Le candele di Coreterno, tra stupore antico ed estetica punk

Storia del successo americano di Francilla Ronchi e Michelangelo Brancato, a settembre alla Fashion Week milanese

Francilla Ronchi e Michelangelo Brancato, romani che discendono “da famiglie di alchimisti, incisori, santi, ribelli e poeti”, sanno che una candela non è solo una candela. Per noi italiani soprattutto, che veniamo - ci piaccia o no - da una cultura intrisa di cattolicesimo, è un oggetto che ha un potere: veicola preghiere, che sono messaggi per l’universo. Sanno poi che l’altro potere di una candela è il fuoco, l’elemento che - come scriveva Jorge Luis Borges e ama ripetere Michelangelo - “nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico”. Mettendo insieme il potere delle candele, la sapienza dei loro antenati e il twist punk-rock del loro animo creativo, Ronchi e Brancato hanno creato Coreterno, un marchio di candele fatte a mano che sta avendo un successo su entrambi i lati dell’Atlantico, e per cui hanno da poco firmato un grosso contratto di distribuzione in tutti gli Stati Uniti.

Per raccontare questa storia bisogna arrivare a New York (dove hanno vissuto e lavorato e dove torneranno in autunno) partendo dal luogo e dal momento in cui tutto ha avuto inizio: a Roma, quando si sono conosciuti, anni prima di innamorarsi e di fondare Coreterno. “Ogni volta che raccontiamo come ci siamo incontrati sembra che parliamo di cent’anni fa, perché da allora sono successe tante cose”, spiega Ronchi ad America24. “Prima di Coreterno facevamo due lavori diversi e due vite molto diverse: Michelangelo aveva una bellissima galleria a Trastevere, io conducevo un programma su Rai4 in cui parlavo di tendenze, moda, artisti”. Furono proprio questi due lavori a metterli sulla stessa strada: “Feci un’intervista a Michelangelo, io fidanzatissima, lui fidanzatissimo. Andò tutto bene, nessuno pensava a niente, ci fummo simpatici e basta. Nel momento in cui si andò al montaggio, però, la sua intervista risultò muta. Perciò lo chiamai e gli dissi che dovevo tornare”.

Così Ronchi tornò, ma quel giorno Brancato stava male: si era appena lasciato con la sua fidanzata storica, e aveva solo voglia di parlare: “Io allora mandai via la persona che era con me a fare le riprese e rimasi con lui. Restammo lì per due ore, a raccontarci delle cose strane, molto profonde per due che non si conoscevano. Alla fine lui mi disse: da oggi in poi, come nelle tradizioni degli indiani d’America, dato che mi hai salvato la vita, la mia vita è tua”, continua Ronchi. “E io restai un po’ così, pensai: bah, che cosa esagerata”.

“Infatti lo era”, interrompe ridendo Brancato. “La mia frase era solo una battuta. Non sapevo ancora quanto l’universo l’avrebbe sostenuta”. Le parole, come avrebbero capito poi, sono una cosa importante: hanno un potere, come le candele.

Da quel momento diventano amici. Per due anni e mezzo. E senza quasi mai vedersi: per anni si scrivono e nient’altro. Poi, complice un caffè durato sei ore e una piccola bugia di Brancato (che trovò una scusa per rivederla subito inventandosi una passione per il regista giapponese Hayao Miyazaki, che lei adora e di cui lui imparò a memoria la pagina di Wikipedia per portarla al cinema), finalmente si fidanzano, e poco tempo dopo si sposano. “Siamo molto diversi, ma abbiamo cose forti in comune: cose che vanno anche oltre le parole”.

Una di queste cose è l’importanza degli antenati nelle vite di entrambi. Francilla (vero nome: Francesca Romana Ronchi), discende da una famiglia nobile che tra le sue fila vanta poeti, scrittori, e un santo mummificato a Sant’Andrea della Valle.

“Dalla mia parte ci sono solo incisori e ribelli”, ride Brancato. Ma proprio da qui nasce la sua passione per quello che poi è diventato il tratto distintivo di Coreterno. Unendo alle sue abilità di grafico l’amore per incisioni e libri antichi, si è inventato una maniera nuova per fare il lavoro dei suoi antenati: “Prendo un'incisione antica e, usando il computer come se fosse una punta secca, tramite una tecnica che ho perfezionato negli anni a forza di tentativi e di sbagli, riproduco sulle candele le sue linee minuscole. Possono volerci dieci giorni per fare un centimetro”.

“E pensare che non volevamo fare candele!”, racconta Ronchi. “Abbiamo iniziato in Italia tre anni fa, creando t-shirt molto carine che sono state volute da tutta una serie di personaggi: da J-Ax a Cattelan ad Asia Argento, che indossò una nostra maglietta a Cannes”. Poi, quasi per caso, hanno cominciato con le candele, unendo alle immagini antiche care a entrambi un’estetica punk-rock e una serie di frasi potenti. Da “Believe all things are possible” (credi che ogni cosa sia possibile”) a “You have the power to create wonders” (hai il potere di creare meraviglie”), ogni candela veicola un messaggio importante.

“Noi crediamo molto nel potere che possiedono le parole: il linguaggio è una cosa potente, può anche modificare il nostro destino”, dicono. “Credo fermamente che una persona possa essere artefice del proprio futuro semplicemente modificando il suo modo di vedere e di pensare”, dice Brancato. “Un pensiero forte può cambiare l’energia intorno a noi, essere un magnete. Perciò leggere tutti i giorni una frase potente, che ci ispira, e poterla persino accendere, farla bruciare, in un modo o nell’altro condiziona in positivo il nostro inconscio: se io leggo tutti i giorni ‘Credi in te stesso’ e mando questo messaggio all’universo, dopo un po’ l’universo me lo rimanda indietro amplificato”, prosegue. “Accendere un cero, poi, è un gesto antico: per una persona cresciuta in una cultura cattolica risveglia simbolismi forti, che stanno dentro di noi da secoli. La candela è l’archetipo di un qualcosa che illumina le tenebre, un mezzo che in un certo senso ci avvicina al sovrannaturale. Anche l’oggetto ha un potere intrinseco forte: quello del fuoco, della luce. C’è una frase di Borges che amo molto in cui lui ringrazia il fuoco come uno dei beni primari dell’esistenza, elemento che nessun uomo può vedere senza uno stupore antico”.

Chiediamo allora se il nome Coreterno abbia a che fare con questo. “In qualche modo sì: volevamo qualcosa che richiamasse le nostre origini”, spiegano. “Roma si porta dietro una gravità intrinseca che è molto difficile da alleggerire: non è solo la città eterna, ma anche una sorta di cuore eterno. Qualcosa che si trasmette: un’eredità che non è solo materiale, ma proprio una propensione al bello, a un certo tipo di estetica, a una lettura istintiva di concetti complessi. Volevamo che ci fosse dentro la parola cuore per questo, e anche perché in mezzo ci siamo noi, che siamo innamorati”.

Innamorati e genitori di un bimbo, Rocco, che è nato a New York. E qui arriviamo alla seconda città fondamentale per raccontare la storia dei due, che a New York erano venuti in vacanza, e poi - visto che tutti volevano fotografare le loro magliette e chiedevano dove le avessero comprate - hanno deciso di tornare per un mese sabbatico. “Ci siamo portati un po’ di materiale - neanche sapevamo che non si poteva - e avevamo qualche contatto, qualche numero di telefono. Da lì è partito tutto”, racconta Ronchi. Quasi per caso hanno chiesto di poter esporre al mercatino Artists and Fleas, e qui sono stati notati da una giornalista del New York Post. “Ci fanno questa mini intervista. Noi pensavamo che non ci avrebbero messi, o che ci avrebbero dedicato uno spazio piccolo. Quella domenica siamo andati a comprare il giornale e lui mi diceva: sfoglia. Io sfogliavo e guardavo solo le foto piccole. A un certo punto grido: oddio! Ci avevano dato mezza pagina sul New York Post”, dice Ronchi.

E’ così che a New York sono venuti a vivere. “Fino alla nascita di Rocco, un anno fa, abbiamo abitato nell’East Village, poi ci siamo trasferiti a Williamsburg. In tutto questo, abbiamo sempre avuto uno studio per lavorare a Bushwick: in quel quartiere nessuno fa un lavoro normale”, racconta Brancato. “New York è davvero Gotham City. Uno immagina una città di vetro e invece c’è molto ottocento inglese, con queste case vecchie e inaspettate ma contaminate da vernici nere, da un’estetica quasi punk”. 

Ora, dopo aver chiuso un contratto con Kvd, distributore americano specializzato in alta profumeria e articoli di lusso che ha fatto loro la corte per due anni, sono tornati in Italia. “Rimarremo qui almeno fino al prossimo autunno. Stiamo organizzando la produzione, le nuove linee, e vogliamo allargare il nostro spettro d’azione: nasciamo con le maglie, il fashion, poi abbiamo ristretto il campo sulle candele come testa di ponte per entrare nel mercato americano”, spiega Ronchi. “Ora però vogliamo ampliare nuovamente le nostre creazioni: stiamo disegnando una linea di accessori in pelle e di borse”.

Tenuto conto di queste ultime novità e delle linee attuali (oltre alle candele ci sono i gioielli e le stampe), Ronchi e Brancato contano di far crescere il business del 25 per cento l'anno, ci spiegano. "Per il momento puntiamo soprattutto sul mercato statunitense, ma senza dimenticare l'Italia e soprattutto l'Europa, che per ingranare davvero hanno bisogno vitale del volano americano", dicono.

E proprio in Italia sarà possibile vedere a breve tutte le linee (comprese le novità): Coreterno dal 22 al 25 settembre esporrà all’interno del Salone White, un’importante vetrina di moda e design che si tiene durante la Fashion Week milanese. “Ci troviamo in una fase di grande transizione: stiamo diventando sempre più grandi. Ormai lavoriamo tutto il giorno, con tanti fusi orari diversi: Roma, New York, Los Angeles”, spiega Ronchi. “Finché eravamo a New York facevamo tutto a mano. Ora abbiamo la fortuna di poter contare sul sostegno delle più grandi cererie europee, cererie centenarie che si sono innamorate del nostro progetto e ci hanno assistito anche per quanto riguarda la tecnica”.

Un sapere antico, tecniche moderne ed estetica punk, l’incanto ancestrale della fiamma che brucia e il potere della parola: questi sono gli elementi di Coreterno, insieme all’amore che unisce Ronchi e Brancato. "Ogni candela è il risultato di molti errori, sacrifici, bruciature, pazienza, notti insonni, mani sporche e gioia infinita", recitano le istruzioni su ogni confezione. "Per favore, non trattatele come se fossero solo cera".

 

 

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