Tutte le "bugie di Donald Trump"

Il New York Times ha creato un'antologia unica in cui le menzogne del tycoon vengono analizzate dettagliatamente attraverso contraddittori, schede e grafici

La verità e Donald Trump sembrano andare tutt’altro che d’accordo. Durante la campagna elettorale prima e una volta insediatosi alla Casa Bianca poi, numerose sono state le accuse mosse contro di lui da buona parte dell’opinione pubblica di essere tutt’altro che onesto. Molto scalpore aveva fatto lo scorso gennaio l’espressione "alternative facts" (fatti alternativi) usata da Kellyanne Conway, stratega politica del Partito Repubblicano statunitense e una dei principali consiglieri del presidente Donald Trump, per commentare l’analisi di Sean Spicer, portavoce del presidente, sui dati di affluenza relativi all’insediamento di Trump.

Eppure, quei fatti alternativi altro non sono che menzogne, omissioni e bugie che hanno contraddistinto i primi cinque mesi dell’amministrazione Trump. Almeno secondo il New York Times che ha redatto un articolo dettagliato in cui ha catalogato ciascuna "bugia del presidente" in ordine cronologico, dal 21 gennaio scorso al 21 giugno, analizzandola attraverso contraddittori, schede e, addirittura, grafici.

Questo perché, sebbene molti americani si siano ormai abituati o addirittura assuefatti alle bugie di Trump, il paese non può permettersi di intorpidirsi difronte a una così palese manipolazione della verità. Va detto, però, che l’attacco del New York Times rappresenta un ritorno sull’argomento visto che l’articolo digitale a firma di David Leonhardt e Stuart Thompson aggiorna e approfondisce un censimento delle bugie di Trump che lo stesso quotidiano aveva pubblicato un paio di mesi fa. Quest’ultimo invece è già stato definito come una vera e propria antologia delle menzogne del presidente americano e il quotidiano di New York sottolinea con chiarezza la ragione per cui preferisce usare la parola "Lie" (bugia appunto): "Usiamo con consapevolezza la parola bugia. Sarebbe ingenuo credere che stia commettendo degli errori in buona fede. Semplicemente mente", si legge nell’articolo.

Andando a ritroso nella sua analisi e cercando eventuali paragoni con altri coinquilini della Casa Bianca, il Nyt ritiene che non ci siano esempi assimilabili né in ambito repubblicano né tantomeno in quello democratico. Questo perché se nel corso della storia della presidenza americana ogni presidente ha occasionalmente tentato di "offuscare la verità o ha raccontato qualche balla, nessuno si è mai comportato come Trump" il cui tentativo è quello di "creare un ambiente in cui la realtà è del tutto irrilevante".

Il quotidiano gioca poi d’anticipo rispetto ad ipotetiche obiezioni da parte dei sostenitori di Trump, secondo cui le dichiarazioni del tycoon potrebbero essere interpretate in modo troppo letterale da parte dello stesso giornale. Secondo quest'ultimo il "metodo con cui Trump utilizza e ha utilizzato le menzogne per i suoi scopi, sia come uomo d’affari che come politico", fa sì che le sue affermazioni non possano essere definite o considerate "errori trascurabili".

Analizzando i numeri pubblicati nell’articolo, gennaio e febbraio sono stati mesi particolarmente "floridi" per le menzogne di Trump. Non c’è stato giorno nei primi 40 di presidenza (fino al primo marzo) in cui Trump non abbia mentito o detto una bugia. Da quel momento in poi, il presidente ha detto almeno 74 falsità in 113 giorni. Nei giorni cosiddetti "liberi" il New York Times spiega che il presidente era "assente da Twitter, in vacanza nel suo resort di lusso di Mar-a-Lago in Florida oppure impegnato a giocare a golf".

Infine, va sottolineato che oltre alle bugie, nel suo lungo articolo, il New York Times ha censito anche le frasi fuorvianti, le esagerazioni, i dati non corretti e le volte che si è attribuito il merito di operazioni in realtà in corso prima della sua presidenza. Ad esempio, il primo giugno scorso, appena rientrato dal viaggio in Arabia saudita e Medio Oriente, ha sostenuto di aver firmato un contratto da 350 miliardi di dollari, gonfiando i numeri. Oppure il 21 giugno ha detto che gli Stati Uniti sono il Paese con la tassazione più alta al mondo, affermazione totalmente falsa.

Come sottolinea sempre il quotidiano diretto da Dean Baquet però, Trump sta pagando sulla propria pelle il prezzo delle sue bugie. Ad oggi grazie ad un sondaggio effettuato da Nbc/Wall Street Journal sul caso Comey, la maggioranza degli americani - due americani su tre - crede al primo piuttosto che al secondo. Più in generale, il 60% crede che Trump non sia onesto, percentuale ben più alta rispetto al 53% registrato quanto il tycoon è entrato nell’Ufficio Ovale.