Lamborghini: nel 2019 raddoppierà le vendite in Usa grazie al super Suv Urus

Il 2018 sarà l'ottavo anno da record. Il Ceo Domenicali: nuove possibilità per il marchio e i clienti. Il responsabile delle Americhe: il 70% dei clienti è nuovo per il gruppo

Palm Springs - Effetto Urus su Automobili Lamborghini. Il gruppo di Sant'Agata Bolognese si prepara a chiudere un altro anno record (l'ottavo di fila) in termini di vendite e di crescita grazie anche al contributo del suo primo 'Super Utility Vehicle', il Suv consegnato a partire dalla scorsa estate in Europa e a ottobre in Nord America (dove costa a partire da 200mila dollari).

Come il Ceo e presidente del gruppo, Stefano Domenicali, aveva anticipato già nel 2016, Urus è un "game changer" per l'azienda controllata dalla tedesca Volkswagen. Il veicolo, ha aggiunto l'a.d., "rappresenta il culmine di un intenso sviluppo (durato quattro anni, ndr) e dell'abilità di creare una nuova razza di Toro (riferimento al simbolo del marchio, ndr), aprendo le porte a nuove possibilità, sia per il marchio che per i clienti". Perché il Super Suv è a tutti gli effetti "una vera Lamborghini in termini di design, prestazioni, dinamica di guida ed emozione, ma è guidabile ogni giorno in una serie di situazioni diverse". Con Urus, l'azienda crea infatti una nuova nicchia di mercato di lusso complementare a quella di riferimento. E negli Stati Uniti, di gran lunga il mercato più grande per Lamborghini, i volumi di vendita nel 2018 sono visti in crescita di oltre il 30-40% sul 2017.

A livello di gruppo lo scorso anno si era chiuso con 3.815 supercar vendute in tutto il mondo di cui 1.095 in Usa e 211 in Canada. Nel 2019 il totale delle vetture vendute negli Stati Uniti sarà "abbondantemente" sopra le 2.200 unità di cui la metà arriverà da Urus. Ad anticiparlo è stato Alessandro Farmeschi, da quasi cinque anni Ceo di Lamborghini nelle Americhe. Parlando a margine del primo dynamic launch dello Suv sul territorio statunitense - un'occasione per la stampa di testare Urus per le strade di Palm Springs (California) ma anche su pista e nel deserto lungo la faglia di Sant'Andrea - Farmeschi ha spiegato che "industrialmente stiamo parlando del raddoppio del volumi. Quello che prima facevamo con due modelli [le supercar Huracan e Aventador], lo faremo con uno". Il responsabile della regiona Nord America ha aggiunto che "il 2018 è stato di transizione" per via del fatto che Urus è stato lanciato nella parte finale dell'anno. Nel 2019 "ne avvertiremo i benefici per tutti i 12 mesi".

Quello dei Suv è ancora il mercato più grande e l'Urus darà l'opportunità al gruppo di vendere in quei Paesi come l'India con tante persone abbienti dove per esempio non si possono vendere le supercar con assetto rasoterra. Con il suo Suv, Lamborghini punta ad ampliare la sua base clienti mantenendo l'esclusività del marchio e la performance di cui le sue vetture sono conosciute. Facendo riferimento al suo mercato di competenza, Farmeschi ha detto che "il 70% dei clienti [che sta comprando Urus] è nuovo per Lamborghini". E la domanda è "forte", come del resto in tutto il mondo. Basti pensare che la lista di attesa è di un anno.

Il successo fino ad ora riscontrato da Urus, secondo Farmeschi, "porta più visibilità al marchio Lamborghini rendendo sempre più presente il suo posizionamento". Lui contesta la tesi secondo cui l'azienda finisce per cannibalizzare le sue supercar: con Urus "non andiamo a pescare nello stesso stagno" di clienti. Domenicali lo aveva previsto dicendo che "Urus sarà parte integrante della famiglia Lamborghini in quanto auto ad alta performance".

Insomma il Dna dell'azienda emiliana controllata dalla tedesca Volkswagen non viene tradito. Con la vettura capace di passare da 0 a 100 chilometri orari in 3,6 secondi e di raggiungere una velocità massima di 305 km l'ora (senza uguali tra gli Suv), "si continua a vendere il lusso e l'alta tecnologia, cosa che si ripercuote positivamente su tutta la filiera", ha affermato Farmeschi. Per i concessionari "aumentano le opportunità di ricavi", ha continuato ecludendone un aumento in Usa visto che sono già presenti su tutto il territorio.

Come gli altri gruppi delle quattro ruote, anche Lamborghini spera che l'amministrazione Trump non imponga i dazi sulle auto prodotte al di fuori degli Usa. "I dazi sono un male per tutti, anche per i clienti. Anche il settore intero delle supercar ne sarebbe colpito", ha detto Farmeschi. "Ora non è prevedibile cosa succederà". Al momento la sola minaccia delle tariffe doganali "non ha avuto alcun impatto sulle vendite, rimaste stabili".

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