Lavoro Usa avanti a passo rapido, rialzo tassi Fed a marzo quasi certo

A febbraio sono stati creati 235.000 posti di lavoro, più dei 197.000 attesi. Il tasso di disoccupazione è calato al 4,7% come da previsioni. Probabilità di un rialzo dei tassi a marzo al 93%. Trump retwittata: GREAT AGAIN

In febbraio, il primo mese intero da quando Donald Trump è entrato ufficialmente alla Casa Bianca, lo scorso 20 gennaio, le aziende americane hanno creato molti più posti di lavoro del previsto, segno che l'occupazione resta in linea con i recenti miglioramenti. Mentre il 45esimo presidente festeggia retwittando Drudge Report che lo aveva citato scrivendo "GREAT AGAIN" in riferimento al rapporto sul mercato del lavoro Usa, gli investitori sono sempre più convinti che la Federal Reserve alzerà i tassi il 14 e 15 marzo prossimi: stando ai future sui Fed Funds, c'è il 93% di una stretta.

Negli Stati Uniti sono stati creati 235.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 197.000 unità. Come riferito dal dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è calato dal 4,8 al 4,7%, in linea con le previsioni. I numeri di gennaio sono stati rivisti al rialzo da 227.000 a 238.000 posti di lavoro creati.

Il mercato del lavoro sembra proseguire di slancio dopo la vittoria di Trump alle presidenziali dello scorso novembre: i numeri di gennaio e febbraio sono stati rivisti al rialzo complessivamente di 9.000 unità. Inoltre, nel 2016 sono stati creati in media 187.000 posti al mese e negli ultimi tre mesi la media è stata di 209.000, numeri positivi anche se inferiori alla media di 225.000 del 2015 e di 260.000 del 2014 (2014 e 2015 sono stati gli anni migliori dal 1999). Secondo gli analisti occorrono circa 145.000 nuovi posti al mese per rafforzare in modo adeguato il mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione, appunto sceso al 4,7%, si è abbassato del 2,3% da agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, ed è all'interno della media tra il 4 e il 5% di prima della recessione. La Federal reserve considera come tollerabile un valore di lungo termine non superiore al 5,5%.

La partecipazione alla forza lavoro, che si attesta attorno ai minimi in 40 anni, è salita dal 62,9% al 63%, massimi del marzo 2016: pur essendosi allontanata dal minimo da ottobre 1977, pari a 62,4%, toccato in precedenza, resta e al di sotto del 66% di prima della recessione.

In rialzo i salari orari, che sono saliti di 6 centesimi a 26,09 dollari rispetto al mese precedente, ovvero dello 0,23%, mentre gli analisti attendevano un aumento dello 0,3%. Su base annuale sono aumentati del 2,8%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. La durata della settimana media di lavoro è rimasta invariata a 34,4 ore, livello a cui si è attestata per vari mesi, ad eccezione di agosto scorso.

Da segnalare che nel settore pubblico sono stati creati 8.000 posti, mentre in quello privato i nuovi salariati sono stati 227.000, con assunzioni in quasi tutti i settori, soprattutto in quello delle costruzioni.

A febbraio erano circa 7,5 milioni le persone che cercavano attivamente un lavoro, ma non riuscivano a trovarlo, contro i circa 7,6 milioni del mese precedente. Includendo anche i 5,7 milioni di americani che si accontentano di un lavoro part-time (in linea con il mese precedente) e i 522.000 scoraggiati il tasso disoccupazione si è attestato al 9,2%, contro il 9,8% di un anno fa. I disoccupati di lungo termine (quelli senza lavoro da almeno 27 settimane) erano circa 1,8 milioni, poco meno del mese precedente, e rappresentano il 23,8% del totale, meno del 24,4% del mese precedente.