Abbiamo provato a trovare le dieci cose per le quali vale la pena di vivere in America, adesso alziamo il tiro con dieci cose per le quali vale la pena vivere in Canada. Anche in questo caso è un puro esercizio di discussione e un invito a dirci quello che pensate sulla pagina di Solo Andata su Facebok.
- E’ un Paese civile. Come spiega Daniela Sanzone: i canadesi rispettano le leggi, pagano le tasse, fanno la fila, non fanno i furbi, sono gentili, non urlano né insultano, non superano il limite di velocità, non parcheggiano in doppia fila.
- La carne affumicata
- Il multiculturalismo c’è per davvero. Il Canada, come gli Stati Uniti, è un paese giovane, fatto di immigrati arrivati da ogni angolo del mondo. Ma è un mondo diverso dal ‘melting pot’ all’americana dove l’origine si perde in nome di una identità nuova. In Canada la diversità e la salvaguardia della cultura e della lingua degli immigrati sono tutelate da leggi dello Stato, come fossero parchi naturali. Nelle scuole essere figli di immigrati è un vantaggio, non un handicap: “sono i ragazzi "solo" anglosassoni a sentirsi obbligati, per apparire "cool", a fingere di avere una parentela italiana, portoghese o giamaicana”.
- E’ un Paese di una bellezza mozzafiato. Dai paesaggi infiammati di colori dell’autunno (quando l’albero nazionale, l’acero, si tinge di rosso), a i laghi ghiacciati attraversati con una slitta trainata da cani, al quartiere latino di Montreal, all’alba sull’oceano della Nova Scotia, a Vancouver, con il suo mare e le sue montagne.
- Lo sembra, ma il Canada non è l’America. Alla tv ci sono gli stessi programmi, al supermercato sono in vendita gli stessi prodotti, nei centri commerciali ci sono gli stessi negozi, al cinema gli stessi film. Sono così simili che è un argomento da barzelletta: negli Stati Uniti ci sono bandiere dappertutto perché gli americani sono patriottici, in Canada ci sono bandiere dappertutto per ricordare ai canadesi che non vivono negli Stati Uniti. Ma i due Paesi sono profondamente diversi nel carattere e nella sostanza. Il multiculturalismo, le politiche per l’integrazione, l’esistenza di un sistema sociale e sanitario pubblico all’europea, una tradizione politica fondata sul multilateralismo e una forte antipatia per le guerre, l’assenza quasi assoluta di crimine. Tutto questo va sommato al punto 1 del quale, forse, è una conseguenza.
- Il freddo. Meno venti quasi tutto l’inverno, meno trenta spesso, meno quaranta qualche volta. Può sembrare una vita impossibile, un motivo per fuggire ai tropici o per costruire città sotterranee (e by the way, sia a Toronto che a Montreal tra metropolitana, tunnel e gallerie di grandi magazzini si può camminare per ore senza mettere il naso all’aperto) ma in realtà ci si abitua. Anche in pieno inverno le ragazze canadesi vanno a ballare con i tacchi a spillo e gonne corte, in barba a ghiaccio e neve. Si guida senza catene anche in mezzo alle tormente di neve, si esce con una maglietta e un giaccone pesante: i locali e le case sono caldi, i tempi dei trasferimenti misurati e accorti. E poi c’è ‘il primo giorno di primavera’, cioè il primo venerdì sera con la temperatura salita sopra lo zero, le città esplodono in una festa spontanea e collettiva e ti sembra d’essere ad Ibiza in agosto.
- Montreal. Per chi abbia vissuto qualche anno in Nord America, con poche occasioni di tornare in Europa, Montreal ha un sapore particolare. La città più grande del Quebec, la provincia francofona del Canada, ha un carattere tutto suo. A Montreal il punto numero 1 si applica al 50%: qui si urla, si fa i furbi, si parcheggia in doppia fila e si alza la voce come fosse un Paese del mediterraneo.
- I bagel
- L’Hockey. Passare una notte in uno dei templi, a Toronto per una partita dei Maple Leaf, o a Montreal a vedere i Canadiens, è uno spettacolo che lascia senza fiato. Costa un occhio della testa, e trovare biglietti è difficilissmo ma oh boy oh boy. L’inno canadese cantato sul ghiaccio, il rumore delle lame del goalie che graffia con una danza rituale lo specchio davanti alla porta, il rumore secco del disco sul bastone, il plexiglas che vibra a suon di spallate, l’euforia colpevole che ti prende quando due giocatori si tolgono i guanti e fanno a botte - è quasi sempre uno spettacolo coreografato, con wrestler navigati come protagonisti, la canzone di Stompin’ Tom Connors
- Ad essere italiani in Canada, ci si sente come Gulliver a Lilluput. Abbiamo detto che essere nuovi arrivati è “cool”, bene avere origini italiane è “extra cool” ed essere addirittura nuovi arrivati dall’Italia è “mega cool”. Sarete piccole rockstar anche senza cantare. Go figure.














