Le mille vite e le mille torte di Sissi Legziel


La mamma degli italiani a New York invade Los Angeles con i suoi dolci


14.09.11

17:51

Sissi Legziel fa bandiere a stelle e strisce con fragole e panna, quadri di frutta fresca, monumentali torte azzurre infiocchettate. Oggi fa la pasticcera a Los Angeles, ma Sissi non è persona da definizioni: di carriere e vite ne ha già vissute tante. Giornalista, direttrice, editrice di riviste a Milano, poi mamma adottiva di un'intera comunità italiana a New York, broker di real estate.

Oggi sessantatreenne, Sissi è nata in Libia e ha vissuto in Italia dal 1955. Fino a qualche anno fa era una tradizionale - iper attiva, iper sicura, iper creativa, ma pur sempre tradizionale signora milanese. Borse e vestiti griffati, estate a Forte dei Marmi, inverno a Cortina. Poi la figlia Micol, diciottenne, mollò gli studi avviati alla Bocconi per New York, prima a fare la baby-sitter, poi la prestigiosissima scuola di recitazione Lee Strasberg Institute. "A forza di venirla a trovare, mi sono convinta che ci potevo provare anche io, avevo capito che, negli Stati Uniti, le possibilità sono uguali per tutti". In parte cuore di mamma, in parte voglia di nuova avventura, Sissi decise di partire.

"Credo di essere una delle poche mamme ad avere fatto un passo del genere . Così sono diventata la mamma (Mamma Sissi) di tutti questi ragazzi, di cui sono orgogliosissima, che hanno lasciato l’Italia e le sue comodità per tentare questo famoso sogno americano". A NewYork, Sissi non è rimasta ferma, ha continuato a lavorare alle sue riviste, ha fatto l'esame di broker per diventare operatore real estate. Poi un giorno, si è messa ai fornelli a cucinare la torta preferita della figlia. "Caprese: torta di cioccolato e mandorle, ma senza farina!" Micol era di fretta, stava andando al cinema. Non volendo perdere il dolce favorito, se ne portò dietro una fetta. E al cinema ne fece assaggiare un pezzo ad un amico, che riconobbe subito la mano di un talento.

L'amico era Enrico Proietti, romano proprietario dei ristoranti newyorchesi Baraonda, Per Lei, Bella Blue e Ciaobella. Innamoratosi delle torte di Sissi, le propose di iniziare a cucinarle per i suoi locali. "Da li è iniziato il tam tam, i ristoranti italiani me la richiedevano sempre di più, si è sviluppato un bel business. Ho trovato un posto in Queens dove fanno un servizio di laboratorio. E ho iniziato a fare torte per Ciaobella, Silvano, Uva, Lozzo…".

Una carriera sorprendente per qualcuno che, da sua ammissione, "in cucina non è che abbia mai passato molto tempo". Però le torte, quelle sì, Sissi ha sempre amato farle. "Quando come editore andavamo alle fiere, portavo sempre qualche torta". Ma mai avrebbe pensato di farne una carriera. L'America le ha dato il via. "Qui Tutto è possibile e anche se fai un mestiere che in Italia non è considerato chic e se normalmente usavi vestirti con borse Chanel e giacche di re Giorgio (Armani), ti rendi conto che tutto ciò qui non è assolutamente importante. In Italia tutto è limitato, è tutto schematizzato, da un'età all'altra devi fare questo o quest'altro, in certi mesi devi fare le vacanze. Qui davvero respiri la vera libertà di essere e fare ciò che vuoi. Ma sempre con il rispetto della legge, perché qui ti puoi sentire davvero libero, ma la legge qui esiste davvero".

Se la carriera di pasticcerà newyorchese era avviata, da qualche mese, l'iperattiva Sissi ha dato una nuova svolta. Questa volta la scelta è stata Los Angeles. "New York è per i giovani, io sono molto hollywoodiana, poi mi ero stufata di camminare sempre, volevo guidare". L'anno scorso in estate ha incontrato degli amici di Milano che abitavano qui. E si è decisa. "Se a New York ero la mamma di tutti, qui posso essere l'amica di tutti".

Impegnata nel trasloco, ma sempre con la pasticceria in testa, Sissi si è subito data da fare e ha già preso accordi con alcuni dei ristoranti italiani più vip. Il progetto è trovare un laboratorio e andare avanti, sia con i ristoranti che con il catering per eventi privati. Sicura di trovare palati pronti ad apprezzare le sue creazioni. "C'è la Caprese, poi faccio la bandiera americana con crema pasticcera e fragole, i baci di Alassio, la Chanel, cioccolato e crema. E poi le crostate, che quelle di qui se ne mangi una fetta ti viene il diabete, le mie sono un'altra cosa. Per me le mie torte hanno avuto successo perché non sono così dolci. Io metto metà dello zucchero che è nella ricetta". A New York ha funzionato, ora la cioccolatosa avventura continua a Los Angeles.

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