Le pubblicità del Super Bowl sono un buon investimento?

Secondo diversi studi non fanno aumentare le vendite, ma fanno crescere la popolarità di un marchio. E poi sono creative e belle, quasi come un film

Domenica ci sarà il più importante evento sportivo e televisivo degli Stati Uniti: il Super Bowl, che vedrà più di 100 milioni di persone guardare la partita tra New England Patriots e Philadelphia Eagles. Tuttavia lo show ha un'altra caratteristica fondamentale: prevede un enorme numero di spettatori non interessati al football americano, ma solo alle pubblicità che saranno trasmesse nel corso degli intervalli. Lo scontro non è solo tra le due squadre ma soprattutto tra le aziende americane che pagano milioni di dollari per pochi minuti di pubblicità.

Ecco alcuni numeri

5 milioni di dollari: è il prezzo di uno spot da 30 secondi. Una pubblicità durante gli Oscar costa 2-2,5 milioni di dollari.

111,3 milioni: il numero di persone che hanno visto la partita l'anno scorso.

5,4 miliardi: il costo delle pubblicità nei 52 anni di Superbowl (senza aggiustamento dell'inflazione).

102: numerod degli spot nel 2017, quello con il maggior numero di pubblicità della storia.

Un po' di storia. La pubblicità più iconica della storia del Super Bowl è quella di Coca Cola del 1979,  Hey, kid, catch! in cui un bambino di 9 anni condivide la sua bibita con il giocatore dei Pittsburgh Steeler,  Joe Greene.

Anche se il Super Bowl è diventato quello che è nel 1983, quando Apple presentò la sua pubblicità del Mac, ispirata al 1984 di George Orwell. Da quel momento tutti i marchi iniziarono a trattare i loro spot come degli eventi spesso slegati alla vendita commerciale di un prodotto, ma soprattutto come dei film blockbuster.

Da quel momento McDonald’s,  Snickers, Budwiser, Volkswagen hanno investito sempre più in spot in cui il principale ingrediente era la creatività.

Ma Quartz si chiede quanto questi spot, oltre all'elemento artistico, siano un investimento valido per le aziende. Un'analisi di Ad Age svolta su pubblicità del 2012 e 2013 ha mostrato come non abbiano fatto aumentare le vendite, anche se hanno fatto crescere la conoscenza di un prodotto o di un marchio. Un'altra analisi di Genesis Media mostra come il 75% delle persone non si ricorda le pubblicità tra un anno e l'altro. 

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