Larry Fink (BlackRock) diventa un'opera d'arte

Il Ceo del più grande asset manager al mondo è il soggetto di un collettivo di artisti, che denuncia le speculazioni nel mercato delle opere d'arte

La finanza entra anche in un museo. Succede a New York, dove i visitatori della Biennale del Whitney Museum of American Art, inaugurata il 17 marzo e in programma fino all'11 giugno, potranno osservare da vicino una provocatoria installazione che ha per protagonista Laurence "Larry" Fink e il suo BlackRock, il più grande fondo d'investimento al mondo. Si chiama "Debtfair", l'opera esposta al quinto piano del centro per le arti americane contemporanee e del ventesimo secolo al 99 di Gansevoort Street, nel Greenwich Village, e vuole denunciare le speculazioni nel mercato dell'arte assieme a quelle sul debito contratto dagli artisti.

Tra una serie di lavori realizzati da creativi in difficoltà per la loro situazione debitoria con le banche e i loghi di diversi istituti di credito, compare tracciata su un'ampia parete nel museo una citazione di Fink: "The two greatest stores of wealth internationally today are contemporary art and apartments in Manhattan (le due più grandi opportunità di guadagno a livello internazionale oggi sono rappresentate dall'arte contemporanea e dagli appartementi di Manhattan)". Oltre alla frase di Fink, gli artisti di Occupy Museum (il collettivo che ha realizzato l'installazione) hanno tracciato una grafica che mostra la crescita degli asset di BlackRock, affiancata da altre rappresentazioni che invece descrivono l'incremento dei prezzi nel mercato dell'arte e quello nel tasso di insolvenza degli studenti americani per i debiti contratti per pagarsi gli studi.

Sono stati poi inseriti anche estratti del curriculum di Fink, tra cui la sua carica come membro del consiglio di amministrazione del Moma di New York e la sua partecipazione come consigliere al forum economico di consulenza a Donald Trump, tra cui compaiono anche i ceo di Tesla, Elon Musk, e quello di J.P. Morgan, Jamie Dimon. L'idea del collettivo, nato durante le proteste di Occupy Wall Street nel 2011 (da qui il suo nome), è quella di mettere in luce le difficoltà economiche in cui si trovano tanti artisti nella loro attività quotidiana a fronte dei guadagni che colossi come BlackRock realizzano anche speculando sui loro debiti.

Noah Fischer, insegnante alla Parsons School of Design di New York con uno studio a Brooklyn, uno dei fondatori di Occupy Museum, ha spiegato al Wall Street Journal che la scelta di realizzare un'opera di questo tipo è dovuta al fatto che il fondo di Larry Fink, con il peso che ha per la finanza globale, rappresenta l'emblema di quelli che loro considerano i beneficiari di un sistema economico e culturale iniquo: il miglior esempio dello strapotere di Wall Street in un'epoca in cui i semplici cittadini statunitensi devono fare i conti con la stagnazione dei salari. Gli artisti che hanno realizzato l'installazione al Whitney Museum hanno descritto Fink, non a caso, come un "pioniere del mercato dei bond garantiti dai mutui", il cui collasso ha "innescato la crisi finanziaria del 2008", e BlackRock come "la banca mascherata più grande del mondo".

BlackRock controlla più di 5.000 miliardi di dollari in asset per gli investitori. In effetti non è una banca, e non ha avuto bisogno di un'operazione di salvataggio dopo lo scoppio della bolla nove anni fa, come invece è successo a molti istituti di credito. Ma tra le sue attività ci sono gli scambi sul mercato dei debiti per i suoi clienti. Gli investimenti a rendimento fisso rappresentano circa il 31 per cento dei suoi asset (1.1600 miliardi di dollari alla fine del 2016).

Secondo Occupy Museum, l'opera su BlackRock vuole richiamare l'attenzione su una "classe di collezionisti" che acquista, accumula e scambia opere d'arte contemporanea e allo stesso tempo ottiene profitti speculando sulle stesse forme di debito a cui spesso gli artisti devono fare ricorso per realizzare quei lavori. Mentre i guadagni che questi ultimi ottengono dalla vendite sono eccessivamente sproporzionati rispetto alle entrate dell'élite finanziaria. Larry Fink, molto diplomaticamente, ha commentato: "Rispetto il desiderio degli artisti di esprimere se stessi. E, visto il mio impegno a supporto dell'arte contemporanea, spero di poter vedere di persona l'opera che mi riguarda la prossima volta che visiterò il Whitney Museum".

Altri Servizi

Wall Street ignora il rischio shutdown

Ieri chiusure in calo, ma Dow Jones oltre 26.000 punti
AP

Wall Street si allontana dai record

Morgan Stanley ha battuto le stime con la sua trimestrale. A mercati chiusi i conti di American Express e Ibm
AP

Usa rischiano lo shutdown: cosa è e cosa comporta

Per la prima volta dall'ottobre 2013, il governo federale potrebbe subire una paralisi

Per la prima volta dall'ottobre 2013, quando il presidente era Barack Obama, il governo federale degli Stati Uniti potrebbe subire una paralisi. Per trovare una soluzione c'è tempo fino alla mezzanotte del 19 gennaio 2018 di Washington, le sei del mattino di sabato 20 gennaio in Italia. Come successo oltre quattro anni fa, il cosiddetto "shutdown" vede repubblicani e democratici scontrarsi sulla legislazione che va approvata per continuare a finanziare le attività del governo.

AmEx chiude trimestre in perdita, prima volta da un quarto di secolo. Pesa riforma fiscale Usa

Colpo da 2,6 miliardi di dollari. Il gruppo si aspetta dal provvedimento benefici nel lungo termine. Nel frattempo però sospenderà il programma di buyback. Salvi i dividendi

Per la prima volta in un quarto di secolo, American Express ha chiuso un trimestre in perdita. Non solo. Il gruppo di carte di credito ha detto che sospenderà il suo programma di riacquisto di azioni proprie nella prima metà del 2018 per ricostituire i propri livelli di capitale, intaccati da oneri per 2,6 miliardi di dollari dovuti alla riforma fiscale Usa approvata prima di Natale. AmEx ha spiegato che i dividendi trimestrali resteranno invece invariati.

Trump: sul muro non è cambiato nulla, lo pagherà il Messico

Il presidente replica a un articolo del New York Times, secondo cui il capo di gabinetto, John Kelly, avrebbe detto a un gruppo di democratici di averlo convinto che la barriera non è necessaria
Ap

"Il muro è il muro, non è mai cambiato dal primo giorno in cui l'ho concepito" e "sarà pagato, direttamente o indirettamente, dal Messico". Lo ha assicurato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tornando a parlare, su Twitter, della barriera al confine tra i due Paesi.

Un avvocato di Trump: "Il presidente è molto impaziente di parlare con Mueller"

Il procuratore speciale che indaga sulle interferenze russe nelle scorse elezioni potrebbe presto ascoltare il capo di Stato

Un avvocato di Donald Trump ha detto che il presidente degli Stati Uniti è "molto impaziente" di sedersi a parlare con il procuratore speciale Robert Mueller, che indaga sulle interferenze russe nelle scorse elezioni.

Interferenza russa nel referendum su Brexit? Facebook amplia l'inchiesta

Il social network risponde al pressing dei legislatori britannici. Il gruppo aveva scoperto solo una minima attività riconducibile a Mosca

Facebook sta ampliando la sua inchiesta volta a capire se la Russia ha interferito nel referendum con cui nel giugno 2016 i cittadini britannici hanno scelto l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Lo ha detto ieri il social network, che in una precedente indagine aveva scoperto soltanto un'attività minima da parte di Mosca.

Russiagate: accordo con Mueller, Bannon evita il gran giurì

L'ex stratega della Casa Bianca risponderà alle domande del procuratore speciale sulle interferenze russe nelle elezioni

Steve Bannon avrebbe raggiunto un accordo con Robert Mueller per evitare di testimoniare davanti al gran giurì istituito per l'inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali statunitensi. Lo riporta la Cnn.

Il Congresso Usa approva il rinnovo di un programma di sorveglianza, sconfitta la privacy

Dopo il voto della Camera, è arrivato quello del Senato. La sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act rinnovata per sei anni. Attesa la firma di Trump

Il Senato statunitense ha approvato (con 65 voti a favore e 34 contro) il rinnovo per sei anni della sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, che permette alle agenzie di spionaggio di obbligare le aziende statunitensi, come Google e AT&T, a consentire l'accesso illimitato e senza mandato alle e-mail e ad altre comunicazioni di stranieri all'estero, anche quando comunicano con cittadini statunitensi che si trovano in patria. Si tratta di una sconfitta per le associazioni che si battono per la difesa della privacy. Il provvedimento, approvato dalla Camera la scorsa settimana, dovrebbe essere firmato domani dal presidente Donald Trump.

Il capo, il fidanzato e l'Fbi: Simona Mangiante, l'italiana finita nel Russiagate

L'avvocata di diritto internazionale sta con Papadopoulos, ex consigliere di Trump, e ha lavorato per Mifsud, misterioso professore maltese finito al centro delle indagini di Mueller

C'è un uomo misterioso emerso come figura centrale nelle indagini di Robert Mueller, il procuratore speciale che indaga sulle interferenze russe nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi: Joseph Mifsud, un professore maltese che avrebbe fatto da intermediario tra George Papadopoulos, ex consigliere di Donald Trump per la politica estera durante la campagna elettorale, e alcuni funzionari russi, promettendo allo statunitense informazioni compromettenti sulla candidata democratica, Hillary Clinton. Per Mifsud ha lavorato Simona Mangiante, fidanzata di Papadopoulos. Su queste tre figure si concentra un articolo del Guardian.