Le forze speciali statunitensi vogliono espandere la loro presenza e influenza nel mondo. L'ammiraglio William McRaven, che guida il Comando delle operazioni speciali (Socom), preme per avere un ruolo più ampio per le sue unità d'elite, che tradizionalmente operano negli angoli 'oscuri' della politica americana all'estero. Lo riporta il 'New York Times'. L'intenzione è quella di ottenere maggiore autonomia nel disporre le sue forze dove più c'è bisogno e di portarle in regioni 'dimenticate' negli ultimi decenni, soprattutto in Asia, Africa e America Latina.
Un progetto già in passato osteggiato dal dipartimento di Stato e dai comandanti regionali, che temono di perdere la propria autorità. Dubbi sull'operato delle forze speciali arrivano anche dagli ambasciatori nelle zone di crisi, contrari a missioni che sono a volte percepite come una minaccia dalle autorità del Paese, come successo in Pakistan con Bin Laden.
Il Comando è già sicuro di ottenere un budget più ricco, al contrario di altri settori militari, ma nessuna decisione è stata presa sulla possibilità di allargare il suo raggio d'azione. Una proposta in linea con le nuove strategie di guerra, in un'epoca in cui il budget, il numero di soldati e il sostegno popolare sono in continua diminuzione. Secondo questo nuovo modello, un ampio numero di soldati delle unità speciali – fino a 12.000 – sarebbe dispiegato in tutto il mondo. Ma non si tratterebbe di una "guerra totale al terrorismo guidata dal Socom" ha dichiarato McRaven, in una breve intervista rilasciata la scorsa settimana, "si tratta di dare un apporto migliore".
Nell'ultimo decennio, più dell'80% delle forze speciali è stato dispiegato in Medio Oriente, ma gli uomini del Comando sono stati portati in più di 70 Stati. Al momento, il Comando ha a disposizione 66.000 persone, contando militari e personale civile: il doppio rispetto al 2001. Il suo budget ha raggiunto i 10,5 miliardi di dollari, rispetto ai 4,2 del 2001 (dati aggiustati all'inflazione).














