Cohn lascia la Casa Bianca, Wall Street torna a temere i dazi di Trump

Il consigliere economico del presidente Usa voleva fargli cambiare idea sulle tariffe su acciaio e alluminio
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Alla fine alla Casa Bianca ha vinto la linea protezionista. Il consigliere economico di Donald Trump, Gary Cohn, colui su cui gli investitori avevano riposto speranze, ha dato le dimissioni. La data esatta del suo addio è ancora da definire ma la reazione delle varie asset class è stata immediata: lo yen, la valuta giapponese considerata un bene rifugio in tempi di incertezza, ha accelerato mentre il peso messicano e il dollaro canadese hanno perso terreno; i future del Dow Jones Industrial Average sono arrivati a cedere 400 punti, oltre l'1%, e i rendimenti del Treasury a 10 anni sono scesi al 2,85%.

Chiaramente i mercati temono che il presidente americano ignori il pressing arrivato da più parti, anche dal suo partito repubblicano, preparando l'entrata in vigore di dazi del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio in arrivo in Usa da tutti i Paesi. Ciò, ha avvertito Fitch, potrebbe pesare sull'economia globale se varie nazioni reagiranno alla mossa di Washington con ritorsioni già ventilate da Canada e Ue.

Strappato alla presidenza di Goldman Sachs da Trump, Cohn ha lavorato al fianco del 45esimo presidente americano sin dall'inizio del suo mandato, iniziato nel gennaio 2017. In una nota, l'ex banchiere ha detto che "è stato un onore servire il mio Paese e introdurre politiche economiche pro crescita a beneficio del popolo americano, in particolare il passaggio della riforma fiscale". Con una dichiarazione di rito, Cohn ha espresso gratitudine a Trump "per avermi dato questa opportunità e auguro a lui e alla sua amministrazione successo in futuro".

Il leader Usa ha definito "superbo" il lavoro svolto dal suo consigliere economico, un "talento raro" che però si è lasciato sfuggire preferendo dare ascolto al consigliere protezionista Peter Navarro.

Il capo di gabinetto John Kelly, anche lui sotto pressione per le tensioni interne alla Casa Bianca che la settimana scorsa hanno portato all'addio della giovane direttrice della comunicazione Hope Hicks, ha dichiarato: "Gary ha servito il suo Paese distinguendosi, dedicando le sue competenze e la sua leadership per fare crescere l'economia Usa e fare approvare una riforma fiscale storica" che prevede tagli alle aliquote per 1.500 miliardi di dollari in 10 anni. "Mi mancherà averlo come partner alla Casa Bianca", ha aggiunto l'ex generale in difficoltà nel riportare ordine nell'amministrazione.

Preso in considerazione per succedere a Janet Yellen nel ruolo di governatore della Federal Reserve, Cohn ha iniziato ad avere problemi con Trump dallo scorso agosto, quando criticò la reazione del presidente alle violenze esplose a Charlottesville, Virginia, per mano di suprematisti bianchi.

Cresciuto a Cleveland, il suo primo lavoro fu da venditore di serramenti e pannelli in alluminio per l'isolamento esterno di immobili; poi iniziò a occuparsi di trading di argento a Wall Street, cosa che lo portò sotto il tetto di Goldman di cui divenne partner nel 1994. A un certo punto è stato visto come successore di Lloyd Blankfein, il Ceo della banca. Ora la pressione ricadrà su altri membri della Casa Bianca, specialmente il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, anche lui un ex Goldman che ha difeso le tariffe ma che ha tentato di rassicurare dicendo che gli Usa non vogliono iniziare guerre commerciali. Il mondo però vuole che sia preservata l'architettura post Seconda guerra mondiale che gli Usa hanno contribuito a creare ma di cui Trump sembra infischiarsene.

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