale democratico li accusa di aver cospirato contro Clinton alle elezioni presidenziali dello scorso anno
Hillary Clinton

Il partito democratico statunitense ha deciso di fare causa alla Russia, allo staff elettorale di Donald Trump e a WikiLeaks, che avrebbero cospirato contro Hillary Clinton alle elezioni presidenziali statunitensi del 2016.